Piergiorgio Pulixi l’eterna lotta tra Bene e Male

Per la terza uscita della collana sarà in edicola da domani con La Nuova “L’isola delle anime” 

Per la terza uscita della collana “Maestri sardi del giallo” sarà in edicola da domani con La Nuova Sardegna “L’isola delle anime” di Piergiorgio Pulixi (a 7,50 euro più il prezzo del quotidiano). Un’opera particolarmente apprezzata, questa del cagliaritano, se è vero che si è aggiudicata il premio della Giuria al prestigioso Scerbanenco nel 2019, il premio letterario La Provincia in Giallo nel 2020 e pochi giorni fa la prima edizione del Torre Nera, e che con il titolo “L'Île des âmes” ha segnato, lo scorso aprile, l’esordio dell’autore in Francia.

Il romanzo si nutre di forti contrapposizioni, a cominciare da quella tra le investigatrici che, all’interno di una storia corale, ne sono i personaggi principali. L’una, Mara Rais, è sarda, sboccata, generalmente insolente con tutti compresi i superiori che mal sopportano la sua «dialettica colorita», sempre inappuntabile nel trucco e nell’abbigliamento; l’altra, Eva Croce, appena arrivata in Sardegna da Milano, è introspettiva, a seconda del contesto parla come un libro stampato, e nell’aspetto esteriore, con i suoi «anfibi scuri, jeans strappati e un giubbotto di pelle dall’aria vissuta» e nessuna traccia di «borsetta, cartella, pochette o qualsiasi altro accessorio dove infilare almeno un pacchetto di fazzoletti», suscita lo sdegno della Rais («“Se vuoi nascondere la tua femminilità ci stai riuscendo alla grande, tesoro”») che non si tira indietro quando c’è da provocarla. A malincuore, le due si trovano a far squadra, unici membri della neonata Sezione delitti insoluti della Omicidi di Cagliari. Il loro ufficio? Uno scantinato polveroso, così che tengano presente che se sono state spedite laggiù è per punizione per certi comportamenti giudicati (a torto o a ragione) sbagliati dalle alte sfere. Assorbite dal punto di vista mentale ed emotivo dal caso di un doppio (triplo?), terribile omicidio del passato e dalla sparizione della giovane Dolores Murgia, avranno modo di capirsi e forse anche di apprezzarsi. A fare da collante tra Mara ed Eva saranno Moreno Barrali, poliziotto quasi allo stadio finale di una grave malattia, e la sua ossessione per i misteriosi crimini del 1975 e del 1986 che non è mai riuscito a risolvere e che, a quanto pare, stanno per avere una coda ai giorni nostri.

Una seconda contrapposizione è tra Cagliari e la sua dimensione urbana e una porzione di Barbagia, quella in cui vive e comanda da tempo immemorabile la stirpe dei Ladu. Tanto il capoluogo, i chioschi, il litorale «punteggiato da filari di palme» possono contare su una «luminosità morbida, di una dolcezza materna» che si riversa «impetuosa su tutta la città, scorrendo fin nei suoi più reconditi anfratti», tanto nel cuore del centro-isola la luminosità è del tutto assente, come assorbita da un buco nero che non lascia scampo a cose e persone. È da questo buco nero che, in maniera più o meno diretta, origina il Male: quel Male che saprà percorrere la strada verso il capoluogo, e contagiare anche i più insospettabili.

Arriviamo così all’ultima contrapposizione, quella appunto tra Male e Bene. Che, come le due precedenti, il lettore scoprirà per niente definita: la linea di demarcazione non potrebbe anzi essere più sottile. Siamo del resto nei territori del noir, lì dove i confini sono sfumati, spesso impercettibili, e dove le categorie di “buoni” e “cattivi” possono con estrema facilità confondersi, se non addirittura smettere di esistere. Mara Rais ed Eva Croce lo impareranno a proprie spese.

Così la giuria dello Scerbanenco, composta tra gli altri da Luca Crovi, Loredana Lipperini e Sergio Pent ha motivato l’attribuzione del premio a Pulixi per “L’isola delle anime”: «La trama investigativa del romanzo si coniuga con ottimo stile e partecipazione emotiva alla memoria culturale sarda e alle descrizioni geografico-antropologiche, con una efficace caratterizzazione dei personaggi che travalica il periodo storico e l’attualità. Il contrappunto delle sottotrame – di sapore criminale ma anche connotato da una intensa partecipazione familiare ed epicamente ancestrale – trova il preciso punto d’incontro in un disagio quasi cosmico che investe non solo il presente ma anche il tragico passaggio di consegne del tempo, tra credenze popolari e nuove forme di sconfitta esistenziale».

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