Il tesoro verde di Giuseppe Garibaldi
Un percorso museale a tema ambientale tra i progetti ideati dall’Eroe dei due mondi a Caprera
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LA MADDALENA . C’è un tesoro da recuperare all’interno dell’isola di Caprera, anche questo legato al nome del suo più illustre abitante, Giuseppe Garibaldi. Un tesoro fatto non di monili o gioielli, ma di alberi monumentali. Come l’uliveto che il Generale, abile e appassionato agricoltore, contribuì a valorizzare con il suo lavoro. Un patrimonio su cui si ragiona per promuovere il recupero di una delle aree paesaggistiche più significative di Caprera, con lo studio di un percorso museale alternativo a quello tradizionale. Un percorso capace di raccontare l’altro Garibaldi, l’uomo della terra e della natura, oltre che l’uomo delle battaglie e del coraggio.
Il tema è stato affrontato all’interno della cerimonia del 2 giugno che oltre a celebrare la festa della Repubblica ricorda l’anniversario della morte dell’Eroe dei due mondi. Da alcuni anni si parla di ridare nuova vita in particolare a una vasta area verde compresa tra i terreni lungo la costa di Caprera, da Cala Garibaldi (la spiaggia un tempo del Club med), sino alla cosiddetta Casa bianca, l’abitazione dell’Eroe, passando per “Fontanaccia”, una delle località dell’isola dove è possibile ammirare ancora oggi la pineta e l’uliveto che ai tempi d’oro vantava un centinaio di piante, dalle quali Garibaldi faceva l’olio con un piccolo ma razionale frantoio.
Non tutti sanno che il condottiero aveva competenze agricole di alto livello, costruite studiando i testi allora disponibili. Nella sua Caprera realizzò una azienda agricola in stile fazenda sudamericana e accompagnava il duro lavoro della terra con innovazioni tecnologiche. L’esperienza di Caprera fa pensare agli storici che sia servita a Garibaldi per realizzare il suo ambizioso progetto di riforma agraria della Sardegna, da tutti apprezzato, ma mai realizzato. Una buona parte di quel patrimonio arboreo è ancora vivo, ma urge un intervento di recupero e valorizzazione. Sfogliando la storia dell’azienda agricola di Garibaldi emerge che oltre all’uliveto ci fosse anche un vigneto con 14mila ceppi e un vivaio con oltre 8mila viti. Un frutteto con peschi, che crescevano a fatica, ciliegi e castagni, melograni, peri e prugne. Nell’orto accanto la coltivazione di carciofi, patate, pomodori.
Di tutto questo si è parlato a Caprera ieri dopo che le istituzioni civili e militari hanno commemorato il ricordo del condottiero con la deposizione di una corona davanti alla sua tomba. All’incontro hanno partecipato tra gli altri Giampiero Sanna, direttore generale della Conservatoria delle coste; l’ex senatore Mario Birardi, appassionato studioso e collezionista di cimeli garibaldini; Francesco Muscolino direttore regionale dei musei Sardegna; il sindaco Fabio Lai e la direttrice del museo di Garibaldi Giannina Granara. Quest’ultima ha sottolineato: «l’impegno per la ripartenza dell’attività museale dopo lunghi mesi di stop causa pandemia finalizzato alla promozione e alla diffusione dei tanti aspetti, storici, artistici e naturalistici della figura di Garibaldi».
Il tema è stato affrontato all’interno della cerimonia del 2 giugno che oltre a celebrare la festa della Repubblica ricorda l’anniversario della morte dell’Eroe dei due mondi. Da alcuni anni si parla di ridare nuova vita in particolare a una vasta area verde compresa tra i terreni lungo la costa di Caprera, da Cala Garibaldi (la spiaggia un tempo del Club med), sino alla cosiddetta Casa bianca, l’abitazione dell’Eroe, passando per “Fontanaccia”, una delle località dell’isola dove è possibile ammirare ancora oggi la pineta e l’uliveto che ai tempi d’oro vantava un centinaio di piante, dalle quali Garibaldi faceva l’olio con un piccolo ma razionale frantoio.
Non tutti sanno che il condottiero aveva competenze agricole di alto livello, costruite studiando i testi allora disponibili. Nella sua Caprera realizzò una azienda agricola in stile fazenda sudamericana e accompagnava il duro lavoro della terra con innovazioni tecnologiche. L’esperienza di Caprera fa pensare agli storici che sia servita a Garibaldi per realizzare il suo ambizioso progetto di riforma agraria della Sardegna, da tutti apprezzato, ma mai realizzato. Una buona parte di quel patrimonio arboreo è ancora vivo, ma urge un intervento di recupero e valorizzazione. Sfogliando la storia dell’azienda agricola di Garibaldi emerge che oltre all’uliveto ci fosse anche un vigneto con 14mila ceppi e un vivaio con oltre 8mila viti. Un frutteto con peschi, che crescevano a fatica, ciliegi e castagni, melograni, peri e prugne. Nell’orto accanto la coltivazione di carciofi, patate, pomodori.
Di tutto questo si è parlato a Caprera ieri dopo che le istituzioni civili e militari hanno commemorato il ricordo del condottiero con la deposizione di una corona davanti alla sua tomba. All’incontro hanno partecipato tra gli altri Giampiero Sanna, direttore generale della Conservatoria delle coste; l’ex senatore Mario Birardi, appassionato studioso e collezionista di cimeli garibaldini; Francesco Muscolino direttore regionale dei musei Sardegna; il sindaco Fabio Lai e la direttrice del museo di Garibaldi Giannina Granara. Quest’ultima ha sottolineato: «l’impegno per la ripartenza dell’attività museale dopo lunghi mesi di stop causa pandemia finalizzato alla promozione e alla diffusione dei tanti aspetti, storici, artistici e naturalistici della figura di Garibaldi».
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