La Nuova Sardegna

«Cinema una legge valida che va difesa»

di Gabriella Grimaldi
«Cinema una legge valida che va difesa»

I registi sardi accolgono l’appello lanciato dal collega Salvatore Mereu a vigilare sull’integrità della normativa regionale 

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SASSARI. Non si è fatta attendere la reazione degli autori sardi all’appello-allarme lanciato ieri dal regista Salvatore Mereu dalle pagine della Nuova. Il tema è la legge n.15 per lo sviluppo del cinema in Sardegna varata nel 2016 dalla giunta Soru che a quanto pare ha necessità di essere difesa: «In questi giorni si torna a discutere con fervore della legge sul cinema e dell’opportunità o meno di modificarla applicandone dei correttivi che, nelle intenzioni di chi li ispira, dovrebbero migliorarla. (...) Pur comprendendo il disappunto di chi di recente si è visto bocciare un progetto non si deve confondere l’efficacia della legge con la sua non corretta applicazione». E Salvatore Mereu, autore di film come “Ballo a tre passi” (premiato a Venezia e vincitore del David di Donatello), “Bellas mariposas” e il recente “Assandira” pone l’accento sul fatto che «la legge che abbiamo, per poter funzionare al meglio, ha solo bisogno di una commissione competente che la applichi dove il rappresentante sardo, che garantisce l’interesse culturale regionale, non sia una figurina. Senza questa legge non esisterebbe oggi quella dozzina di autori che in modo pervicace ha dato prova di raccontare la propria terra facendo giungere il loro film fin nell’altro emisfero».

Fra questi c’è di sicuro il sassarese Bonifiacio Angius, appartenente alla nuova generazione di autori, che ha attraversato i cinque continenti a fare incetta di premi con il suo “Ovunque proteggimi”. «Partiamo dal fatto che se c’è una cosa che ha funzionato in questi anni in Sardegna è stato il cinema. Grazie alla legge non solo è stato possibile produrre opere di qualità, ma si sono formate professionalità che prima nella nostra regione non esistevano. Cancellare uno strumento del genere equivarrebbe a cancellare una forza lavoro specializzata fatta dalle maestranze ma anche dagli artisti (sceneggiatori, direttori della fotografia) che a vario titolo contribuiscono alla realizzazione di un film. Non avrebbe davvero senso. Piuttosto è necessaria una commissione valida, la legge la applicano le persone e se queste non sono idonee si commettono gravi errori». La commissione di cui si parla è l’istituzione tecnica che all’interno dell’assessorato valuta i progetti meritevoli di essere sostenuti e quindi finanziati. «È scaduta e va rinnovata – avverte l’oristanese Paolo Zucca, autore di “L’uomo che comprò la luna” con Benito Urgu –. Deve essere autorevole e per questo basta che i membri abbiano i requisiti previsti dalla stessa normativa. Comunque se ci sarà da difendere questa legge farò qualunque azione sia necessaria».

Sul piede di guerra anche il “veterano” Enrico Pau - sue opere come “Pesi leggeri” e “L’accabadora” -: «Ogni decisione su questa legge deve tenere conto di chi il cinema in questa terra lo fa. E soprattutto, ciò che ruota attorno ad essa deve sempre essere improntato alla qualità massima. Ed è da questa posizione che non ci muoveremo».

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