Bonnanaro, quel broccato era lo stendardo di guerra Gonzaga

In un libro Francesca Pirodda ne ricostruisce la storia: da bandiera a paramento sacro

BONNANARO. Una fotografia della parrocchiale di San Giorgio a Bonnanaro, e subito è scattata la molla. Era l’anno 2000, l’anno del Grande Giubileo, lo spartiacque tra Millenni. «Fu il colore rosso ad attrarre la mia curiosità. Il mio entusiasmo fu tanto non solo per la preziosità e laboriosità con cui era stato confezionato il tessuto, ma anche per l’impianto decorativo e la presenza di uno stemma nobiliare individuato poi in quello di una casata italiana importante: i Gonzaga di Mantova».

È con queste parole che Francesca Pirodda riassume la sua eccezionale scoperta, ora raccontata in un libro appena pubblicato dalla Edes e dall’Ufficio diocesano beni culturali ecclesiastici di Sassari (con il contributo della Fondazione di Sardegna). “Il segno dei Gonzaga da Mantova a Bonnanaro”, il titolo; “La scoperta e il restauro del parato liturgico della chiesa di San Giorgio”, l’esplicativo sottotitolo.

«Quando ho visto quei tessuti per la prima volta, ho capito subito che erano antichi e preziosi» spiega la storica dell’Arte. Lo studio dei moduli decorativi, della tecnica di esecuzione, degli oggetti raffigurati e dello stemma araldico, hanno poi portato alla famiglia Gonzaga di Mantova e dunque agli ultimi decenni del 1500 restituendo così alla luce del sole un pezzo del Rinascimento sardo rimasto fino ad allora sconosciuto.

Nessuno, neppure a Bonnanaro, aveva mai immaginato che il parato di San Giorgio potesse custodire un segreto tanto nascosto quanto prezioso. Francesca Pirodda, invece, rigorosa e scrupolosa all’inverosimile, è riuscita a riannodare il fili della Storia grazie a questo suo «lungo viaggio... tessile», sottolinea lei stessa. È su quest’ambito artistico specifico e di nicchia, infatti, che Pirodda ha puntato da tempo tutte le energie e le attenzioni. Nata e cresciuta a Lodè, laurea in Storia dell’arte all’università di Firenze, autrice di diversi saggi, già funzionaria della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Sassari e Nuoro, prima ha fatto tappa a Bonnanaro, dal parroco don Luigi Casula e poi dal suo successore don Matteo Bonu, per vedere con i propri occhi cosa custodiva la chiesa; subito dopo è partita alla volta di un lungo pellegrinaggio, da Sassari a Cagliari, da Roma a Firenze, da Modena a Ferrara e a Mantova, per spulciare le carte degli archivi di Stato.

Per verificare e confrontare i «tessuti della famiglia Gonzaga con quelli di moltissime collezioni italiane ed estere per ricostruire la storia e l’origine» scrive monsignor Giancarlo Zichi nell’introduzione al volume. Dall’Italia, sulle rotte di Genova e Venezia, all’estero, ancora, alla ricerca di altri pezzi dello stesso tessuto nel Musée des tissus et des arts decoratifs di Lione e al Kunstgewerbemuseum di Berlino. «Il paramento ecclesiastico di Bonnanaro rappresenta un unicum europeo» è la conclusione di Francesca Pirodda. Sempre affascinata dalla bellezza e magnificenza di questi tessuti: un piviale, due dalmatiche, due pianete, tre stole, tre manipoli e un velo. Termini specialistici per indicare singole componenti della veste liturgica propria dei sacerdoti. «Velluto cesellato – spiega la storica dell’Arte –. I fili di seta rossa e bianca con laminetta d’argento mantengono ancora tutta la loro lucentezza e freschezza nonostante gli anni e nonostante in alcuni punti il tessuto presentasse diverse parti lise e consunte».

Restaurato da un laboratorio di Prato (“La tela di Penelope”) in occasione della mostra “Il Cammeo Gonzaga” tenutasi a Mantova dal 12 ottobre 2008 all’11 gennaio 2009, il parato di San Giorgio nel 2012 è stato esposto anche al Museo Mus’a al Canopoleno di Sassari. Prima ancora, nel 2006, parte dello studio era stato presentato a Napoli in un convegno internazionale. «Il parato liturgico di San Giorgio ha sempre costituito una parte importante della storia e della tradizione religiosa di Bonnanaro» evidenzia con orgoglio il sindaco del paese del Meilogu, Giovanni Antonio Carta. Ora si scopre che quei tessuti raccontano molto di più di una cerimonia solenne e particolarmente sentita dalla comunità.

Dai documenti rinvenuti in Sardegna e nella Penisola, risulta infatti che il paramento di Bonnanaro sia arrivato nell’isola portato da Sigismondo Gonzaga, nobile uomo d’armi al servizio del Re di Spagna Filippo II. Gonzaga sbarcò in Sardegna, nel porto di Torres, proveniente da Genova, nel 1574 con 2000 militari (“infantes italianos”) al seguito per combattere l’invasione dei turchi nel Mediterraneo. Sono lo storico sassarese Enrico Costa e un documento custodito nell’Archivio storico del Comune di Sassari a svelarlo. Duecento dei 2000 fanti trovarono alloggio ad Alghero, altri trecento “nel carruggio della Maddalena” a Sassari. L’analisi, le verifiche e l’incrocio dei dati inducono a «identificare nel nostro tessuto forse un telo da tenda militare portato al seguito di questo uomo d’armi, anche se non vi è traccia di questo Sigismondo Gonzaga nella genealogia principale dei Gonzaga né in quelle dei rami cadetti» è la logica deduzione di Francesca Pirodda.

«È Sigismondo Gonzaga che ha portato nell’isola il prezioso tessuto. Quale occasione migliore come quella della lotta contro il Turco: il nostro Sigismondo portò con sé gli strumenti della guerra, le insegne e lo stemma del proprio casato, come di consuetudine si soleva fare nell’epoca del Rinascimento. Come avevo ipotizzato, inizialmente, doveva essere un tessuto celebrativo; forse di una guerra». Un tessuto passato dai campi di battaglia agli onori degli altari. «A conclusione di questo lavoro – va avanti Pirodda nel suo libro (arricchito da schede, foto e un “dizionario tessile” – siamo lieti di aver dato una paternità e una provenienza al parato, di aver ricostruito come può essere arrivato in Sardegna e di avergli restituito una dignità storico-artistica. Purtroppo non si è riusciti a individuare colui che lo ha trasportato nella chiesa di San Giorgio di Bonnanaro. Forse è stato qualche illuminato parroco, come pure ad altri parroci e sacerdoti, succedutisi nei secoli a Bonnanaro, si deve il merito di averlo saputo custodire e trasmettere ai posteri. Ora – conclude Francesca Pirodda – non rimane che trovare forme e modi per valorizzare adeguatamente questo bene, prezioso per il suo grande valore artistico, culturale e religioso».

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