Ghedina: la mia sfida è il turismo sostenibile
di Mario Frongia
Il grande campione di sci racconta le sue innumerevoli vittorie sportive e la nuova vita da imprenditore della montagna
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Vent’anni di carriera a cento all’ora. Anzi, a 137 chilometri orari e qualcosa, come quando nel 2004 stupì i cinquantamila spettatori accorsi a Kitzbuhel e i grandi della discesa libera con la “spaccata”: trenta metri in volo con gli sci che il campione olimpico austriaco Markus Wasmeier commentò per la tv tedesca con un eloquente: «Nessuno ha mai fatto qualcosa del genere». Kristian Ghedina, tra passato, presente e futuro. Ieri sulle nevi, tra olimpiadi e mondiali. Oggi da testimonial dei donatori di midollo e ambasciatore per eventi del circuito sciistico. Ad esempio, i mondiali tenutisi a Cortina d’Ampezzo.
«Speriamo, comportandoci bene, di levarci presto dai piedi il Covid. Le gare sono andate bene ma senza il pubblico lo sport è monco». Lo sci e l’abbraccio spesso temerario con la natura. Un tema caro agli italiani, dalla “valanga azzurra” ai milioni di appassionati. Sfide e confronti, che il campione ha raccontato ieri per il Rotary club di Cagliari. “La mia Cortina 2026” è stata la cornice. Con centinaia di soci-utenti online, l’intervento di Ghedina fa capo a un progetto divulgativo che ha avuto per protagonisti il giornalista Lucio Caracciolo, l’imprenditore Alessandro Benetton, gli ambasciatori in Italia di Inghilterra e Repubblica Ceca, Jill Morris e Hana Hubackova. «Il lockdown ci ha permesso di approfondire vari temi con figure di alto profilo» spiegano soddisfatti i rotariani Carlo Carcassi, Stefano Oddini ed Enzo Pinna.
Dunque, Kristian. E un film che ha riannodato i fili di un’esistenza senza semafori rossi. O quasi. L’ex sciatore è stato una formidabile macchina da sport. Da qui, una nutrita lista di incidenti in montagna, dall’Argentina alle Alpi. In auto, dopo uno schianto sulla Milano-Torino, è stato in coma, tra la vita e la morte per nove giorni: «Dopo ho dovuto imparare da capo anche ad andare in bici». Ghedina si è fratturato dopo una caduta in moto. In Sardegna. «Gareggiavo nel campionato italiano Motard Ktm. Mi hanno invitato a Dorgali, dovevo fare anche una settimana di vacanze sulle vostre coste. Sono caduto il primo giorno: mi hanno ingessato il braccio, entravo in acqua fino alla pancia! Che sfiga!». Ghedina parla e sorride. Guascone e tosto. La nostra terra ha un posto speciale nel suo amarcord. «Un amico aveva un albergo a Baia Sardinia. Ci sono stato con la mia prima fidanzata. Indimenticabili, lei e le vostre spiagge». E ancora. «Ho visitato La Maddalena. E nel ’98 ho preso parte al lancio di una linea d’abbigliamento. Siamo partiti su uno yacht mostruoso da Porto Rotondo. A bordo star come Natalia Estrada, Ornella Vanoni e Brigitte Nielsen. Abbiamo navigato per tre giorni. Scenari mozzafiato. Di recente, è saltata la presentazione in Costa Smeralda di un modello Audi, di cui sono testimonial. Una cosa è certa: vorrei tornare per godermi il sud dell’isola. Mia sorella Katia, da anni passa le vacanze tra Villasimius e Carloforte. Dice che sono luoghi da sogno: avete mare, scogliere, spiagge sabbiose, cos’altro si può chiedere?».
Vero. Ghedina si riappropria del presente: «Cortina, la neve, lo sci mi ha dato tanto. Ho avuto una bella carriera ma ora penso all’immediato: il Paese deve farsi trovare pronto alla ripartenza post pandemia. Per le Olimpiadi del 2026 ci sono cinque anni per ricostruire quel che chiedono imprenditori, atleti, visitatori e turisti. I giochi daranno al Paese visibilità internazionale e risorse finanziarie: non possiamo sbagliare, la ricettività va ammodernata e rilanciata». Pausa. «Penso alla montagna ma anche alla vostra regione: trasporti, servizi adeguati e accessibili per tutti sono basilari. Avete il paradiso terrestre, il turismo può essere la vostra Mecca. I miglioramenti, grazie alla tecnologia, possono essere fatti nel rispetto dell’ambiente e della natura».
Il grande re della disciplina più rischiosa dello sci, rimarca un aspetto: «Mi sono abituato ad avere attenzione per il bene comune. Certo, quando sciavo ero un po’ avulso dalla realtà. Poi, ho capito. Ora partecipo ad aste benefiche solidali e alla promozione della donazione di midollo osseo».
Si ripassa dalle vittorie. Autentico leader degli anni Novanta, dal record sulla pista da discesa più lunga di Coppa a Wengen in Svizzera, alla vittoria sulla Streif, primo italiano a firmare l’impresa. Sono i tempi dei mostri Maier, Klammer e Zurbriggen. «Il bilancio? Ho avuto una vita sana, tra sport e passione. Amavo la velocità e la competizione, mi mettevo in gioco, poi sono arrivati i successi. Ma lo sport non è tutto, cresci e la carriera finisce. Dal 2014 a Cortina ho una scuola di sci che ha il mio nome. Offriamo attività e servizi a 360 gradi: bici, escursioni, arrampicate, sci di fondo». Sì, Kristian Ghedina, lo sciatore della “spaccata” impossibile, pare un tenace signore di mezza età. Flash errato. Decine di medaglie e podi, il record di longevità in Coppa del mondo, persino un capriolo che lo affianca e riesce a schivare mentre sfreccia al traguardo, la partecipazione a “Baila!” di Barbara D’Urso, disegnano eclettismo ed energia. Indispensabile per passare dagli sci al volante, con diverse stagioni in Superturismo e Formula 3000.
«Chi sono? Mi è sempre piaciuto il rischio e il pericolo che riempie di adrenalina. Sapevo di dover stare attento. Perché prima o poi si paga il conto. Ho rischiato anche di finire sulla sedia a rotelle. E questo non lo scordo».
«Speriamo, comportandoci bene, di levarci presto dai piedi il Covid. Le gare sono andate bene ma senza il pubblico lo sport è monco». Lo sci e l’abbraccio spesso temerario con la natura. Un tema caro agli italiani, dalla “valanga azzurra” ai milioni di appassionati. Sfide e confronti, che il campione ha raccontato ieri per il Rotary club di Cagliari. “La mia Cortina 2026” è stata la cornice. Con centinaia di soci-utenti online, l’intervento di Ghedina fa capo a un progetto divulgativo che ha avuto per protagonisti il giornalista Lucio Caracciolo, l’imprenditore Alessandro Benetton, gli ambasciatori in Italia di Inghilterra e Repubblica Ceca, Jill Morris e Hana Hubackova. «Il lockdown ci ha permesso di approfondire vari temi con figure di alto profilo» spiegano soddisfatti i rotariani Carlo Carcassi, Stefano Oddini ed Enzo Pinna.
Dunque, Kristian. E un film che ha riannodato i fili di un’esistenza senza semafori rossi. O quasi. L’ex sciatore è stato una formidabile macchina da sport. Da qui, una nutrita lista di incidenti in montagna, dall’Argentina alle Alpi. In auto, dopo uno schianto sulla Milano-Torino, è stato in coma, tra la vita e la morte per nove giorni: «Dopo ho dovuto imparare da capo anche ad andare in bici». Ghedina si è fratturato dopo una caduta in moto. In Sardegna. «Gareggiavo nel campionato italiano Motard Ktm. Mi hanno invitato a Dorgali, dovevo fare anche una settimana di vacanze sulle vostre coste. Sono caduto il primo giorno: mi hanno ingessato il braccio, entravo in acqua fino alla pancia! Che sfiga!». Ghedina parla e sorride. Guascone e tosto. La nostra terra ha un posto speciale nel suo amarcord. «Un amico aveva un albergo a Baia Sardinia. Ci sono stato con la mia prima fidanzata. Indimenticabili, lei e le vostre spiagge». E ancora. «Ho visitato La Maddalena. E nel ’98 ho preso parte al lancio di una linea d’abbigliamento. Siamo partiti su uno yacht mostruoso da Porto Rotondo. A bordo star come Natalia Estrada, Ornella Vanoni e Brigitte Nielsen. Abbiamo navigato per tre giorni. Scenari mozzafiato. Di recente, è saltata la presentazione in Costa Smeralda di un modello Audi, di cui sono testimonial. Una cosa è certa: vorrei tornare per godermi il sud dell’isola. Mia sorella Katia, da anni passa le vacanze tra Villasimius e Carloforte. Dice che sono luoghi da sogno: avete mare, scogliere, spiagge sabbiose, cos’altro si può chiedere?».
Vero. Ghedina si riappropria del presente: «Cortina, la neve, lo sci mi ha dato tanto. Ho avuto una bella carriera ma ora penso all’immediato: il Paese deve farsi trovare pronto alla ripartenza post pandemia. Per le Olimpiadi del 2026 ci sono cinque anni per ricostruire quel che chiedono imprenditori, atleti, visitatori e turisti. I giochi daranno al Paese visibilità internazionale e risorse finanziarie: non possiamo sbagliare, la ricettività va ammodernata e rilanciata». Pausa. «Penso alla montagna ma anche alla vostra regione: trasporti, servizi adeguati e accessibili per tutti sono basilari. Avete il paradiso terrestre, il turismo può essere la vostra Mecca. I miglioramenti, grazie alla tecnologia, possono essere fatti nel rispetto dell’ambiente e della natura».
Il grande re della disciplina più rischiosa dello sci, rimarca un aspetto: «Mi sono abituato ad avere attenzione per il bene comune. Certo, quando sciavo ero un po’ avulso dalla realtà. Poi, ho capito. Ora partecipo ad aste benefiche solidali e alla promozione della donazione di midollo osseo».
Si ripassa dalle vittorie. Autentico leader degli anni Novanta, dal record sulla pista da discesa più lunga di Coppa a Wengen in Svizzera, alla vittoria sulla Streif, primo italiano a firmare l’impresa. Sono i tempi dei mostri Maier, Klammer e Zurbriggen. «Il bilancio? Ho avuto una vita sana, tra sport e passione. Amavo la velocità e la competizione, mi mettevo in gioco, poi sono arrivati i successi. Ma lo sport non è tutto, cresci e la carriera finisce. Dal 2014 a Cortina ho una scuola di sci che ha il mio nome. Offriamo attività e servizi a 360 gradi: bici, escursioni, arrampicate, sci di fondo». Sì, Kristian Ghedina, lo sciatore della “spaccata” impossibile, pare un tenace signore di mezza età. Flash errato. Decine di medaglie e podi, il record di longevità in Coppa del mondo, persino un capriolo che lo affianca e riesce a schivare mentre sfreccia al traguardo, la partecipazione a “Baila!” di Barbara D’Urso, disegnano eclettismo ed energia. Indispensabile per passare dagli sci al volante, con diverse stagioni in Superturismo e Formula 3000.
«Chi sono? Mi è sempre piaciuto il rischio e il pericolo che riempie di adrenalina. Sapevo di dover stare attento. Perché prima o poi si paga il conto. Ho rischiato anche di finire sulla sedia a rotelle. E questo non lo scordo».
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