La Nuova Sardegna

La Sironi al vertice un’opportunità per tutta l’isola

di Paolo Curreli
La Sironi al vertice un’opportunità per tutta l’isola

Parla il direttore dell’Accademia d’arte dopo la riconferma a capo della Direzione nazionale 

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SASSARI. Antonio Bisaccia direttore dell’Accademia d’arte Sironi di Sassari è stato riconfermato presidente della Conferenza nazionale dei direttori di tutte le Accademie di belle arti col 96% delle preferenze. Un segno della vitalità della più giovane Accademia d’arte d’Italia all’interno della governance dell’alta formazione artistica.

«Diciamo che c’è un risultato nazionale, che ci pone ben in vista nel panorama delle Accademie, e un riverbero regionale che dovrebbe nutrirsi di questa opportunità» spiega Bisaccia.

Opportunità per l’isola e Sassari?

«Le ricadute sono visibili prima di tutto dal successo del nostro modello di sviluppo, la cui qualità è riconosciuta. Il segno di questa affermazione è che quest’anno il Premio nazionale delle arti verrà fatto qui a Sassari. Teatro dell’evento sarà il Mas.Edu (che tra l’altro riporteremo presto agli antichi splendori con 4 milioni di euro che abbiamo avuto dal Miur) con i suoi meravigliosi spazi e con la presenza della ministra Maria Cristina Messa all’inaugurazione la cui data è fissata per il 3 dicembre. Il premio è un momento importante di confronto e una vetrina nazionale prestigiosa. È promosso dal Ministero per sostenere la formazione artistica, promuovere l’eccellenza nelle arti figurative, digitali e scenografiche, quelle dello spettacolo, il design, l’interpretazione e composizione musicale. Il tema di quest’anno è particolarmente centrato: “Il tempo del viaggio”, legato al tornare a incontrare il mondo dopo il lockdown ».

Sigillo di qualità che arriva dal ministero dell’Università e della ricerca, mentre a livello regionale?

«Speriamo che questa qualità della Sironi venga valorizzata anche dalla Regione Sardegna, in modo definitivamente strutturale. Ci sono i presupposti per diventare un progetto-pilota ad alto tasso di innovazione (dalla tradizione alle nuovissime tecnologie). E non possiamo non sostenere e credere in questa missione».

Cose fatte nel primo mandato?

«Diciamo che dal novembre 2018 abbiamo iniziato un percorso di accreditamento presso il Ministero che non ha eguali nei vent’anni precedenti. Alcune cose molto importanti sono relative ad atti che hanno rimesso in moto il sistema. E mi riferisco alle procedure sullo storico passaggio dei docenti di seconda fascia in prima fascia, al bando riservato dei precari storici, all’ampliamento dell’organico che è in arrivo, alla possibilità di avere “tecnici di laboratorio” nelle Accademie e Isia e “Accompagnatori al pianoforte” per i conservatori, etc. Di grande rilievo è stata la possibilità di partecipare, per la prima volta, ai bandi Prin per la ricerca».

Si tratta dei “Progetti di rilevante interesse nazionale” sono studi importanti, anzi fondamentali nella ricerca?

«Certamente perché la ricerca è il sangue che deve scorrere nelle vene delle nostre istituzioni. Senza non c’è sistema terziario della formazione. La ministra Messa ha una sensibilità particolare sul tema e credo che ci aiuterà a mettere a regime gli assi cartesiani della ricerca dell’alta formazione artistica: la ricerca artistica e la ricerca scientifica sui linguaggi dell’arte».

Il futuro delle Afam?

«Credo che ci debba essere un’attività di progettazione in due tempi paralleli. Il primo servirà a completare il Dpr sulla programmazione e sulla valutazione che si aspetta da ventidue anni, la modifica del Dpr sulla governance che superi l’attuale assetto duale di Direttore e Presidente per arrivare a un modello di governo di tipo universitario e, infine, la modifica del regolamento sul reclutamento che nel 2019 era nato zoppo ed è stato per questo stoppato prima di entrare in vigore. Il “Tavolo permanente Afam”, di cui faccio parte, ha lavorato a una prima bozza di questi provvedimenti che devono seguire l’iter previsto».

Questo basterà?

«Questo serve per sopravvivere con dignità e qualche prospettiva, ma per dare un vero futuro alle istituzioni Afam, Accademie di belle arti, Conservatori, Isia, Accademia d’arte drammatica e Accademia di danza, sarebbe necessario un totale riordino del sistema che poggi la propria struttura sulle fondamenta di una legge che deve ripensare le Afam, rivoltandole in chiave innovativa. Il compito della Conferenza non è solo di individuare problemi, ma studiare e proporre al Mur delle possibili soluzioni. Serve dunque un’interlocuzione continua tra tutte le Accademie di belle arti italiane e il Mur, che sta vivendo un momento di attività intensa e che, nei prossimi 5 anni di Piano nazionale di ripresa e resilienza dovrà costruire traiettorie di crescita impensabili fino a poco tempo fa. E traiettoria, all’etimo, è un passare oltre o, meglio, uno spazio da percorrere tra due luoghi: dal prima al dopo, facendo in modo che il dopo sia meglio del prima».



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