«Voglio dare voce a tutta la Sardegna»
di Roberto Petretto
Parla il nuovo caporedattore della sede Rai di Cagliari
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Punta a potenziare la presenza ed il ruolo del servizio pubblico nell’isola, ben sapendo di avere di fronte una concorrenza qualificata e forte nell’emittenza privata. Sa bene che il cuore pulsante dell’attività è Cagliari, ma guarda con grande interesse al nord Sardegna e intende dare più spazio e attenzione a questa parte dell’isola: lui è Andrea Caglieris, neanche 40 anni, nuovo caporedattore della sede Rai di Cagliari. Nato a Torino, ha compiuto una sorta di giro d’Italia professionale che l’ha portato ora nell’isola.
«Dopo essere stato assunto a Torino nel 2006 ho sempre accettato le varie destinazioni che mi venivano proposte. L’ho sempre ritenuto una forma di crescita professionale e umana. Questo mi ha permesso di fare un giro d’Italia speciale, di vedere cose che un normale turista non potrebbe mai conoscere».
Un tempo si diceva: ti mando in Sardegna! Ed era una punizione.
«Non è più così. Per me la Sardegna è un’opportunità, un motivo di orgoglio. Il caporedattore che mi assunse era Bruno Geraci, sardo di Alghero. Ho colto la manifestazione di interesse quando si è liberato il posto di Anna Piras, ora vicedirettore a Rai Parlamento. Arrivo in una regione che ha una doppia sede: io sto puntando molto sulla sede di via Dei Mille a Sassari. Sassari, nelle mie previsioni, si arricchirà in termini quantitativi, sarà sempre più utilizzata per fare vedere nella Rai la presenza del nord Sardegna».
Che redazione ha trovato?
«Una grande preparazione tecnica, molta disponibilità, un ottimo livello umano e professionale. Sono arrivato che si stava preparando lo speciale per i 30 anni della tragedia della Moby Prince. I risultati di ascolto ci hanno premiati con 300mila spettatori. A livello giornalistico abbiamo una redazione giovane, ben disposta a coprire tutto il territorio. C’è una gran voglia di essere Rai sul territorio, di dare voce a tutte le province e a tutti i Comuni. Nelle altre regioni la concorrenza privata è meno forte, mentre arrivando qui sapevo dell’importanza dell’emittenza locale. Quindi non godiamo di un regime di monopolio ma abbiamo di fronte una concorrenza forte, seria. Ma la competizione fa bene».
Anche la televisione, come la carta stampata, vive un’epoca di cambiamenti. Come la affrontate?
«Scendendo in campo: nei piani della Rai c’è la presenza nel web della Tgr. La Sardegna non è ancora sul web, ma è nei progetti aziendali essere servizio pubblico anche in questa branca».
Lei è figlio di una stella dello sport nazionale, quel Carlo Caglieris, playmaker della Virtus Bologna e della nazionale con cui vinse l’europeo nel 1983. Come ha vissuto la presenza di un padre così “ingombrante”?
«Ho scelto da subito di fare tutt’altro. I miei genitori mi hanno lasciato massima libertà di scelta e questa libertà si è concretizzata nel sogno del giornalismo. Sono consapevole di avere un papà che ha dato molto e ricevuto molto, ma è stato sempre rispettoso della mia scelta, mai invadente. Anche perché non sempre i figli che seguono le orme dei padri riescono a fare altrettanto bene. Ma qui in Sardegna avete un esempio di segno positivo nel basket: a Meo Sacchetti con Brian la ciambella è riuscita proprio bene».
«Dopo essere stato assunto a Torino nel 2006 ho sempre accettato le varie destinazioni che mi venivano proposte. L’ho sempre ritenuto una forma di crescita professionale e umana. Questo mi ha permesso di fare un giro d’Italia speciale, di vedere cose che un normale turista non potrebbe mai conoscere».
Un tempo si diceva: ti mando in Sardegna! Ed era una punizione.
«Non è più così. Per me la Sardegna è un’opportunità, un motivo di orgoglio. Il caporedattore che mi assunse era Bruno Geraci, sardo di Alghero. Ho colto la manifestazione di interesse quando si è liberato il posto di Anna Piras, ora vicedirettore a Rai Parlamento. Arrivo in una regione che ha una doppia sede: io sto puntando molto sulla sede di via Dei Mille a Sassari. Sassari, nelle mie previsioni, si arricchirà in termini quantitativi, sarà sempre più utilizzata per fare vedere nella Rai la presenza del nord Sardegna».
Che redazione ha trovato?
«Una grande preparazione tecnica, molta disponibilità, un ottimo livello umano e professionale. Sono arrivato che si stava preparando lo speciale per i 30 anni della tragedia della Moby Prince. I risultati di ascolto ci hanno premiati con 300mila spettatori. A livello giornalistico abbiamo una redazione giovane, ben disposta a coprire tutto il territorio. C’è una gran voglia di essere Rai sul territorio, di dare voce a tutte le province e a tutti i Comuni. Nelle altre regioni la concorrenza privata è meno forte, mentre arrivando qui sapevo dell’importanza dell’emittenza locale. Quindi non godiamo di un regime di monopolio ma abbiamo di fronte una concorrenza forte, seria. Ma la competizione fa bene».
Anche la televisione, come la carta stampata, vive un’epoca di cambiamenti. Come la affrontate?
«Scendendo in campo: nei piani della Rai c’è la presenza nel web della Tgr. La Sardegna non è ancora sul web, ma è nei progetti aziendali essere servizio pubblico anche in questa branca».
Lei è figlio di una stella dello sport nazionale, quel Carlo Caglieris, playmaker della Virtus Bologna e della nazionale con cui vinse l’europeo nel 1983. Come ha vissuto la presenza di un padre così “ingombrante”?
«Ho scelto da subito di fare tutt’altro. I miei genitori mi hanno lasciato massima libertà di scelta e questa libertà si è concretizzata nel sogno del giornalismo. Sono consapevole di avere un papà che ha dato molto e ricevuto molto, ma è stato sempre rispettoso della mia scelta, mai invadente. Anche perché non sempre i figli che seguono le orme dei padri riescono a fare altrettanto bene. Ma qui in Sardegna avete un esempio di segno positivo nel basket: a Meo Sacchetti con Brian la ciambella è riuscita proprio bene».
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