Premio Deledda a Vanessa Roggeri e Gustavo Zagrebelsky
Nuoro, riconoscimento anche a Scianna per il romanzo “Cose più grandi di noi”
NUORO. Nuoro ritorna con la forza della qualità a pretendere il suo posto di città della cultura. Ieri è stata la giornata dell’assegnazione del Premio Grazia Deledda, evento storico nato nel 1952 per volontà degli eredi del premio Nobel e arrivato, tra interruzioni per motivi diversi, ai giorni nostri con un obiettivo: riaffermare, come fece Grazia, che anche dalla provincia più lontana si può parlare e interpretare il mondo con profondità. La XIII edizione del premio, presieduto da Alberto Asor Rosa, è stata trasmessa in streaming sul sito della Nuova Sardegna con un ottimo seguito di pubblico.
Il premio per la sezione Narrativa – presieduto da Aldo Maria Morace dell’università di Sassari – è andato a Vanessa Roggeri per il romanzo “La cercatrice di corallo” edito da Rizzoli. Vanessa Roggeri è nata a Cagliari, dove si è laureata in Relazioni Internazionali, il suo gusto per la narrazione ha radici antiche, magiche e misteriose. Un filo con la memoria che viene riallacciato e in cui “La cercatrice di corallo” è la terza perla dopo “Il cuore selvatico del ginepro” (Garzanti 2013), e “Fiore di fulmine” (Garzanti 2015). Attività letteraria riconosciuta nel l 2018 con il Premio di Letteratura e Giornalismo Alghero Donna. Vanessa Roggeri è una delle più attive opinioniste della Nuova Sardegna.
«Vanessa Roggeri chiude una sorta di trittico narrativo giungendo al suo esito più coinvolgente e maturo – scrive la giuria nelle motivazioni– . A dominare è il mare sardo: specchio che raccorda all’immensità della storia e del mito, orizzonte fisico e simbolico che traduce l’interezza del ciclo vitale nel suo moto di flussi e di ritmi, racchiudendo una Sardegna mitica e vendicativa, selvaggia e maestosa, di irresistibile fascinazione. Si dipanano storie di anime, di anime appenate, di odii incrollabili e di un amore contrastato ma inestirpabile: vite deleddianamente intrecciate, fra tradizione e modernità, attorno a Regina, donna equorea e terrestre in cui vibra il riscatto dal male esistenziale che rende feroci».
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Sempre per la narrativa è stato premiato Giorgio Scianna per il suo “Cose più grandi di noi” (Einaudi, 2019) con queste motivazioni: « Scianna torna a interrogarsi e a interrogarci, con narrazione sapiente, sulle pagine oscure del terrorismo, sul prezzo di dolore pagato da coloro che l’hanno vissuto – dall’interno ma inconsapevolmente – e che se ne sono poi dissociati, pur senza denunciare i compagni di lotta. Margherita, la diciottenne che percorre questo amaro itinerario di formazione, adempie splendidamente nel romanzo al compito primario della letteratura, che è quello di una conoscenza scaturente dalla coscienza dell’ingiustizia. In uno spazio claustrofobico Margherita convive con i demoni che le urlano dentro, soprattutto quando mettono in pericolo il fratello; e Scianna ne penetra l’interiorità lacerata con una scrittura al tempo stesso ferma e delicata, di intensa forza penetrativa».
A Gustavo Zagrebelsky una grande personalità del pensiero giuridico, insigne costituzionalista e accademico è andato il riconoscimento per la saggistica, Attilio Mastino presidente della commissione, per il suo “Diritto allo specchio”. «Un premio che mi ha gratificato perché prestigioso – ha detto Gustavo Zagrebelsky alla Nuova –, ma mi ha anche intenerito. Mi ha ricordato alcuni degli anni più belli della mia vita, quelli in cui cominciavo all’università di Sassari la mia carriera accademica. Un periodo bello, non solo per le gratificazioni del lavoro e la vita accademica, ma specialmente per le relazioni speciali di amicizia che sono nate nell’isola. Mi piace ricordare il rapporto con Manlio Brigaglia, Pietrino Soddu, Lio Mura, Piero Sanna, Paolo Dettori, il cui figlio Fulvio fu tra i miei collaboratori, ma anche quello con andamento alternativo, ma senza mai un’interruzione, sempre ricco di stimoli con Francesco Cossiga.
«La Sardegna è una terra che amo – conclude Zagrebelsky –, avrei voluto partecipare personalmente al Premio, cosa che non si è realizzata per le problematiche legate al Covid. Mi sarebbe piaciuto in occasione del viaggio a Nuoro prendermi anche qualche giorno per visitare la Sardegna più interna e più vera. Quella in cui “anche il miele è amaro”. Mi riprometto di farlo comunque appena possibile».
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