La Nuova Sardegna

Revenge porn, l’adolescenza diventa un gioco crudele

di Alessandro Pirina
Revenge porn, l’adolescenza diventa un gioco crudele

In onda da oggi su Raiplay i dieci episodi diretti da Laura Luchetti «Mi sono resa conto di quanto questa piaga sia diffusa tra i giovanissimi»

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Tutti ormai viviamo con lo smartphone in mano. Scattare foto e girare video viene quasi naturale, anche nei momenti più intimi. Ma capita spesso che quelle foto, quei video possano diventare armi di distruzione della persona immortalata o ripresa. Il revenge porn – oltre che un reato dall’agosto 2019 – è una pratica sempre più diffusa, soprattutto tra i giovanissimi. E non sempre parte da una vendetta amorosa. Anzi, a volte all’origine della diffusione di immagini e video personali senza il consenso dei protagonisti c’è la superficialità. L’inconsapevolezza che basta un click per distruggere la vita di una persona. Ed è proprio su questo mondo che indaga la nuova serie di Raiplay, “Nudes”, diretta da Laura Luchetti, in onda da oggi sulla piattaforma web della tv di Stato. Tre storie diverse di tre adolescenti che non si sfiorano mai ma hanno in comune una sola cosa: il revenge porn. I protagonisti sono tutti giovanissimi – Vittorio, Sofia, Ada – accomunati proprio da quel momento della vita in cui si cambia nell’intimo, improvvisamente e per sempre. Una linea d’ombra che se oltrepassata nel modo sbagliato rischia di lasciare solo macerie. C’è chi pubblica e chi viene pubblicato, chi è vittima e chi carnefice. Vittorio, Sofia e Ada sono tre facce diverse della stessa medaglia. Tre esistenze travolte dalla nudità finita sul web, unite da uno stesso dramma che si svolge sempre sul medesimo palcoscenico: la provincia bolognese.

La serie di Raiplay è un adattamento dell’omonimo teen drama norvegese. «Il nostro produttore, Riccardo Russo di Bim, si è innamorato del format originale – racconta la regista Laura Luchetti, che torna dietro la macchina da presa dopo il pluripremiato film “Fiore gemello” –. Ovviamente le linee narrative sono state modificate, sono state adattate al nostro sostrato culturale. Noi puntiamo più sull’amicizia, sul gruppo. E poi con la regia ho fatto un ulteriore adattamento, mi sono voluta sporcare le mani. L’originale norvegese è più pudico. Il nostro molto più sensuale, ma senza essere voyeuristico. In Norvegia si parla dei video ma non si vedono. Io invece li ho voluti girare per fare vedere di cosa si parla. Questa parte della sensualità e della vita emotiva è molto presente».

Per la regista romana la serie è stata anche l’occasione per approfondire una tematica di cui aveva sempre sentito parlare solo in seguito a fatti di cronaca. Su tutti quello di Tiziana Cantone, che si suicidò dopo la diffusione di alcuni suoi video intimi. «Fino ad allora conoscevo solo le cose che sappiamo tutti, nulla di più – dice ancora Luchetti –. Quando mi è stata data la possibilità di approfondire il tema mi sono resa conto che la diffusione di immagini intime è molto comune, è una piaga diffusissima tra i giovanissimi. È molto più presente di quanto pensiamo ed è sottovalutata, fino a quando non raggiunge picchi massimi che vengono alla ribalta per motivi terribili. Io mi sono confrontata con mia figlia, che ha 16 anni, i suoi amici, con i miei giovanissimi attori. Parlando con loro ho capito che le storie raccontate dalla serie non erano così lontane dal loro mondo. Ognuno conosceva qualche vittima di abusi».

“Nudes”, dieci episodi, è ambientata tra Bologna e i comuni limitrofi. «Anche quella è stata una illuminazione del produttore che aveva il desiderio di girare in una provincia non già iper rappresentata, come Milano, Roma, Napoli o Palermo. Voleva una provincia che ne rappresentasse anche delle altre. Così la scelta è caduta su Bologna. E fondamentale è stato il sostegno della Emilia Romagna film commission». Protagonisti della serie sono tutti attori giovanissimi, la maggior parte alle prime armi. «A parte Nicola Maupas, Fotinì Peluso e Giovanni Maini, che hanno già qualche esperienza alle spalle – dice Luchetti – gli altri sono esordienti che ho trovato per strada, nelle palestre. A Bologna ho fatto un casting di 2-300 ragazzi. Ma io sono specializzata in non attori: anche Anastasiya Bogach e Kallil Kone, protagonisti di “Fiore gemello”, erano esordienti».

Proprio “Fiore gemello” è stato il film che ha legato Laura Luchetti alla Sardegna. Un piccolo gioiello cinematografico interamente girato nel sud dell’isola – nel cast anche Giorgio Colangeli, Aniello Arena, Mauro Addis e Fausto Verginelli – che ha fatto tappa in alcuni principali festival del mondo. A partire da Toronto, dove ha ricevuto una menzione d’onore dalla giuria del premio Discovery, ma anche Londra, Roma, Montpellier, Stoccolma, Villerupt. E la Sardegna sarà al centro di uno dei prossimi lavori della regista romana, che ha un progetto pronto per una storia ambientata a Nuoro e dintorni. Ma prima Luchetti tornerà dietro la macchina da presa per un altro lungometraggio tratto da una novella di Cesare Pavese, “La bella estate”.

«Ancora una volta dovrò affrontare il mondo degli adolescenti – spiega la regista –. Siamo nella Torino del 1938 e la protagonista è una giovanissima ragazza di 16 anni che in un continente che sta per entrare in guerra deve trovare la propria identità sessuale e durante l’estate capirà dove va il suo amore. Pavese era un genio, era cent’anni avanti. Ma non nego che il dovermi confrontare con lui mi metta un po’ paura».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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