Indagine sull’incendio che divorò Roma
Alberto Angela parla del secondo volume della trilogia dedicata all’imperatore Nerone e alla Città Eterna
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Finalmente in libreria “L’inferno su Roma” (HarperCollins – 19.50 euro, 432 pagine) libro secondo della Trilogia di Nerone di Alberto Angela. Lo scrittore, famoso divulgatore scientifico e conduttore del celebre programma Rai “Ulisse: il piacere della scoperta”, questa volta ci porta tra le fiamme dell’incendio che distrusse la Roma imperiale di Nerone, nel 64 dC. Di quel periodo, fanno senza dubbio parte del nostro immaginario collettivo sia Nerone - solo Gesù è più rappresentato di lui nella storia del cinema - che il martirio dei Cristiani; sappiamo però ben poco dell’accidente che li ha uniti: il grande incendio, appunto. «Grande vetta inviolata della Storia» così lo ha definito l’autore, che si è avvicinato all’evento «Come se fosse una missione della Nasa su Marte»: nessuno, infatti, prima di lui ci è arrivato così “vicino”.
Il viaggio
Per intraprendere questa sorta di viaggio interstellare nell’antica Città Eterna in fiamme - lontanissima nel tempo e diversissima nello spazio - Angela ha trasformato “la belva”, che complice un vento-killer ha divorato Roma, in un luogo d’indagine su un crimine. È affiancato nel viaggio da un team di esperti, tra storici a noi contemporanei, storici antichi, archeologi, meteorologi, vigili del fuoco, ingegneri: «Non mi bastava avere la consulenza dei vigili del fuoco – ci racconta – bisognava capire anche come va a fuoco una casa romana di allora, con un preciso arredamento: ci siamo rivolti quindi al Mann, Museo Archeologico Nazionale di Napoli che custodisce l’arredamento trovato a Pompei ed Ercolano, tragedia avvenuta appena 15 anni dopo: l’arredamento era quindi lo stesso». Rapiti dallo stile magnetico del romanzo, seguiamo, avvinti dal racconto, i “vigiles” Vindex e Saturnius che fanno la ronda notturna in una Roma pericolosa nell’oscurità come Gotham City, e attraverso i loro occhi scopriamo come si viveva nella Città Eterna di allora.
Vita quotidiana
Li troviamo in servizio nei pressi del Circo Massimo: il ground zero della tragedia. Quel Circo Massimo «luogo dello shopping di giorno, di notte si trasforma il luogo del malaffare» ci racconta l’autore, che ipotizza la caduta di una lucerna ad olio causata da un liberto ubriaco: «Un piccolo mostro esce dalla rottura dell’oggetto». Viviamo, sollecitati i cinque sensi dalla descrizione meticolosa dell’autore, un’accattivante esperienza, pur leggendo un serissimo libro storico e tecnico che analizza i fatti e li mette insieme, in cui Angela ha saputo individuare ogni possibile fonte che potesse aiutare a descrivere la belva che ingaggia una lotta senza quartiere contro il milione di abitanti della Roma di duemila anni fa. «L’incendio rimane al Circo Massimo per una giornata – spiega l’autore – poi comincia a virare verso il nord di Roma. Abbiamo scoperto una cosa inedita: tutto è successo a causa di un vento di Libeccio che dura giusto quel numero di giorni che impiega l’incendio a divorare Roma, e d’estate, ci hanno confermato i meteorologi, ha proprio queste dinamiche». Siamo cosi immersi nel racconto di un fatto davvero poco indagato, fino ad ora, ma che ha creato uno spartiacque profondo nella Storia, di cui ancora oggi viviamo le conseguenze: «Prima c’era una Roma mai conosciuta – racconta Angela – con vicoli di legno, i bassi, la selvaggia speculazione edilizia... Tutto quello che vediamo oggi è frutto diretto o indiretto dell’incendio: Nerone, dopo la tragedia, ha fatto costruire porticati coperti per permettere eventuali vie di fuga, e ha fatto edificare la sua Domus Aurea, una sorta di enorme ranch al cui interno c’erano addirittura boschi con daini e anche un lago. Vespasiano in seguito ha restituito quest’area alla collettività e ha fatto prosciugare il lago. Al suo posto ha fatto costruire il Colosseo». L’Anfiteatro Flavio, simbolo di Roma nel mondo, è quindi «figlio diretto dell’incendio». L’incendio, crea un prima e un dopo anche nella religione, nella società. È usato all’inizio come arma politica e qui ci imbattiamo subito in una enorme fake news storica: «Nerone era nel mirino della classe senatoriale e comincia a girare la voce che sia stato lui ad appiccare l’incendio – svela Angela – il popolo è sempre stato con lui, e per difendersi, Nerone, ha subito puntato il dito sulla piccola e nuova comunità cristiana».
Capro espiatorio
Ecco il capro espiatorio ideale che ha condotto al martirio dei cristiani. «San Pietro è stato martirizzato a causa dell’incendio – continua a raccontarci lo scrittore – e proprio sul luogo del martirio nascerà la basilica di San Pietro, come la vediamo oggi. Anche questa frutto indiretto dell’incendio». Leggendo “L’inferno su Roma” arriviamo ad Anzio dove soggiornava Nerone per difendersi dalla calura estiva di quel sabato 18 luglio in cui tutto ebbe inizio, e dove l’imperatore ha appreso, con la sua corte di cui fa parte la moglie Poppea, della tragedia che si stava consumando a Roma.
Imperatore oscuro
Ma come era veramente quest’uomo che ha cambiato profondamente la storia dell’Occidente, descritto dai suoi detrattori unicamente come pazzo e sanguinario? «Nella ultima parte della sua vita – dice lo scrittore – c’era senza dubbio la follia totale, ma nella prima parte della sua vita era diverso. Diventa imperatore a soli 17 anni. Quando tutti portano i capelli a scodella lui li aveva lunghi, amava la velocità, amava la musica. Non aveva le chitarre elettriche ma suonava la certa, non aveva la moto ma correva sulle quadrighe: Nerone è un ragazzo, un ribelle dell’epoca. Un bohémien, un artista». Una personalità difficilissima da inquadrare, da interpretare, di cui Angela fa il ritratto usando tutti i colori della tavolozza. Nerone ha sognato di regnare come un monarca di stile orientale: «Quando si dice è stato un matto, ha fatto la Domus Aurea dentro Roma – racconta Alberto Angela – si dimentica che in realtà ha ricostruito quello che c’era prima: la Domus Transitoria. Certamente lo ha fatto in modo un po’ megalomane, facendo una sua statua così alta e d’oro che lo rappresentava come il dio Sole. Lui però costruisce la Domus Area con un occhio veramente incredibile da un punto di vista architettonico, ha realizzato in assoluto qualcosa di nuovo: ogni apertura, ogni finestra guarda in un certo punto e ti racconta un luogo; e quel luogo, immensa distesa con un lago al centro, circondato da boschi, rappresenta il mondo che lui aveva in mente, di sapore orientale. Non a caso nel suo sangue scorre quello di Marco Antonio che sappiamo cosa fece poi con Cleopatra. Se Cleopatra e Marco Antonio avessero vinto contro Augusto in quelle famosa battaglia di Anzio, chissà come sarebbe il mondo oggi».
Il viaggio
Per intraprendere questa sorta di viaggio interstellare nell’antica Città Eterna in fiamme - lontanissima nel tempo e diversissima nello spazio - Angela ha trasformato “la belva”, che complice un vento-killer ha divorato Roma, in un luogo d’indagine su un crimine. È affiancato nel viaggio da un team di esperti, tra storici a noi contemporanei, storici antichi, archeologi, meteorologi, vigili del fuoco, ingegneri: «Non mi bastava avere la consulenza dei vigili del fuoco – ci racconta – bisognava capire anche come va a fuoco una casa romana di allora, con un preciso arredamento: ci siamo rivolti quindi al Mann, Museo Archeologico Nazionale di Napoli che custodisce l’arredamento trovato a Pompei ed Ercolano, tragedia avvenuta appena 15 anni dopo: l’arredamento era quindi lo stesso». Rapiti dallo stile magnetico del romanzo, seguiamo, avvinti dal racconto, i “vigiles” Vindex e Saturnius che fanno la ronda notturna in una Roma pericolosa nell’oscurità come Gotham City, e attraverso i loro occhi scopriamo come si viveva nella Città Eterna di allora.
Vita quotidiana
Li troviamo in servizio nei pressi del Circo Massimo: il ground zero della tragedia. Quel Circo Massimo «luogo dello shopping di giorno, di notte si trasforma il luogo del malaffare» ci racconta l’autore, che ipotizza la caduta di una lucerna ad olio causata da un liberto ubriaco: «Un piccolo mostro esce dalla rottura dell’oggetto». Viviamo, sollecitati i cinque sensi dalla descrizione meticolosa dell’autore, un’accattivante esperienza, pur leggendo un serissimo libro storico e tecnico che analizza i fatti e li mette insieme, in cui Angela ha saputo individuare ogni possibile fonte che potesse aiutare a descrivere la belva che ingaggia una lotta senza quartiere contro il milione di abitanti della Roma di duemila anni fa. «L’incendio rimane al Circo Massimo per una giornata – spiega l’autore – poi comincia a virare verso il nord di Roma. Abbiamo scoperto una cosa inedita: tutto è successo a causa di un vento di Libeccio che dura giusto quel numero di giorni che impiega l’incendio a divorare Roma, e d’estate, ci hanno confermato i meteorologi, ha proprio queste dinamiche». Siamo cosi immersi nel racconto di un fatto davvero poco indagato, fino ad ora, ma che ha creato uno spartiacque profondo nella Storia, di cui ancora oggi viviamo le conseguenze: «Prima c’era una Roma mai conosciuta – racconta Angela – con vicoli di legno, i bassi, la selvaggia speculazione edilizia... Tutto quello che vediamo oggi è frutto diretto o indiretto dell’incendio: Nerone, dopo la tragedia, ha fatto costruire porticati coperti per permettere eventuali vie di fuga, e ha fatto edificare la sua Domus Aurea, una sorta di enorme ranch al cui interno c’erano addirittura boschi con daini e anche un lago. Vespasiano in seguito ha restituito quest’area alla collettività e ha fatto prosciugare il lago. Al suo posto ha fatto costruire il Colosseo». L’Anfiteatro Flavio, simbolo di Roma nel mondo, è quindi «figlio diretto dell’incendio». L’incendio, crea un prima e un dopo anche nella religione, nella società. È usato all’inizio come arma politica e qui ci imbattiamo subito in una enorme fake news storica: «Nerone era nel mirino della classe senatoriale e comincia a girare la voce che sia stato lui ad appiccare l’incendio – svela Angela – il popolo è sempre stato con lui, e per difendersi, Nerone, ha subito puntato il dito sulla piccola e nuova comunità cristiana».
Capro espiatorio
Ecco il capro espiatorio ideale che ha condotto al martirio dei cristiani. «San Pietro è stato martirizzato a causa dell’incendio – continua a raccontarci lo scrittore – e proprio sul luogo del martirio nascerà la basilica di San Pietro, come la vediamo oggi. Anche questa frutto indiretto dell’incendio». Leggendo “L’inferno su Roma” arriviamo ad Anzio dove soggiornava Nerone per difendersi dalla calura estiva di quel sabato 18 luglio in cui tutto ebbe inizio, e dove l’imperatore ha appreso, con la sua corte di cui fa parte la moglie Poppea, della tragedia che si stava consumando a Roma.
Imperatore oscuro
Ma come era veramente quest’uomo che ha cambiato profondamente la storia dell’Occidente, descritto dai suoi detrattori unicamente come pazzo e sanguinario? «Nella ultima parte della sua vita – dice lo scrittore – c’era senza dubbio la follia totale, ma nella prima parte della sua vita era diverso. Diventa imperatore a soli 17 anni. Quando tutti portano i capelli a scodella lui li aveva lunghi, amava la velocità, amava la musica. Non aveva le chitarre elettriche ma suonava la certa, non aveva la moto ma correva sulle quadrighe: Nerone è un ragazzo, un ribelle dell’epoca. Un bohémien, un artista». Una personalità difficilissima da inquadrare, da interpretare, di cui Angela fa il ritratto usando tutti i colori della tavolozza. Nerone ha sognato di regnare come un monarca di stile orientale: «Quando si dice è stato un matto, ha fatto la Domus Aurea dentro Roma – racconta Alberto Angela – si dimentica che in realtà ha ricostruito quello che c’era prima: la Domus Transitoria. Certamente lo ha fatto in modo un po’ megalomane, facendo una sua statua così alta e d’oro che lo rappresentava come il dio Sole. Lui però costruisce la Domus Area con un occhio veramente incredibile da un punto di vista architettonico, ha realizzato in assoluto qualcosa di nuovo: ogni apertura, ogni finestra guarda in un certo punto e ti racconta un luogo; e quel luogo, immensa distesa con un lago al centro, circondato da boschi, rappresenta il mondo che lui aveva in mente, di sapore orientale. Non a caso nel suo sangue scorre quello di Marco Antonio che sappiamo cosa fece poi con Cleopatra. Se Cleopatra e Marco Antonio avessero vinto contro Augusto in quelle famosa battaglia di Anzio, chissà come sarebbe il mondo oggi».
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