La Nuova Sardegna

Marco Baldini: «Battiato e quegli scherzi in diretta alla radio insieme con Fiorello»

di Alessandro Pirina
Marco Baldini: «Battiato e quegli scherzi in diretta alla radio insieme con Fiorello»

Il conduttore radiofonico ricorda il grande cantautore siciliano

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«Che ne sanno le aringhe nubili dei riti dei merluzzi baltici, in questa fine di secolo». E poi via con il ritornello in latino. «Mare amabilis mare ammirabilis salus infimorum refugium peccatorum». La canzone era “Mare nostrum” che Fiorello e Marco Baldini mandavano sempre in onda a Radio Deejay, senza però mai citare l’autore. Cosicché tutti erano convinti che fosse il nuovo brano di Franco Battiato, che infatti fu subissato di telefonate: «Ma come, fai un nuovo singolo e non ci dici niente?». In realtà, era uno scherzo della premiata ditta Fiorello&Baldini al grande cantautore catanese. Tra loro infatti si era instaurato un grande feeling dai tempi di Viva Radiodue: memorabile lo sketch nella cabina telefonica. «Noi abbiamo avuto la fortuna di conoscere il lato comico, ironico di Battiato – racconta Marco Baldini –. Franco aveva un umorismo fuori dal comune. Da noi venne più volte ospite e si divertiva a fare l’imitazione di Fiorello che imitava lui. Alla fine era lui a fare ridere noi. Franco era uno dalla battuta pronta, stava molto allo scherzo. Come tutte le persone più affascinanti che ho conosciuto aveva un senso dell’autoironia molto spiccato. La gente lo descrive come uno schivo, ma in realtà aveva una grande umanità e amava la socialità».

L’imitazione di Battiato è stata uno dei cavalli di battaglia – insieme a quelle di Mike, Camilleri, La Russa, Carla Bruni e la Bellucci – dello show radiofonico di Fiorello e Baldini. «Un giorno ci siamo chiesti: ma come farà Battiato a pensare quei testi così ermetici, tra guerrieri armeni e popoli baltici – ricorda Baldini –. Fu così che ci venne in mente di creare questo personaggio che viveva proprio in quella dimensione. Con al suo fianco il suo amico filosofo Manlio Sgalambro, che faceva un po’ di tutto. Dalle pulizie alle pareti da imbiancare. Il personaggio di Battiato nacque così e diventò un caposaldo della nostra trasmissione».

Lui, Battiato, apprezzava? «Rideva, ma ci corresse anche: lui sosteneva di parlare un siciliano più calmo e meno veloce di quello di Fiorello». Battiato lo ribadì anche al festival di Giffoni di cui fu ospite nel 2013. «Fiorello è straordinario ma gli ho detto che nella mia imitazione sbagliava tre cose – disse il Maestro –: prima di tutto l'altezza della voce, la fa più alta di quello che in realtà è. Poi mi dà un accento siciliano troppo marcato e infine fa un vibrato alla Bruno Lauzi, che non ho».

Dai tempi di Viva Radiodue Baldini non aveva più incontrato Battiato. «Purtroppo no, e ultimamente stava male – dice –. Battiato era un poeta, ma soprattutto era un grande uomo. Era una persona dotata di grande umorismo, uno dei pochi illuminati che aveva capito come si vive. Era uno che gioiva delle piccole cose. E poi studiava le discipline orientali: una volta parlavamo di diete e mi spiegò i meccanismi delle sue tisane». E infine era un Maestro. Di quelli con la “m” maiuscola. «Aveva una vena poetica immensa – conclude Baldini –. “La cura” resterà tra le più belle canzoni italiane di sempre».



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