La Nuova Sardegna

la recensione dello scrittore 

De Cataldo: «Poesia del naufragio Lui e Cohen due anime gemelle»

di Giancarlo De Cataldo
De Cataldo: «Poesia del naufragio Lui e Cohen due anime gemelle»

Racconta una fiaba persiana che un giorno un uomo incontrò un folle che parlava all’Oceano. Gli andò vicino e gli chiese: che stai facendo? Pensi che l’Oceano ti risponda? No, rispose il folle, gli...

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Racconta una fiaba persiana che un giorno un uomo incontrò un folle che parlava all’Oceano. Gli andò vicino e gli chiese: che stai facendo? Pensi che l’Oceano ti risponda? No, rispose il folle, gli recito delle poesie. E quando mi sarò stancato, o non ci sarò più, qualcun altro prenderà il mio posto. Vedi, amico mio, l’Oceano è come una bestia feroce. Solo la poesia ha il potere di placarlo. Per questo deve sempre esserci qualcuno che lo tiene a freno con il verso. E quando non ci saranno più poeti, l’Oceano ci sommergerà.

Quando ho conosciuto Marcello Murru ho pensato subito a lui come a quell’uomo davanti all’Oceano. Mi era successo un’altra volta, in passato. Quando mi ero imbattuto in Leonard Cohen. Ecco. Marcello me lo ha ricordato tanto. Per quel suo sapersi destreggiare fra i registri sentimentale, erotico, ironico, fra la vita e la morte, fra la carne e la meditazione, fra il senso della trasgressione e quello della divinità. Per quella comune consapevolezza che la sconfitta è l’unica condizione autentica che è consegnata da un qualche dio bizzarro (o da chi per lui, pensatela come vi pare) a noi mortali. E che da come affronti la sconfitta si capisce se hai dentro di te qualcosa che ti rende degno, lirico, puro.

Questo è Marcello Murru. Un poeta in musica che maneggia con l’oro e la maestria della parola cantata l’arte di navigare nella sconfitta. E, se vogliamo parlare di influenze, come non citare quella di un altro grande maestro, Paolo Conte: quanta sensualità delle vite disperate, nei versi di Murru. In questo suo “Diavoli storti”, disco maturo, succoso, ora dolente, ora sarcastico, con la complicità fra l’aspro e il suadente di Valerio Vigliar, ci offre l’esempio forse più completo della sua arte, attraverso nove brani nei quali ritorna, magnificamente definito, il suo mondo di sempre: quello di “Attraversami il cuore” e di “Testaccio”, per citare due pezzi, ancora bellissimi, di qualche anno fa.

Sì, c’è tutto Murru in questo disco. Ci sono tutte le sue ossessioni ricorrenti: la pioggia, la bellezza, certi giochi aguzzi di parole che ti riportano alla sua Sardegna. C’è quando piove sui vivi e sui morti, e su tutti i diavoli storti. C’è quando ci spiega che a volte anche il cielo fa degli errori imperdonabili. C’è perché è assolutamente vero che si vive in digitale e si muore in analogico, e un sottile dispiacere ogni giorno mi assale. C’è perché sappiamo che, sì, gli ultimi arriveranno primi, ma non sapranno che farsene. C’è perché si muovono tutti come naufraghi di una nave fantasma sulla riva di un mare tradito.

Ci sono tanti altri Murru da scoprire. Qualcuno lui se lo nasconde, lo custodisce gelosamente. So solo che è difficile volare o farsi largo se soffri di vertigini, canta, e ogni abbandono ritrova il suo passo lungo un cammino di numeri. E l’Oceano è placato. Ma, ripensandoci, perché poi dovremmo limitarci a tenerlo buono, l’Oceano? Perché il nostro compito dovrebbe essere quello di imbrigliare la sua possanza, e non di scatenarla, invece? Forse l’oceano si annoia, e per questo serve un poeta, per tenerlo desto, non per addormentarlo. Per affascinarlo, cosa che a Marcello riesce benissimo. Perché il nostro cuore si unisca finalmente a quello grande e bizzarro delle onde, e, insieme, danzamos liberos.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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