Nuoro, una storia noir di intrighi e veleni
di Alessandro Marongiu
“Ferro recente” di Marcello Fois da domani in edicola come seconda uscita della collana della Nuova Sardegna
3 MINUTI DI LETTURA
Per la seconda uscita della collana “Maestri sardi del giallo”, sarà in edicola da domani con La Nuova Sardegna il romanzo di Marcello Fois “Ferro Recente”, a 7.50 euro più il prezzo del quotidiano. Pubblicato nel 1992 dalla Granata Press grazie all’intuizione del mai troppo compianto Luigi Bernardi, e ripreso da Einaudi nel 1999 e poi ancora nel 2006, a dimostrazione di un apprezzamento continuativo nel tempo da parte dei lettori, “Ferro Recente” si apre nell’estate del 1980 su di un gruppo terroristico impegnato in un attentato a Nuoro. Dei componenti possiamo vagamente intuire l’età, e concludere che nessuno di essi è già un adulto compiuto; per il resto, oltre al fatto che agiscono similmente a quanto fanno da un decennio svariate altre organizzazioni che si dichiarano in guerra contro lo Stato (o contro il sistema, i padroni, o chi per loro), sappiamo poco più di niente. Giusto i nomi: Davide, Silvano, Francesca, Mauro, Enrico, Maria.
Una luce blu che lampeggia anticipa l’arrivo dei carabinieri (casualità? Qualcuno ha tradito?): l’attentato viene sventato e nel conflitto a fuoco con i militari Enrico rimane ferito. Passano dieci anni. Escluso proprio Enrico, l’unico catturato e in seguito condannato a ventotto anni di carcere «per complicità nell’omicidio di un carabiniere e tentata strage», gli altri cinque vivono delle vite all’apparenza normali. Un tempo, gli stessi Davide, Silvano, Francesca, Mauro e Maria le avrebbero definite, senza riuscire a nascondere lo sprezzo, “borghesi”. Maria, addirittura, è sposata con un giudice, Salvatore Corona, e Mauro ha finito per indossare i panni del politico di partito ed è ora un consigliere comunale. Ma se è vero che i cinque sono tutti cambiati rispetto a quel giorno di agosto del 1980, è anche vero che per alcuni il cambiamento è di pura facciata: perché nessuno di loro si è realmente lasciato alle spalle il gruppo armato di cui hanno fatto parte, nemmeno Francesca, che sembra quella più decisa a passare oltre.
Certi legami, infatti, sono impossibili da sciogliere, specie se hanno molto più a che fare con la sfera privata che con quella collettiva della lotta a colpi di P38. La tela che tiene assieme i personaggi li costringerà, tra colpi di scena, depistaggi e smascheramenti, a fare i conti l’uno con l’altro.
In “Ferro Recente”, primo romanzo poliziesco dell’autore, si può rintracciare molto del Marcello Fois dei quasi trent’anni successivi, soprattutto (ma non solo) di quello che si è dedicato alla narrativa criminale. C’è un’indagine delle forze dell’ordine, che ha per attori principali il giudice Corona e il maresciallo Pili, ma in parallelo ci sono le indagini sulla natura umana, sui rapporti interpersonali, e quelle sulla Sardegna e in particolare su Nuoro. Ben sintetizza questa caratteristica del romanzo Margherita Marras, nella sua monografia su Fois del 2009: alla dimensione investigativa l’autore «affianca la formula del romanzo d’inchiesta sociale che ricalca e mette in evidenza i punti nevralgici del piccolo mondo nuorese in decomposizione.
Conoscendo perfettamente l’ambiente da cui trae ispirazione, lo scrittore lo trasforma in un centro geografico ideale per combinare nella finzione aspetti documentati della realtà sarda (sociopsicologici, storici, antropologici) e elementi di pura fantasia». Di estremo interesse quest’ulteriore considerazione della Marras: «Fois chiama il lettore direttamente in causa proponendogli una trama rompicapo e spingendolo ad una funzione attiva. Nel tessuto narrativo appaiono, sotto forma di tessere sparse, delle informazioni centellinate, alcune direttamente espresse, altre più velatamente dispensate, disposte come veri e propri indizi (…). Al lettore spetta una loro lettura in sequenza e un loro opportuno assemblaggio». Quello svelamento di colpevoli e moventi che potrebbe rimanere celato agli inquirenti è insomma, per contro, pienamente a portata di mano del lettore. Così invece Carlo Lucarelli in una nota che accompagna le edizioni Einaudi dell’opera: «“Ferro Recente” è un romanzo bellissimo in cui l'orrore e la tensione della narrativa di genere si fondono alla coralità fatale di una vera e propria tragedia, una “tragedia noir”. Un romanzo di echi veloci e cupe risonanze, come quando si battono le nocche su una struttura di ferro lucida, complessa e ben costruita. E di colore nerissimo».
Una luce blu che lampeggia anticipa l’arrivo dei carabinieri (casualità? Qualcuno ha tradito?): l’attentato viene sventato e nel conflitto a fuoco con i militari Enrico rimane ferito. Passano dieci anni. Escluso proprio Enrico, l’unico catturato e in seguito condannato a ventotto anni di carcere «per complicità nell’omicidio di un carabiniere e tentata strage», gli altri cinque vivono delle vite all’apparenza normali. Un tempo, gli stessi Davide, Silvano, Francesca, Mauro e Maria le avrebbero definite, senza riuscire a nascondere lo sprezzo, “borghesi”. Maria, addirittura, è sposata con un giudice, Salvatore Corona, e Mauro ha finito per indossare i panni del politico di partito ed è ora un consigliere comunale. Ma se è vero che i cinque sono tutti cambiati rispetto a quel giorno di agosto del 1980, è anche vero che per alcuni il cambiamento è di pura facciata: perché nessuno di loro si è realmente lasciato alle spalle il gruppo armato di cui hanno fatto parte, nemmeno Francesca, che sembra quella più decisa a passare oltre.
Certi legami, infatti, sono impossibili da sciogliere, specie se hanno molto più a che fare con la sfera privata che con quella collettiva della lotta a colpi di P38. La tela che tiene assieme i personaggi li costringerà, tra colpi di scena, depistaggi e smascheramenti, a fare i conti l’uno con l’altro.
In “Ferro Recente”, primo romanzo poliziesco dell’autore, si può rintracciare molto del Marcello Fois dei quasi trent’anni successivi, soprattutto (ma non solo) di quello che si è dedicato alla narrativa criminale. C’è un’indagine delle forze dell’ordine, che ha per attori principali il giudice Corona e il maresciallo Pili, ma in parallelo ci sono le indagini sulla natura umana, sui rapporti interpersonali, e quelle sulla Sardegna e in particolare su Nuoro. Ben sintetizza questa caratteristica del romanzo Margherita Marras, nella sua monografia su Fois del 2009: alla dimensione investigativa l’autore «affianca la formula del romanzo d’inchiesta sociale che ricalca e mette in evidenza i punti nevralgici del piccolo mondo nuorese in decomposizione.
Conoscendo perfettamente l’ambiente da cui trae ispirazione, lo scrittore lo trasforma in un centro geografico ideale per combinare nella finzione aspetti documentati della realtà sarda (sociopsicologici, storici, antropologici) e elementi di pura fantasia». Di estremo interesse quest’ulteriore considerazione della Marras: «Fois chiama il lettore direttamente in causa proponendogli una trama rompicapo e spingendolo ad una funzione attiva. Nel tessuto narrativo appaiono, sotto forma di tessere sparse, delle informazioni centellinate, alcune direttamente espresse, altre più velatamente dispensate, disposte come veri e propri indizi (…). Al lettore spetta una loro lettura in sequenza e un loro opportuno assemblaggio». Quello svelamento di colpevoli e moventi che potrebbe rimanere celato agli inquirenti è insomma, per contro, pienamente a portata di mano del lettore. Così invece Carlo Lucarelli in una nota che accompagna le edizioni Einaudi dell’opera: «“Ferro Recente” è un romanzo bellissimo in cui l'orrore e la tensione della narrativa di genere si fondono alla coralità fatale di una vera e propria tragedia, una “tragedia noir”. Un romanzo di echi veloci e cupe risonanze, come quando si battono le nocche su una struttura di ferro lucida, complessa e ben costruita. E di colore nerissimo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
