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Mattarella ricorda Antonio Segni

Mattarella ricorda Antonio Segni

«Voleva nella Costituzione il divieto al rinnovo della carica dopo il settennato»

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ROMA. «Ricorrono centotrent’anni dalla nascita di Antonio Segni, personalità politica eminente nell'Italia della riconquistata libertà e della costruzione democratica, uomo tenace, eletto presidente della Repubblica nel maggio 1962 per un mandato che, a causa di una grave e improvvisa malattia, venne interrotto dopo poco più di due anni e mezzo». Lo afferma in una dichiarazione il capo dello Stato Sergio Mattarella.

«Segni aderì da giovane – ricorda Mattarella – al Partito popolare di Luigi Sturzo e negli anni successivi subì le conseguenze della sua coerenza antifascista. Sconfitta la dittatura, sentì forte il dovere di un impegno personale, senza riserve, nella nascente democrazia. Partecipò alla fondazione della Democrazia cristiana, ne assunse ruolo di leadership nella sua Sardegna e venne eletto deputato alla Assemblea costituente. L'esperienza parlamentare segnò profondamente la sua personalità, come non mancò di sottolineare in occasione del suo giuramento da capo dello Stato».

«I suoi incarichi di governo – ricorda ancora il presidente della Repubblica – cominciarono nel 1944 quando venne chiamato, nel governo presieduto da Ivanoe Bonomi, come sottosegretario all'Agricoltura. Ambito nel quale Segni, divenuto poi ministro, espresse le sue doti di incisivo riformatore e di uomo politico sensibile ai temi sociali: la trasformazione agricola fu una delle grandi questioni del dopoguerra italiano».

«Atlantista ed europeista – prosegue Mattarella – Segni operò per la pacificazione e la resurrezione dell'Europa dopo il conflitto mondiale. Fu durante la sua presidenza che un Papa – Giovanni XXIII – varcò la soglia del Quirinale per la prima volta dai tempi della breccia di Porta Pia, ricambiando la visita effettuata dal presidente Segni in Vaticano proprio nelle settimane precedenti l'imminente apertura del Concilio».

«Segni esercitò sempre e sino in fondo le prerogative – afferma ancora il capo dello Stato – a lui attribuite dalla Costituzione, inaugurando, per la prima volta, la facoltà di indirizzare messaggi presidenziali al Parlamento. In occasione dell'avvio della quarta legislatura Segni ritenne infatti di segnalare l'opportunità di introdurre in Costituzione il principio della non immediata rieleggibilità del presidente della Repubblica». In quella occasione Segni definiva il periodo di sette anni sufficiente a garantire una continuità nell'azione dello Stato». Una notazione, quest’ultima, che gli analisti politici hanno interpretato come un no di Mattarella al rinnovo del suo mandato presidenziale tra breve in scadenza.

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