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Letizia Battaglia, una vita tra impegno e bellezza

Letizia Battaglia, una vita tra impegno e bellezza

“Mi prendo il mondo ovunque sia”, la grande fotografa siciliana si racconta  attraverso le foto dei suoi straordinari reportage, con il testo di Sabrina Pisu

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Passione è il leitmotiv, la parola chiave dell’intera esistenza di Letizia Battaglia. Una passione declinata in varie forme, e sempre riversata senza risparmio tanto nella vita privata quanto nella vita professionale e pubblica. La fotografa racconta di sé, delle sue cadute e risalite, del suo lavoro, di Palermo e della mafia nella prima metà, autobiografica, di “Mi prendo il mondo ovunque sia” (Einaudi, 268 pagine, 19 euro), per venire poi raccontata nella seconda metà dalla coautrice del volume, la giornalista Sabrina Pisu. Il sottotitolo ci consegna altre fondamentali parole chiave per la Battaglia, ovvero “impegno civile” e “bellezza”. Sua infatti, a lungo, la documentazione per immagini più impressionante dei crimini di mafia e della conseguente scia di sangue che ha segnato il capoluogo siciliano.

Due gli scatti indimenticabili: nel primo vediamo l’attuale Presidente della Repubblica accogliere tra le braccia il fratello Piersanti, all’epoca (era il gennaio del 1980) Presidente della Regione Sicilia, appena ammazzato dai sicari di Cosa Nostra; nel secondo un omicidio multiplo con tre figure che, all’interno di un anonimo appartamento (le piastrelle a cubo, i posacenere sul tavolino, una Carmen Russo seminuda che ammicca da un poster), paiono nel mezzo di una rappresentazione teatrale: se non sapessimo che si tratta di cadaveri.

Da ricordare che all’impegno civile Letizia Battaglia ha unito anche quello della politica attiva: nella felice esperienza nel consiglio comunale della sua città, e poi in Regione dove però, stando all’opposizione, ha sentito di non poter essere di nessun aiuto alla collettività. Barbarie, violenza, ma anche speranza e bellezza. Ecco che a un certo punto della sua carriera la Battaglia capisce di non volere (o potere) più fotografare quei morti, e prova a esorcizzare l’ossessione che hanno generato in lei accostando alle foto delle vittime di mafia dei nudi femminili, simbolo appunto di un’umanità che può rinascere a nuova vita, rigenerarsi.

Ed ecco la bellezza: da una parte le foto catturate per strada di giovanissime palermitane – celebre quella della bambina con il pallone, le sopracciglia aggrottate, le occhiaie scavate –, e dall’altra quelle di donne comuni di qualunque età che, nella più assoluta confidenza, esibiscono il loro corpo. Come a dire: un corpo è un corpo, e un tremendo errore, un’ingiustizia, è istituire gerarchie di dignità o valore. C’è uno scatto, recente, tra i venticinque riprodotti nel libro, che ritrae una donna sui quarant’anni: i seni grandi, cascanti, e cascante anche la carne delle braccia; i fianchi larghi e pieni; la cellulite nelle cosce resa ancora più evidente dalla posizione delle gambe, accavallate. Un soggetto che niente avrebbe a che spartire con la bellezza stando ai canoni della società contemporanea: e che per contro è immensamente bello proprio per la sua normalità, per la naturalezza con cui sta davanti all’obiettivo, per le braccia incrociate dietro la testa che ci parlano di accettazione e serenità. Uno schiaffo a noi tutti, specie oggi che con passività accettiamo le imposizioni di social network che sono espressione di culture sessuofobe che, passo dopo passo, stanno erodendo le nostre libertà.

“Mi prendo il mondo ovunque sia” è la testimonianza ardente di una persona, di una cittadina e di un’artista, Letizia Battaglia: da lei abbiamo solo da imparare.

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