Andrea Arru ai David di Donatello
Il giovane attore di Ploaghe protagonista di “Glassboy” diretto da Samuele Rossi
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SASSARI. Andrea Arru, il giovanissimo attore di Ploaghe, ai David di Donatello per la sua interpretazione da protagonista nel film “Glass boy”, diretto dal regista Samuele Rossi e ispirato al romanzo vincitore del premio Andersen 2012 “Il bambino di vetro” di Fabrizio Silei (Einaudi Ragazzi). La pellicola prodotta da Solaria è tra le opere iscritte ai David.
“Glassboy” è un family movie per il pubblico più giovane («genere che in Italia viene spesso ignorato» sottolinea Rossi) con un cast che oltre ad Andrea Arru comprende Giorgia Wurth, Loretta Goggi, Massimo De Lorenzo, Giorgio Colangeli, David Paryla, Rosa Barbolini, Mia Polemari e Stefano Trapuzzano. Dopo aver essere stato l'unico titolo italiano in concorso al Giffoni Film Festival Winter Edition ed aver vinto un premio al Tallinn Black Nights Film Festival, “Glassboy” è arrivato dal 1° febbraio on demand sulle principali piattaforme. In parallelo, dopo la vendita in Germania, sono già in corso trattative per la distribuzione in altri Paesi. E ora per Arru potrebbe arrivare un altro riconoscimento importante: la platea dei David. Il ragazzino di Ploaghe si può già classificare come un piccolo attore professionista, nonostante abbia soltanto 13 anni. Dopo aver recitato in diversi corti di filmmaker sardi, poco prima di “Glassboy” ha preso parte anche a un’altra produzione importante come quella di “Calibro 9” (presentato in autunno in anteprima al Torino Film Festival) con la regia di Toni D’Angelo e un cast di tutto rispetto composto da Alessio Boni, Marco Bocci, Michele Placido, Barbara Bouchet, Ksenia Rappoport.
Al centro di “Glassboy” c'è Pino (Arru), 11enne costretto da una malattia ereditaria, che lo rende molto fragile, a vivere confinato in casa. Un quotidiano vissuto dal bambino, appassionato di supereroi, quasi esclusivamente circondato da adulti: come gli affettuosi genitori (Wurth e Paryla), ma anche la nonna Helena, dispotica e iperansiosa (Goggi). Tutto cambia quando Pino incontra Mavi (Barbolini), intraprendente coetanea a capo di uno dei gruppi di bambini del paese, gli Snerd.
«Volevo creare un film che coinvolgesse il pubblico e riflettesse la purezza e l'autenticità dell'infanzia», dice Rossi. Tanti i cambiamenti rispetto al libro di Silei (che ha amato molto il film), a cominciare dall'ambientazione, passata da fine '800 ai giorni nostri: «Per me – dice Rossi – l'importante era non perdere il modo autentico che ha Fabrizio di raccontare l'infanzia».
“Glassboy” è un family movie per il pubblico più giovane («genere che in Italia viene spesso ignorato» sottolinea Rossi) con un cast che oltre ad Andrea Arru comprende Giorgia Wurth, Loretta Goggi, Massimo De Lorenzo, Giorgio Colangeli, David Paryla, Rosa Barbolini, Mia Polemari e Stefano Trapuzzano. Dopo aver essere stato l'unico titolo italiano in concorso al Giffoni Film Festival Winter Edition ed aver vinto un premio al Tallinn Black Nights Film Festival, “Glassboy” è arrivato dal 1° febbraio on demand sulle principali piattaforme. In parallelo, dopo la vendita in Germania, sono già in corso trattative per la distribuzione in altri Paesi. E ora per Arru potrebbe arrivare un altro riconoscimento importante: la platea dei David. Il ragazzino di Ploaghe si può già classificare come un piccolo attore professionista, nonostante abbia soltanto 13 anni. Dopo aver recitato in diversi corti di filmmaker sardi, poco prima di “Glassboy” ha preso parte anche a un’altra produzione importante come quella di “Calibro 9” (presentato in autunno in anteprima al Torino Film Festival) con la regia di Toni D’Angelo e un cast di tutto rispetto composto da Alessio Boni, Marco Bocci, Michele Placido, Barbara Bouchet, Ksenia Rappoport.
Al centro di “Glassboy” c'è Pino (Arru), 11enne costretto da una malattia ereditaria, che lo rende molto fragile, a vivere confinato in casa. Un quotidiano vissuto dal bambino, appassionato di supereroi, quasi esclusivamente circondato da adulti: come gli affettuosi genitori (Wurth e Paryla), ma anche la nonna Helena, dispotica e iperansiosa (Goggi). Tutto cambia quando Pino incontra Mavi (Barbolini), intraprendente coetanea a capo di uno dei gruppi di bambini del paese, gli Snerd.
«Volevo creare un film che coinvolgesse il pubblico e riflettesse la purezza e l'autenticità dell'infanzia», dice Rossi. Tanti i cambiamenti rispetto al libro di Silei (che ha amato molto il film), a cominciare dall'ambientazione, passata da fine '800 ai giorni nostri: «Per me – dice Rossi – l'importante era non perdere il modo autentico che ha Fabrizio di raccontare l'infanzia».
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