25 aprile dimenticato, Perantoni: «Da De Rita un’utile provocazione»
L’intervista della Nuova sul 25 aprile, la reazione del deputato Mario Perantoni
ROMA. «È uno dei più eccellenti osservatori della società italiana: posso pensare che la sua sia una provocazione culturale, lanciata dalla mia terra, per risvegliare attenzione sulla più importante data civile del nostro calendario». Così Mario Perantoni, deputato sassarese e presidente della commissione Giustizia della Camera ha commentato ieri, con una dichiarazione all’agenzia di informazione Ansa, le affermazioni di Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, intervistato da La Nuova Sardegna.
«E’ evidente – continua Perantoni – che abbiamo vissuto una lunga fase di involuzione culturale ma nonostante ciò i valori dell’antifascismo sono ben radicati nella nostra società e assolutamente attuali, in contrasto con marginali ma preoccupanti rigurgiti di violenza e autoritarismo. Sono i valori della nostra Costituzione e chi non li rispetta celebrando il 25 aprile non rispetta l’Italia».
«La verità – dice De Rita nell’intervista a La Nuova – è che, fatta eccezione per quelli che per età lo hanno vissuto, il 25 aprile non dice più nulla a nessuno. La celebrazione del 25 aprile è superata. L'Italia non ha più bisogno di ricordare l'antifascismo per evitare il fascismo». Per De Rita «alla maggior parte dei ventenni la cosa ormai non interessa più». Il suo ragionamento parte dal declino del fascismo e arriva al disinteresse degli italiani di oggi per «i salvatori della patria». «Gli italiani lo avevano voluto per stare al riparo dalle turbolenze del mondo e il Duce, invece, a partire dalla seconda metà degli anni Trenta li ha costretti a entrare nel turbine della Storia in maniera traumatica. Lì è cominciato il declino del fascismo».
«Noi italiani – aggiunge il sociologo – siamo molto pazienti nell'accettare la verticalizzazione del potere, tolleriamo che la catena di comando elimini progressivamente dalle sue articolazioni gli spazi intermedi» ma «quando qualcuno prova a passare dalla verticalizzazione alla personalizzazione, reagiamo con fastidio. Non paga molto, in Italia, la scorciatoia della personalizzazione. Chi si atteggia a uomo della provvidenza, dopo sei mesi è finito. Il magma multiforme della società italiana non accetta i salvatori della patria».
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