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Cappelletto e il piano di Scolastra per raccontare il giovane Beethoven

di Andrea Ivaldi
Cappelletto e il piano di Scolastra per raccontare il giovane Beethoven

SASSARI. Un gradito ritorno al teatro Verdi quello dello scrittore Sandro Cappelletto, che ha presentato “The young Beethoven, gli artigli di un artista da cucciolo”assieme al pianista Marco...

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SASSARI. Un gradito ritorno al teatro Verdi quello dello scrittore Sandro Cappelletto, che ha presentato “The young Beethoven, gli artigli di un artista da cucciolo”assieme al pianista Marco Scolastra al pubblico della rassegna “I grandi interpreti della musica”. Il titolo, che rimanda a quello del romanzo di formazione di Joyce “Portrait of the artista as a young man” ci trasporta ai primi anni di attività del musicista di Bonn.

Prima di Beethoven nessun musicista era stato per i propri successori una figura così ingombrante con cui confrontarsi, ed è forse nel desiderio di comprendere e illustrare le ragioni dell’affermarsi di questo figura titanica che va cercato il senso più profondo della narrazione di Cappelletto, ben di più che la semplice illustrazione di un frammento biografico, ma ricerca delle origini di quegli elementi culturali, caratteriali e ambientali che hanno fatto del compositore tedesco una figura decisiva della cultura occidentale.

Le pregevoli esecuzioni al pianoforte di Marco Scolastra hanno illuminato la serata attraverso una scelta ponderata di pagine di rara esecuzione, attinenti per lo più ai primi anni di attività del compositore quali le Kurfürsten Sonaten, o una scelta dalle variazioni Dressler, vera e propria opera prima, aprendosi anche a scelte e accostamenti ad ampio respiro, quali quello fra la prima Bagatella giovanile e l’ultima dell’op. 126, pagina enigmatica e frammentaria, esempio degli ultimi passi faticosi ma sempre lucidi della parabola compositiva beethoveniana. Il pubblico ha mostrato grande interesse per questa variante alla tradizionale formula del recital, conclusosi con un’intensa esecuzione del finale della prima sonata edita del compositore, op. 2 n. 1, testimonianza tangibile di come Beethoven - lo ha ricordato Cappelletto - abbia colto l’auspicio del proprio mentore, il Conte di Waldstein, ricevendo “l’eredità di Mozart dalle mani di Haydn”. Lunghi applausi fino alla concessione del bis, ancora con una Bagatella, l’ultima dall’op. 33.

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