La verità dalle mille facce nascosta nelle righe di “X”
Sorprendente l’esordio nella narrativa della giovane autrice Valentina Mira Partendo da uno stupro riporta al lettore tutta la complessità del vivere
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Si rischia di commettere due errori, nel parlare dell’esordio di Valentina Mira “X” (Fandango, 192 pagine, 15 euro). Il primo è di considerarlo solo nell’ottica del “basato sulla vera storia di” o, come va di gran moda di questi tempi, “tratto da eventi reali” che dir si voglia: e ci torneremo. Il secondo è di presentarlo come un romanzo incentrato su uno - sullo - stupro.
Stupro che è il centro attorno a cui ruotano molti eventi, che segna indelebilmente un prima e un dopo nella vicenda della protagonista e voce narrante, ma in cui di certo il romanzo non si esaurisce. Anzi. Semmai, la violenza sessuale che durante una festa l’appena diplomata Valentina subisce da parte di G., coetaneo, vicino di casa e fino a quel momento amico, uno con convinzioni di destra estrema che non esita a far picchiare dai suoi sodali chi non gli va a genio e a sfasciare le macchine altrui pensando così, ridicolmente, di combattere una qualche guerra contro i poteri forti, quella violenza sessuale, dicevamo, è la manifestazione più fisica, più brutale, più epidermica di una violenza generale, e generalizzata, che da sempre governa le cose del mondo. La violenza è nella testa del giovane carabiniere che raccoglie la denuncia della ragazza e che poche ore dopo, in piena notte, le manda un messaggio invitandola ad andare a cena con lui; la violenza è nel comportamento del responsabile di un master che molesta le allieve, e nelle conseguenze che ne derivano: non un licenziamento, ma un trasferimento in diversa sede; la violenza è nell’uso dell’aspetto esteriore per ottenere opportunità professionali.
Si tratta di una violenza che in potenza è in ognuno di noi. Compreso in chi, contro la sua volontà, ne ha fatto dolorosa esperienza sulla propria pelle. Perché esser stati vittime non necessariamente esenta, purifica, salva: si può diventare carnefici alla stregua degli stessi carnefici che ci hanno resi vittime. Che è giustappunto quanto nel prosieguo del romanzo, per scarsa forza d’animo, per sfinimento o per vile tornaconto che sia, capiterà a Valentina. E torniamo allora al punto primo, la discendenza di “X” da una storia vera (qualsiasi cosa “storia vera”, peraltro, possa significare), che sarebbe poi quella dell’autrice.
La verità di quest’opera bellissima, per certi versi stupefacente se si considera che siamo davanti a un debutto, non sta nel suo discendere da eventi realmente accaduti: sta invece tutta sul piano artistico, nel suo restituire al lettore il mondo nella sua complessità, e nel farlo senza ricorrere a dogmatismi né distinzioni nette, meramente ideologiche e irrealistiche tra buoni e cattivi. Nel suo non avere paura di dire che a seconda delle circostanze anche gli agnelli posso trasformarsi in lupi; che ci sono situazioni che non lasciano scelta, e altre che la scelta la lasciano ma che non per questo ci permettono di evitare di compiere azioni anche le più abbiette. Nella sua sincerità, talvolta disarmante, sta la sua verità. E nella sua ricchezza. Perché, e la cosa potrà sorprendere per quanto affermato sin qui, “X” è un libro pieno anche di amore, di tenerezza, di rimpianto colmo di sofferenza per la perdita di un’età in cui non contava solo ridere, ma soprattutto con chi lo si faceva. Ovvero quel fratello minore che non ha creduto alla sorella stuprata ma piuttosto all’amico stupratore, infliggendo a lei e ai genitori una ferita - forse - insanabile.
Stupro che è il centro attorno a cui ruotano molti eventi, che segna indelebilmente un prima e un dopo nella vicenda della protagonista e voce narrante, ma in cui di certo il romanzo non si esaurisce. Anzi. Semmai, la violenza sessuale che durante una festa l’appena diplomata Valentina subisce da parte di G., coetaneo, vicino di casa e fino a quel momento amico, uno con convinzioni di destra estrema che non esita a far picchiare dai suoi sodali chi non gli va a genio e a sfasciare le macchine altrui pensando così, ridicolmente, di combattere una qualche guerra contro i poteri forti, quella violenza sessuale, dicevamo, è la manifestazione più fisica, più brutale, più epidermica di una violenza generale, e generalizzata, che da sempre governa le cose del mondo. La violenza è nella testa del giovane carabiniere che raccoglie la denuncia della ragazza e che poche ore dopo, in piena notte, le manda un messaggio invitandola ad andare a cena con lui; la violenza è nel comportamento del responsabile di un master che molesta le allieve, e nelle conseguenze che ne derivano: non un licenziamento, ma un trasferimento in diversa sede; la violenza è nell’uso dell’aspetto esteriore per ottenere opportunità professionali.
Si tratta di una violenza che in potenza è in ognuno di noi. Compreso in chi, contro la sua volontà, ne ha fatto dolorosa esperienza sulla propria pelle. Perché esser stati vittime non necessariamente esenta, purifica, salva: si può diventare carnefici alla stregua degli stessi carnefici che ci hanno resi vittime. Che è giustappunto quanto nel prosieguo del romanzo, per scarsa forza d’animo, per sfinimento o per vile tornaconto che sia, capiterà a Valentina. E torniamo allora al punto primo, la discendenza di “X” da una storia vera (qualsiasi cosa “storia vera”, peraltro, possa significare), che sarebbe poi quella dell’autrice.
La verità di quest’opera bellissima, per certi versi stupefacente se si considera che siamo davanti a un debutto, non sta nel suo discendere da eventi realmente accaduti: sta invece tutta sul piano artistico, nel suo restituire al lettore il mondo nella sua complessità, e nel farlo senza ricorrere a dogmatismi né distinzioni nette, meramente ideologiche e irrealistiche tra buoni e cattivi. Nel suo non avere paura di dire che a seconda delle circostanze anche gli agnelli posso trasformarsi in lupi; che ci sono situazioni che non lasciano scelta, e altre che la scelta la lasciano ma che non per questo ci permettono di evitare di compiere azioni anche le più abbiette. Nella sua sincerità, talvolta disarmante, sta la sua verità. E nella sua ricchezza. Perché, e la cosa potrà sorprendere per quanto affermato sin qui, “X” è un libro pieno anche di amore, di tenerezza, di rimpianto colmo di sofferenza per la perdita di un’età in cui non contava solo ridere, ma soprattutto con chi lo si faceva. Ovvero quel fratello minore che non ha creduto alla sorella stuprata ma piuttosto all’amico stupratore, infliggendo a lei e ai genitori una ferita - forse - insanabile.
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