Grandi scrittori sardi
Le novelle di Salvator Ruju
Domenica sarà in edicola con La Nuova, in omaggio, il quarto volume della collana “Grandi scrittori sardi”, che conterrà una scelta delle novelle di Salvator Ruju. Per quanto fosse affezionato alla...
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Domenica sarà in edicola con La Nuova, in omaggio, il quarto volume della collana “Grandi scrittori sardi”, che conterrà una scelta delle novelle di Salvator Ruju. Per quanto fosse affezionato alla sua città, Sassari, e alla sua famiglia, e avesse anche una fidanzata, Salvator Ruju decise di trasferirsi a Roma. Aveva 24 anni e si era appena laureato in Giurisprudenza. Ben presto, grazie all’amico Guelfo Civinini, iniziò a scrivere su giornali e riviste, e intanto dava conto delle sue esperienze nelle «Note romane» che inviava alla «Nuova Sardegna». Queste collaborazioni, che gli consentivano tra l’altro di mantenersi, gli diedero anche l’occasione di scrivere delle novelle, che ambientava nell’isola. Ruju progettò di raccoglierle in volumi: da Cagliari Raffa Garzia, che lo aveva invitato a collaborare al suo «Bullettino Bibliografico Sardo», annunciava che erano previsti tre volumi, intitolati «Sardegna barbara», «Sardegna eroica», «Sardegna vittoriosa». Egli infatti non intendeva rappresentare l’isola nella sua staticità – cosa che rimproverava alla Deledda –, ma cogliendo gli elementi che indicavano un suo lento movimento verso la modernità, attraverso l’abbandono, doloroso ma necessario, delle tradizioni più radicate. Per questo piuttosto che in Barbagia preferiva ambientare le sue storie in luoghi come la Nurra, Sassari, Alghero.
Poi Ruju tornò in Sardegna, si sposò e si diede all’insegnamento. Preso dalla famiglia e dal lavoro, dovette ridurre il tempo dedicato alla scrittura e, mentre maturava il passaggio alla poesia in sassarese, lasciò cadere il progetto di ripubblicare le novelle. Non si preoccupò neppure di raccoglierle, così che la nipote Caterina, quando ha deciso di pubblicarne una raccolta postuma (uscita nel 1996), ha avuto difficoltà a rintracciarle: non si hanno infatti notizie certe sulle sue numerose collaborazioni, e non si conoscono tutti i nomi d’arte sotto i quali amava nascondersi. Ad ogni modo nel corso del riordino del suo «monumentale archivio» sono state rintracciate le 21 novelle e le due varianti che sono entrate a costituire il volume. Il quale, scrive nella prefazione Nicola Tanda, «non solo integra il profilo del poeta Ruju con quello del narratore, che ci era sconosciuto, ma ci rivela al tempo stesso tanti aspetti della sua formazione che mancavano finora allo studioso per delinearne la figura».
Poi Ruju tornò in Sardegna, si sposò e si diede all’insegnamento. Preso dalla famiglia e dal lavoro, dovette ridurre il tempo dedicato alla scrittura e, mentre maturava il passaggio alla poesia in sassarese, lasciò cadere il progetto di ripubblicare le novelle. Non si preoccupò neppure di raccoglierle, così che la nipote Caterina, quando ha deciso di pubblicarne una raccolta postuma (uscita nel 1996), ha avuto difficoltà a rintracciarle: non si hanno infatti notizie certe sulle sue numerose collaborazioni, e non si conoscono tutti i nomi d’arte sotto i quali amava nascondersi. Ad ogni modo nel corso del riordino del suo «monumentale archivio» sono state rintracciate le 21 novelle e le due varianti che sono entrate a costituire il volume. Il quale, scrive nella prefazione Nicola Tanda, «non solo integra il profilo del poeta Ruju con quello del narratore, che ci era sconosciuto, ma ci rivela al tempo stesso tanti aspetti della sua formazione che mancavano finora allo studioso per delinearne la figura».
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