Il giovane pastore incantato dai fasti perduti di Bisanzio

“Le parole della notte”, il libro di Piero Mannironi domani in regalo con La Nuova: la prima parte del romanzo sui discendenti dei Comneni sbarcati in Planargia

Un giorno lo leggerete tutto, il romanzo che Piero Mannironi ha fatto in tempo a scrivere prima che la morte lo rapisse all’improvviso, quattro mesi fa. Intanto da domani potete assaporare “Le parole della notte”, l’anticipazione che La Nuova Sardegna regala ai lettori ed è a sua volta un regalo di Daniela, la moglie di Piero, e dei figli Bianca, Antonio e Claudia. È il secondo volume della collana “Grandi autori sardi”, in omaggio ogni domenica con il giornale nelle edicole della provincia di Sassari servite da Infoservicepress.

Inviato e firma di punta del nostro quotidiano per quarant’anni, Piero Mannironi nel 2020 decise di oltrepassare i rigorosi confini del giornalismo per pubblicare sulla Nuova un ciclo di racconti dedicati ai paesi sardi, tra storia e leggenda. Suggestioni raccolte durante tanti anni in giro per l’isola a seguire le grandi storie di cronaca nera, a indagare su misteri, scandali e veleni, coltivando anche il desiderio e l’ambizione di una scrittura diversa, slegata dal rincorrersi frenetico dei fatti.

E così – un paginone dopo l’altro – Piero trasportò i lettori della Nuova in un viaggio nel tempo attraverso una Sardegna avventurosa e non del tutto immaginaria. Da Montresta a Gairo, da Trinità d’Agultu a Magomadas, in un turbine di amori impossibili e odi inestinguibili, al centro di un Mediterraneo agitato da guerre, commerci, migrazioni.

Questi racconti Piero Mannironi li ha rielaborati e intersecati, ne ha fatto un romanzo che era il suo sogno e che curiosamente ha come protagonista un uomo che non riesce a sognare, Leonardo Piras, giovane e coraggioso pastore di Bosa: sarà l’incontro con Dimas, il capo della comunità greca venuta a stabilirsi non lontano dalla costa, a rivelargli mondi lontanissimi e splendori inimmaginabili.

“Le parole della notte”, il piccolo prezioso libro che domani troverete in omaggio con La Nuova, è la parte iniziale del romanzo. Una narrazione con solide fondamenta storiche. Mannironi le illustrò in due racconti pubblicati il 18 e 25 aprile 2020 sul giornale: «Con le sue antiche icone sacre quella gente portava con sé oceani di ricordi, una nostalgia pungente e orizzonti popolati di sogni e di speranze. Il re del Piemonte e della Sardegna, Carlo Emanuele III di Savoia, aveva concesso loro di vivere in una piccola valle a nord di Bosa, oltre i salti di Querquetannos. E così, intorno alla vecchia chiesa campestre di San Cristoforo, tra fiori bianchi di cisto, ferule stanche e asfodeli rinsecchiti, i greci costruirono piccole case di pietra e di fango, creando una piazzetta dalla quale partivano tre strade dritte. Gettarono calce bianca sui muri e piantarono patate, pomodori e fagioli nei piccoli cortili. Il villaggio fu prima chiamato Villa San Cristoforo, ma dopo pochi decenni prese l’antico nome della valle: Montresta, il monte del grano. Cominciò così l'avventura di questa piccola comunità di greci erranti, alla ricerca di un luogo in cui vivere. Uomini e donne che avevano nobili radici lontane ed erano arrivati in Sardegna percorrendo i tortuosi sentieri della storia. Discendevano infatti dalla antica famiglia dei Comneni. Sette secoli prima i Comneni avevano raggiunto il cielo: Isacco, fu infatti il primo della famiglia a diventare imperatore di Bisanzio, la seconda Roma».

Piero mi aveva parlato spesso della sua passione per l’epopea dei Comneni e il loro incredibile percorso da Bisanzio alla Planargia. Sapevo che continuava a documentarsi e che teneva in serbo quelle storie per un romanzo. Ma com’era germogliata la curiosità per Montresta? Probabilmente nel viaggio in provincia di Nuoro per il “Chi siamo”, un’iniziativa della Nuova nei primi anni Ottanta. Il giovane cronista Mannironi, il già affermato Angelo De Murtas e Stefano Del Re (che vent’anni dopo sarebbe diventato direttore del giornale) raccontarono uno per uno i paesi della provincia, all’epoca tanto vasta da comprendere anche Bosa e la Planargia. C’era quindi un capitolo dedicato a Montresta: e si intitolava “Greci erranti ormai dimenticati”.

“Le parole della notte” è l’anticipazione di un testo ben più lungo. Vi lascerà la voglia di proseguire. Un giorno potrete leggere l’intero romanzo di Piero Mannironi e passare molto tempo con Leonardo e Dimas, e con le storie che i due amici si raccontavano di notte accanto al fuoco, incantevoli, inquietanti e avvolgenti come sogni.

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