Un poliziotto nella Napoli anni Trenta
di Nicoletta Tamberlich
Domani su Rai1 il debutto di Lino Guanciale nella serie “Il commissario Ricciardi”
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ROMA. Una potente contaminazione di generi - poliziesco, mystery e melò - per un racconto coinvolgente che, sullo sfondo di una Napoli negli anni Trenta del fascismo, indaga sul senso ultimo della vita e del dolore. Lino Guanciale, 41 anni uno degli attori più richiesti e amati dal pubblico di cinema e tv (reduce dai successi dell’ultima stagione de L’Allieva, La Porta Rossa, Non Dirlo al mio Capo), torna su Rai1 il 25 gennaio e presta volto, voce e movenze al Commissario Ricciardi, la serie (produzione Clemart-RaiFiction) tratta dai romanzi di Maurizio De Giovanni (editi da Einaudi), con la regia di Alessandro D’Alatri (I Bastardi di Pizzo Falcone). La fiction, è stata scritta dallo stesso giallista napoletano con gli sceneggiatori Salvatore Basile, Viola Rispoli e Doriana Leondeff. «Ricciardi – dice Guanciale – ha un dono ereditato dalla madre che nessuno conosce, di raccogliere gli ultimi pensieri delle vittime di una morte violenta. Peculiarità che se da un lato è utile nelle indagini, dall’altro lo tormenta come uomo. Il suo sguardo sul mondo è la chiave di tutto». È, prosegue, «un personaggio che ritengo un autentico privilegio aver potuto interpretare, nel quale spero di aver dato il mio meglio. A causa del suo fardello, si isola ma è una difesa anche per le persone cui vuole bene».
Napoli fa da sfondo alle storie e all’animo di Ricciardi, non cerca l’amore, ma incontra due donne, diversissime: la maestra Enrica (Maria Vera Ratti) e Livia (Serena Iansiti), mentre la tata Rosa (Nunzia Schiano) gli consiglia di sposarsi per non pagare la tassa sul celibato. Si fida solo del brigadiere Maione (Antonio Milo), che ha come confidente Bambinella (Adriano Falivene), e del medico legale Modo (Enrico Ianniello), antifascista che rischia la vita. Nel cast de “Il commissario Ricciardi” Peppe Servillo, Fabrizia Sacchi, Mario Pirrello e Marco Palvetti.
Interviene il regista D’Alatri, che ha messo in campo tra attori di ruolo e comparse oltre 350 attori: «Questa è una città che si presta a questa ambientazione anche se abbiamo girato anche a Taranto ricostruendo una parte dei vicoli. Non dimentichiamo il rapporto tra i vivi e morti che c’è sempre tra i cittadini partenopei, fatto di grande naturalezza, sul quale ci sono bellissime storie e leggende». E poi la cultura, i grandi attori, i musei, la musica. «Come gli anni Trenta che rappresentiamo. Anche la moda era particolare, e così lo sono i costumi che abbiamo scelto».
Napoli fa da sfondo alle storie e all’animo di Ricciardi, non cerca l’amore, ma incontra due donne, diversissime: la maestra Enrica (Maria Vera Ratti) e Livia (Serena Iansiti), mentre la tata Rosa (Nunzia Schiano) gli consiglia di sposarsi per non pagare la tassa sul celibato. Si fida solo del brigadiere Maione (Antonio Milo), che ha come confidente Bambinella (Adriano Falivene), e del medico legale Modo (Enrico Ianniello), antifascista che rischia la vita. Nel cast de “Il commissario Ricciardi” Peppe Servillo, Fabrizia Sacchi, Mario Pirrello e Marco Palvetti.
Interviene il regista D’Alatri, che ha messo in campo tra attori di ruolo e comparse oltre 350 attori: «Questa è una città che si presta a questa ambientazione anche se abbiamo girato anche a Taranto ricostruendo una parte dei vicoli. Non dimentichiamo il rapporto tra i vivi e morti che c’è sempre tra i cittadini partenopei, fatto di grande naturalezza, sul quale ci sono bellissime storie e leggende». E poi la cultura, i grandi attori, i musei, la musica. «Come gli anni Trenta che rappresentiamo. Anche la moda era particolare, e così lo sono i costumi che abbiamo scelto».
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