La Nuova Sardegna

Mariangela D'Abbraccio porta in scena lo Springsteen poeta

Alessandro Pirina
Mariangela D'Abbraccio porta in scena lo Springsteen poeta

Alla Notte dei poeti di Nora la signora del teatro racconta il gigante della musica

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Più poeta che rockstar. La signora del teatro racconta il gigante della musica. Ma è un incontro insolito, il loro. Mariangela D’Abbraccio (nella foto di Salvatore Pastore) non porta in scena il rock di Bruce Springsteen, ma le sue parole, quella sua visione del sogno americano che troppo spesso anziché realizzarsi si infrange. “Come un killer sotto il sole” è il titolo dello spettacolo che l’attrice napoletana, diretta da Francesco Tavassi, porterà venerdì 2 luglio alla Notte dei Poeti, appuntamento alle 20 nell’area archeologica di Nora. Secondo evento della 39esima edizione della rassegna estiva targata Cedac che si aprirà il giorno prima con l’insolita coppia Aldo Cazzullo-Piero Pelù che racconteranno, anche loro tra parole e musica, Dante Alighieri.

D’Abbraccio, come nasce il suo legame con Bruce Springsteen?
«Sinceramente questo rapporto è un po’ strano. L’ho sempre apprezzato, ma non posso dire che lo conoscessi benissimo, che fossi una sua accanita fan. Non lo seguivo, insomma. Anche se mi sono sempre piaciute l’anima e la forza che mette in tutto, la sua grande comunicatività. L’incontro vero, però, è stato con questo libro».

“Bruce Springsteen. Come un killer sotto il sole – testi scelti 1972 – 2017”, edizione critica a cura di Leonardo Colombati, pubblicato da Mondadori.
«Sì, un anno fa ero alla Feltrinelli, aspettavo una persona e mi sono imbattuta in questo libro con tutti i suoi testi tradotti in italiano. Ne sono rimasta folgorata. Le sue canzoni lette nella nostra lingua mi sono subito parse potentissime. E da attrice mi è subito venuta la voglia di mettere in scena questa cosa pazzesca».

Cosa l’ha colpita di Springsteen?
«Il suo modo di scrivere veramente visionario. Mi sono resa conto di essere di fronte a un poeta dello stesso livello di quelli del repertorio classico. Un poeta moderno, contemporaneo che ti porta all’interno di una dura realtà. Ho voluto fare questo spettacolo senza mai pensare alla musica. Io sono lì a ricordare non la rockstar ma il poeta».

Quindi, lei porta sul palco Bruce Springsteen senza essere mai andata a un suo concerto?
«Proprio così. L’ho visto in tv, ho ascoltato le sue interviste come si può seguire una grande rockstar. Ma mai stata una fan. Lo spettacolo nasce da una folgorazione. D’altronde, la sua è anche la nostra poesia contemporanea. Alcuni autori e cantautori sono i grandi poeti di oggi».

Non è la prima volta che lei porta in scena i testi delle canzoni di un grande artista musicale. Anni fa fece incontrare sul palco le parole di Pino Daniele con quelle di Eduardo.
«In quella occasione volli mescolare due autori che hanno molte cose in comune e che ho incontrato nella mia vita. Ma anche un’altra volta feci uno spettacolo su Totò come autore di canzoni e di testi. La figlia Liliana mi inviò anche alcuni inediti. Fu una cosa molto importante e venne fuori anche un disco».

Nella sua vita la musica ha avuto da sempre un ruolo molto importante.
«Mio nonno era primo violino al San Carlo, mio zio e i miei fratelli sono tutti musicisti. E anche io da ragazza lavoravo nella musica e ho tante amicizie che arrivano da quell’ambito. Io provengo da una famiglia per metà nella musica, per metà nella recitazione. Queste due cose si fondono bene e io le ho sempre immaginate insieme. Bruce Springsteen, per esempio, scrive testi che sembrano monologhi di teatro».

Torniamo a Springsteen: quali sono i punti fermi dei suoi testi e quale è stata invece la sua evoluzione negli anni?
«A parte la difesa dei più deboli, le ingiustizie del mondo, nei suoi testi c’è il sogno americano. Che spesso però ti delude e diventa un sogno infranto che poi viene difficile cancellare. Springsteen invita a coltivare i sogni, ma nelle sue parole c’è anche la consapevolezza che possono non realizzarsi. E poi tra gli altri temi non manca l’immigrazione. Lui tra l’altro è mezzo campano, la madre Adele Zerilli, è originaria di Vico Equense. Gli italiani, come anche gli irlandesi, gli afroamericani, sono persone che hanno fatto grande l’America».

Possiamo definire questo suo viaggio nelle parole di Bruce Springsteen un affresco del Novecento?
«Sì, è proprio un affresco. È un viaggio che racconta parte della nostra storia attraverso la sua storia personale. Nei suoi testi ci sono pezzi di umanità. Mi piacerebbe che i giovani italiani leggessero questi brani tradotti».

A proposito di giovani, che ne pensa dei generi musicali più in voga oggi, dal rap alla trap, in cui le parole contano più della musica?
«Mi piacciono, anche se qui in Italia mi sembra se ne faccia un cliché, un’imitazione di quello americano. Vedo certi atteggiamenti che mi fanno sorridere: i movimenti delle mani, il modo di vestirsi, di indossare gli anelli. Ma al di là di questo i testi sono interessanti, alcuni anche molto belli. Non mi riferisco certo alle canzoni estive superficialotte, ma ci sono brani che mi piacciono, apprezzo proprio il contesto, il loro messaggio un po’ sporco e cattivo. Sarebbe bello se i rapper si togliessero di dosso tutti quei fronzoli e rimanesse solo la parola».

Dopo un anno e mezzo sono ripartiti gli spettacoli dal vivo: come sta vivendo questo momento?
«Ho fatto due eventi ristretti a Roma, ora sono curiosa di vedere come sarà Nora. Con la Notte dei Poeti ripartiamo seriamente. Ancora sono un po’ frastornata da questo anno e mezzo di stop, adesso è arrivato tanto lavoro, tutto assieme. È un bellissimo segno, ma speriamo che questa sia una vera ripartenza per non fermarci più. Perché in caso contrario, non riusciremo più a rialzarci».
 

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