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STINTINO 

La Tonnara, museo narrante

La Tonnara, museo narrante

I piccoli musei, presidio della cultura locale, non si sono dati per vinti durante l’epidemia di Covid e per non tagliare quel cordone ombelicale che li lega alle comunità del territorio hanno...

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I piccoli musei, presidio della cultura locale, non si sono dati per vinti durante l’epidemia di Covid e per non tagliare quel cordone ombelicale che li lega alle comunità del territorio hanno marcato la loro presenza con iniziative virtuali. Tra questi c’è il Mut di Sitntino, il Museo della Tonnara, attorno al quale si coagula, dall’inaugurazione avvenuta nel 2016 fino ad oggi, non solo il borgo marinaro che tanti importanti capitoli della sua storia può raccontare, ma anche tutti i “forestieri”, ormai stintinesi di adozione, per i quali il paese della spiaggia della Pelosa e dell’isola parco dell’Asinara è la loro seconda casa. Il Mut, infatti, ha partecipato, insieme con altri 150 sparsi nel Bel Paese, all’iniziativa “Piccoli musei narranti”. Da novembre 2020 alla fine di gennaio del nuovo anno, hanno prodotto settimanalmente video con letture di brani di libri, versi e altro perché i visitatori allontanati fisicamente dalle sale a causa della pandemia potessero continuare a mantenere un legame solido con queste realtà e i musei potessero raccontarsi, presentando la propria offerta con la rappresentazione di collezioni, esposizioni e percorsi museografici e, soprattutto, descrivere il loro territorio di azione e i rapporti e gli scambi intessuti, vera ricchezza dei piccoli poli di cultura.

«Una maratona che il pubblico dietro il video ha molto apprezzato – fa il bilancio Esmeralda Ughi, direttrice del Mut e nel coordinamento dell’Associazione nazionale Piccoli Musei da cui la maratona è nata –. Le visualizzazioni sono state migliaia, con feed back molto positivi. È emersa la voglia di continuare ad affermare l’importanza del nostro ruolo ma anche l’attenzione da parte dei fruitori. Per noi è stata la conferma della necessità della nostra esistenza e del grande contributo che musei che nascono dal basso, quindi con il contributo determinante dei singoli cittadini, possono dare alla diffusione della cultura e della storia locali».

“Piccoli musei narranti” si è concluso nella sua veste on line, ma non è finito. «Da questa esperienza nascerà una biblioteca digitale nella quale verrà raccolto il materiale circolato nelle sessioni settimanali di incontri – spiega Esmeralda Ughi – e che abbiamo pensato di poter condividere con le scuole, per allargare ulteriormente la platea, facendoci così conoscere anche ai più giovani».

I piccoli musei non si sentono certo figli di un Dio minore e con orgoglio rivendicano le proprie capacità di incidere, non inferiori a quelle dei grandi musei. «Perché abbiamo tutte le figure professionali e garantiamo il servizio secondo gli standard che ci sono richiesti – ricorda la direttrice del Museo della Tonnara stintinese –. Ma abbiamo anche una marcia in più perché i nostri standard di accoglienza sono allo stesso tempo meno rigidi e ciò ci consente di offrire una accoglienza personalizzata, in cui il visitatore riesce ad avere un contatto molto diretto con le iniziative che di volta in volta organizziamo, viene coinvolto in momenti di convivialità. Diciamo che si ritrova in un clima familiare, in cui i nostri fruitori trovano occasione di dialogo e di contributo alla nostra attività. E lo abbiamo potuto verificare sin dalla nascita del Mut con le donazioni che ne hanno permesso la sua costituzione e con il bellissimo esperimento chiamato “Raccogli la memoria”, nel corso del quale c’è stata una grande partecipazione della collettività nel renderci disponibile materiale fotografico storico su Stintino, sulla Tonnara, luogo antropologico su cui si sono potute riannodare vicende del passato della comunità».

L’unico ostacolo da combattere è la carenza di finanziamenti sicuri sui quali poter progettare il futuro. «Un passo avanti si è fatto di recente con il bando del ministero dei Beni culturali che per la prima volta ha previsto un sostegno specifico per le piccole realtà – fa sapere Esmeralda Ughi –. È scaduto il 25 gennaio e ha avuto, non a caso, una grandissima partecipazione. Finora invece le risorse per noi finivano nel grande calderone dei fondi a cui attingevano tutti. In Sardegna è un problema molto sentito perché se non intervengono i Comuni, e molti devo dire che sono sensibili al tema, senza risorse non si può lavorare. E allora è necessario un nuovo approccio. L’Unione Europea mette a disposizioni consistenti finanziamenti, ma occorre saperli sfruttare. E poi fare rete tra noi. Una parola forse abusata, ma in cui dobbiamo credere. Bisogna investire sulla cultura. Ne abbiamo bisogno per far crescere il Paese, non è un settore di serie B».

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