La Nuova Sardegna

Matteotti, contro il fascismo libertà e giustizia

di RICCARDO NENCINI
Matteotti, contro il fascismo libertà e giustizia

“Solo” ricostruisce la biografia del dirigente Psi dall’infanzia all’opposizione che gli costò la vita

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Pubblichiamo un brano del romanzo di Riccardo Nencini “Solo”, appena uscito per Mondadori.

* * *di RICCARDO NENCINI

Marzo1923

Vivo nell’imbroglio di giornate dove la soddisfazione è merce rara. Mi sento come un fossile allo sbaraglio. Non lo nego: spesso mi sorprende il desiderio di mollare. Per fortuna, ho accumulato una buona dose di vitalità, di tenacia trentina, montanara, che mi spingono a resistere come il mulo degli alpini. Quando poi il governo cancella la festa del 1° maggio e fa strame delle otto ore, l’odio mi acceca e moltiplico le energie. Meglio frequentare la palestra della libertà che sopravvivere nella precarietà che ci separa dal mondo.

Spero proprio che questa fatica serva a qualcosa. Immaginare risposte fuori dal comune, questo va fatto ora che in cento, in mille gli fanno la ruota. Non basta battere la strada tracciata. Ci vuole di più.

Se hai una buona mossa da fare, cercane una migliore.

Alla ventura, senza un momento di sosta, una primavera di fuoco. Su e giù per la penisola e ancora non basta, via, lontano, anche all’estero benché il passaporto mi sia stato negato dopo che in Francia ho ridicolizzato il governo del duce.

Tanto per cominciare ho alzato la mira senza guardare in faccia nulla e nessuno. L’obiettivo non cambia: la missione è incornare l’innominabile, come per un esploratore le sorgenti del Nilo. Ora che Benito rappresenta l’Italia nel mondo e si protende verso l’eternità, ora sì che va fatto conoscere per quello che è. Un dittatore in potenza, per di più senza scrupoli. Complicato con i pochi mezzi che ho e con il vento vigliacco che tira. Di là c’è una batteria di cannoni, di qua cerbottane. Il partito non brilla, lo spazio parlamentare si è ridotto a una festa frugale, e poi sono quasi solo lassù, nella fortezza sbrecciata ai confini del mondo. Anziché “Tempesta” dovrebbero ribattezzarmi con un altro aggettivo: “Ultimo”.

All’estero dunque, a scalfire il mito nascente. Già, perché Mussolini, a un generale che gli proponeva di scrivere pagine di storia sul recente conflitto mondiale, ha risposto: «Non è tempo di storia. È tempo di miti». Di miti, proprio così. Si sentirà Giove Pluvio. E infatti vaga- bonda per le strade di Roma alla guida di un’Alfa Romeo ros- sa fiammante, a Cremona dialoga con la folla nemmeno fosse D’Annunzio, accoglie gli operai della Fiat con una pacca sulle spalle e li rabbonisce con un “camerati”, a Predappio ha perfino strappato il piccone dalle mani di un vecchio compagno di scuola e ha sudato frantumando un blocco di pietra. Dopo aver baciato l’anello al capo massone, durante i lavori del Gran Consiglio ha dichiarato l’iscrizione al Partito fascista incompatibile con l’appartenenza alle logge. Che ipocrita! Italo Balbo e Cesare Rossi, che pisciano dal suo stesso buco, si sono astenuti, e in due si sono imboscati lungo le scale. Se rovisti nel guardaroba, dalla gruccia pende un bel grembiulino.

Il “figlio del popolo” è abile, persuasivo, nulla in comune con chi si è seduto a palazzo Chigi prima di lui. Contrastarlo è un’operazione difficile. La gente dimentica in fretta, si fa affascinare da un gesto. E poi, ovvio, ripugna il rischio, si alli- nea alla velocità della luce. C’è di più: lui riesce a sedurla pro- prio come mi raccontano i compagni che l’hanno conosciuto dieci anni fa. Lo adoravano.

Quando mai il capo del governo si è calato nelle piazze per farsi toccare, baciare, per bere un quartino di vino con gli operai in un’osteria popolare, quando mai? Addirittura, a palazzo Tittoni, la sua nuova residenza romana, convive con un leoncino regalatogli dal proprietario di un circo. Chissà dove l’avrà rinchiuso. Nel bagno della domestica?

C’è dell’altro da considerare. Le donne. Con sua moglie confinata a Milano e Margherita Sarfatti in viaggio tra i Navigli e il Tevere, dappertutto si vocifera di un’esplosione di avventure galanti buone per irritare la scorta e per conquistarsi il favore dell’italico maschio.

L’uomo piace, veste i panni dell’italiano medio, si fa foto- grafare con la barba di un giorno, lavora duro per il bene di tutti. Finge di essere uguale agli altri, gli stessi vizi, lo stesso travaglio. Si è fatto dal nulla.

Sta di fatto che ormai si rasenta l’idolatria. Tutti ammaliati e col naso all’insù, anche se di ciò che ha promesso – salari più alti, lotta alla disoccupazione – meno di zero. Non si è perso nemmeno l’eruzione dell’Etna. Via, di corsa in Sicilia. Un giornalista locale ha benedetto la visita con un fondo a dir poco apologetico: «Il fiume di lava che scorreva lungo il fianco ardente del vulcano si è arrestato davanti al fuoco ancor più ardente dei suoi occhi». Proprio così! A giorni grideranno al miracolo.

© 2021 Mondadori Libri S.p.A., Milano

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