Stefania Sandrelli e Pozzetto per il ritorno di Pupi Avati

Dall’8 febbraio su Now Tv, la piattaforma streaming di Sky, il nuovo film  del regista tratto dal libro di Giuseppe Sgarbi “Lei mi parla ancora”

Le sale sono ancora chiuse, ma il cinema continua a vivere attraverso altri canali. Quelli dello streaming, la cui crescita è stata accelerata ulteriormente dalla pandemia, ma anche della televisione. In particolare della pay tv che in Italia vuol dire Sky. Qui l’8 febbraio, sul canale Cinema, debutta il nuovo film di Pupi Avati “Lei mi parla ancora” che sarà contemporaneamente disponibile sulla piattaforma Now Tv di proprietà di Sky.

Il lungometraggio, girato in estate secondo il protocollo Covid per i set, avrebbe dovuto essere distribuito nelle sale cinematografiche ma il procrastinarsi dell’emergenza sanitaria ha spinto lo stesso regista ad accettare le lusinghe della committenza di Sky. Insomma un’opportunità per Avati, anche se altri colleghi non la pensano allo stesso modo. Basta pensare a Carlo Verdone che ha invece scelto di non “arrendersi” alle piattaforme nonostante abbia pronto il suo nuovo film da ormai un anno.

“Lei mi parla ancora” è liberamente tratto dall’omonimo libro di Giuseppe Sgarbi, il padre di Elisabetta e del più conosciuto Vittorio, che per tutta la vita ha fatto il farmacista prima di esordire più che novantenne come scrittore. Il romanzo racconta la storia d’amore tra Nino e Caterina: un amore lungo 65 anni e mai finito, neanche con la morte di lei, come scrisse lo stesso autore. «Finché morte non vi separi è una bugia. Il minimo sindacale. Un amore come il nostro arriva molto più in là. E il tuo lo sento anche da qui».

Da questo soggetto Pupi Avati ha tratto la sceneggiatura insieme al figlio Tommaso. Alla morte di Caterina, la figlia, nella speranza di aiutare il padre a superare la perdita della donna che ha amato per tutta la vita, gli affianca Amicangelo, un editor con velleità da romanziere, per scrivere attraverso i ricordi del padre un libro sulla loro storia d’amore. Amicangelo accetta il lavoro solo per ragioni economiche e si scontra subito con la personalità di un uomo che sembra opposta a lui. Ma il rapporto tra i due diventerà ogni giorno più profondo fino a trasformarsi in un’amicizia sincera.

A interpretare Nino è Renato Pozzetto in un inedito ruolo drammatico per un attore per certi versi sottovaluto che dalla metà degli anni Settanta ha interpretato numerose commedie di successo imponendosi con uno stile originale, surreale, dal tocco poetico. Avati d’altronde è uno specialista nel trasformare talenti comici in interpreti drammatici: basta ricordare quanto fatto con Diego Abatantuono con “Regalo di Natale” e persino con Ezio Greggio con “Il papà di Giovanna”.

Caterina è invece Stefania Sandrelli, un’icona del cinema italiano, inteprete di più di cento film nel corso della sua straordinaria carriera: dall’esordio nel 1961 a 15 anni in “Gioventù di notte” diretto dal sardo Mario Sequi, nello stesso anno in cui si afferma al fianco di Ugo Tognazzi in “Il federale” di Luciano Salce e ancora di più in “Divorzio all’italiana” di Pietro Germi con protagonista maschile Marcello Mastroianni, a questo nuovo lavoro di Pupi Avanti, passando per tanti altri titoli indimenticabili in cui lei ha un ruolo importante.

Nel film sono presenti diversi flashback con gli stessi personaggi più giovani. Nino ha in quelle scene il volto di Lino Musella, recentemente anche nel cast di “Favolacce” dei fratelli D’Innocenzo, mentre Caterina è interpretata da Isabella Ragonese, che dal ruolo di protagonista nel 2008 in “Tutta la vita davanti” di Paolo Virzì (liberamente ispirato al libro “Il mondo deve sapere” di Michela Murgia) è tra le attrici italiane più apprezzate. A interpretare l’editor-scrittore è un altro attore importante del cinema italiano contemporaneo come Fabrizio Gifuni. Nel film sono presenti poi altri nomi noti come Chiara Caselli, Alessandro Haber, Serena Grandi, Gioele Dix, Nicola Nocella.

Insomma un cast di prim’ordine per questo che è il film numero cinquantuno di Pupi Avati come regista. Una carriera iniziata nel 1968 con il grottesco “Balsamus, l’uomo di Satana” e segnata da film diventati di culto come “La casa delle finestre che ridono” e “Regalo di Natale”.

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