protagonista del primo volume
Francesco Ciusa, l’anima millenaria della terra dei pastori
Figlio di Giacomo e di Giovanna Guidacciolu, Francesco Ciusa, protagonista del primo volume della seconda serie della collana “I maestri dell’arte sarda” in edicola con la Nuova venerdì 29 gennaio a...
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Figlio di Giacomo e di Giovanna Guidacciolu, Francesco Ciusa, protagonista del primo volume della seconda serie della collana “I maestri dell’arte sarda” in edicola con la Nuova venerdì 29 gennaio a 7,50 euro oltre il prezzo del quotidiani, nacque a Nuoro il 2 luglio 1883. Scultore e disegnatore, fu considerato dai contemporanei l’aedo di una Sardegna arcaica legata alla cultura agropastorale. Il suo linguaggio plastico, per nulla accademico, sorge e prende ispirazione dal dramma storico del suo popolo. “La madre dell’ucciso”, presentata in gesso alla Biennale di Venezia del 1907, offre una sconcertante analogia con il bronzetto dell’epoca nuragica detto “La madre”, che il Ciusa ignorava, allacciandosi alla tradizione culturale anticlassica sarda. La donna, modellata in un blocco quasi cubico, sembra significare nella sua immobilità il destino dell'isola. Lo stesso senso di rassegnazione e di fatalismo pervade altre opere, come il “Nomade”, “Dolorante anima sarda”, “Il Cainita”. Si discostano invece da queste, persino nei contenuti, pur appartenendo agli stessi anni, alcune sculture come “Il pane”, “La filatrice” e il “Dormiente”, un bambino in atto di sereno e sognante riposo.
Una seconda fase dell'attività scultorea di Ciusa coincide con la composizione dell’ “Ucciso”: un pastore morto, disteso in croce sul dorso delle sue pecore; il gesso fu esposto nel 1922 alla Biennale di Venezia e fu distrutto da un bombardamento nel 1943. Per le linee allungate e per l’evidente simbolismo, per il dolore più rappresentato che sentito, essa si differenzia dalla essenzialità delle prime sculture. L’“Ucciso” marca il distacco di Ciusa dalle origini culturali e storiche sarde e il suo passaggio a un certo cosmopolitismo espresso in opere come “Il bacio”, “Verso l'ideale”, il “Monumento ai caduti di Iglesias” o “La Madonna del combattente”, di tono e sapore retorico. Emergono, tuttavia, in questo nuovo clima, altre due opere significative di Ciusa: “Anfora sarda” e il Fromboliere”, che sono a metà tra l'espressività della prima maniera e il decadentismo della seconda.
Una seconda fase dell'attività scultorea di Ciusa coincide con la composizione dell’ “Ucciso”: un pastore morto, disteso in croce sul dorso delle sue pecore; il gesso fu esposto nel 1922 alla Biennale di Venezia e fu distrutto da un bombardamento nel 1943. Per le linee allungate e per l’evidente simbolismo, per il dolore più rappresentato che sentito, essa si differenzia dalla essenzialità delle prime sculture. L’“Ucciso” marca il distacco di Ciusa dalle origini culturali e storiche sarde e il suo passaggio a un certo cosmopolitismo espresso in opere come “Il bacio”, “Verso l'ideale”, il “Monumento ai caduti di Iglesias” o “La Madonna del combattente”, di tono e sapore retorico. Emergono, tuttavia, in questo nuovo clima, altre due opere significative di Ciusa: “Anfora sarda” e il Fromboliere”, che sono a metà tra l'espressività della prima maniera e il decadentismo della seconda.
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