La Nuova Sardegna

Emma Dante: «In scena la forza delle donne»

di Roberta Sanna
Emma Dante: «In scena la forza delle donne»

La regista parla di “Misericordia”, il suo nuovo lavoro in tournée in Sardegna a Cagliari e a Sassari

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Fra gli appuntamenti più attesi nei teatri dell’isola, finalmente riaperti, c’è “Misericordia”, lo spettacolo scritto e diretto da Emma Dante, drammaturga e regista di punta della scena contemporanea, che il Cedac programma al Massimo dal 25 al 30 maggio e al Comunale di Sassari il 31 e il primo giugno.

«“Misericordia” è una storia di amore. Parla innanzitutto di maternità, del senso più profondo dell’amore, della cura. Racconta di tre donne e di un ragazzino disabile in un contesto di povertà e degrado”», dice la regista palermitana raggiunta al telefono durante un Open Day vaccinale. «Contro il virus dobbiamo vincere noi, con i vaccini – sottolinea. Sarei venuta volentieri anch’io in Sardegna, ma riaprendo tutto devo riprendere due o tre spettacoli rimasti congelati da un anno e mezzo».

Anche “Misericordia” ha fatto giusto in tempo a debuttare prima del lockdown del marzo 2020. «Siamo stati al Piccolo di Milano per un mese prima della chiusura, poi in altre due piazze nella riapertura estiva. Ora a Pesaro e subito dopo in Sardegna. Quindi è uno spettacolo giovane, che ha voglia di vivere e di essere visto». Violenza e sfruttamento sulle donne, deboli cui non è riconosciuto un ruolo nella società, sono altri temi al centro dello spettacolo. «Le tre donne fanno le prostitute per campare. Il ragazzino è figlio di una loro amica, vittima di femminicidio, uccisa a calci e pugni mentre era incinta. Nonostante il degrado le tre donne lo crescono come se fosse figlio loro, sono le sue mamme. Ma lo spettacolo prescinde dall’ambiente, parla a tutti gli esseri umani, alle madri che si prendono cura dei figli anche se non hanno i soldi per comprargli un vestito. Ci sono ancora queste situazioni, anche se non le abbiamo davanti agli occhi, c’è miseria, violenza domestica, oppressione dei deboli. La misericordia sta proprio qui, nel provare un sentimento forte di pietà e quindi riuscire ad amare nonostante condizioni tremende di vita».

In molti degli spettacoli di Emma Dante sono protagoniste gruppi di donne. Un richiamo alla solidarietà femminile? «Sì. Io credo nella forza delle donne – spiega la regista – soprattutto quando sono insieme, perché da sole le donne sono ancora deboli, nel senso che essendo state da sempre messe da parte non hanno avuto la possibilità di fortificarsi. La fortezza delle donne è la loro straordinaria capacità di condivisione e, in generale, di creare comunità. Ho sempre lavorato con molte attrici, ed è vero i miei spettacoli sono abitati e vissuti da donne. Attenzione, non è che voglia fare un discorso femminista. È proprio un universo che mi interessa di più, legato anche alle storie della mia famiglia, in cui le donne non hanno potuto esaudire i loro desideri, tra casa, figli, marito. Tutte queste cose sono per me un motivo di esplorazione e anche di riscatto, per tutte le donne che si sono sacrificate».

Ogni donna probabilmente sa di cosa sta parlando Emma Dante, il cui teatro è stato spesso definito come “Teatro dei corpi”. Una definizione troppo stretta? «Le definizioni sono sempre strette, soprattutto quando vogliono definire ciò che è sempre in mutamento – spiega la regista –. Il teatro è un organismo vivente fatto da persone che cambiano, invecchiano e si modificano nei corpi, nella faccia, nei gesti. Essendo materia mutante non può essere definita. Il corpo ha a che fare col mio teatro, certo. Ma c’è anche molto altro, spero. Con attrici ed attori siamo cresciuti insieme, abbiamo costruito insieme i codici del nostro lavoro. Vedrete quanta generosità mettono in “Misericordia”».

Emma Dante ricorda infine quanto sia stato difficile il lungo blocco degli spettacoli dal vivo. «Il nostro settore è stato trattato come non significativo e non necessario, per chi ci lavora non è stato un bel periodo anche dal punto di vista economico. Gli attori hanno ricevuto miseri ristori. Quando è stato possibile con i colori delle regioni, ho aperto dei laboratori con la compagnia. Gli stage pagati sono serviti a sostenere i lavoratori, dando quel poco per non sentirsi completamente inetti». Ma soprattutto, aggiunge la regista, col Covid è venuta fuori l’indifferenza per tutto il comparto dello spettacolo dal vivo: «Questo ci ha stracciato il cuore. Pensavamo di essere importanti perché teatro, musica e cinema sono anche modi per curare l’anima. Sarebbe stato un vantaggio continuare a dare una possibilità a chi si occupa dei sogni delle persone, il teatro è anche una terapia per la vita. Si è creata una rottura, alimentando la chiusura in sé stessi, è stata una leggerezza chiudere. Speriamo ora che il pubblico ci ridia speranza – conclude Emma Dante – quella sensazione di cui abbiamo bisogno, essere capaci di volare ed essere in qualche maniera supereroi, che ci piace tanto nel nostro lavoro».



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