Un libro per i 130 anni del giornale
“Terra nostra” con La Nuova
Per i cento anni della Nuova è nelle edicole (al prezzo di 9,50 euro oltre quello del quotidiano) il volume “Terra nostra”, con i racconti di nove scrittori che così celebrano l’anniversario. Ecco l’i...
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Per i cento anni della Nuova è nelle edicole (al prezzo di 9,50 euro oltre quello del quotidiano) il volume “Terra nostra”, con i racconti di nove scrittori che così celebrano l’anniversario. Ecco l’indice; “La sonnambula - Una storia sassarese” di Bianca Pitzorno; “L’ultima estate nuorese” di Marcello Fois; “Il ponte dei corvi” di Vanessa Roggeri; “Due giorni, due notti” di Gianni Tetti; “Il biondo” di Flavio Soriga; “Il tuo riflesso” di Piergiorgio Pulixi; “Infinito cavalcare” di Alberto Capitta; “Circondami” di Savina Dolores Massa; “Il cielo stellato sopra di me” di Graziella Monni.
Scrive nell’introduzione il direttore della Nuova Antonio Di Rosa: «Solo per noi, per i 130 anni della Nuova Sardegna. Nove scrittori si sono cimentati per regalare ai lettori di questo storico quotidiano un frammento della loro creatività. Un modo per celebrare il compleanno di un giornale nato alla fine dell’Ottocento. E noi siamo grati a Bianca Pitzorno, Marcello Fois, Vanessa Roggeri, Gianni Tetti, Flavio Soriga, Piergiorgio Pulixi, Alberto Capitta, Savina Dolores Massa e Graziella Monni per aver aderito al nostro invito. Ognuno di loro ha frugato nei propri ricordi per proiettare in un libro una storia da dedicare a tutti noi».
«La letteratura – scrive ancora Di Rosa – è il punto più alto del rapporto con il quotidiano perché ne migliora i contenuti, induce a riflettere, ispessisce l’offerta di ogni giorno con una profondità che noi semplici cronisti non possiamo permetterci. Una sorta di incrocio tra intuizione rapida dei fatti che passano sotto i nostri occhi e la lente di ingrandimento dello scrittore che sublima il reale. Non potremmo fare a meno di loro perché sono i tasselli del nostro patrimonio di idee, delle nostre analisi, della lettura alta di una realtà in perenne cambiamento. In 130 anni questo giornale ha raccontato guerre mondiali, nascita e morte dei partiti, la violenza del banditismo criminale, gli assalti indiscriminati del terrorismo, l’avvento del turismo fino alla pandemia dei nostri giorni. Gli scrittori servono per indurci a superare la superficialità delle cose e stimolarci a capire con più argomenti i fenomeni che transitano sotto i nostri occhi. L’elogio della cultura diventa un automatismo in un Paese che disprezza gli scrittori, che li confina in un angolo se non sono schierati. Noi, per fortuna, siamo oltre, favoriamo il pluralismo delle opinioni per far crescere giovani e adulti».
Scrive nell’introduzione il direttore della Nuova Antonio Di Rosa: «Solo per noi, per i 130 anni della Nuova Sardegna. Nove scrittori si sono cimentati per regalare ai lettori di questo storico quotidiano un frammento della loro creatività. Un modo per celebrare il compleanno di un giornale nato alla fine dell’Ottocento. E noi siamo grati a Bianca Pitzorno, Marcello Fois, Vanessa Roggeri, Gianni Tetti, Flavio Soriga, Piergiorgio Pulixi, Alberto Capitta, Savina Dolores Massa e Graziella Monni per aver aderito al nostro invito. Ognuno di loro ha frugato nei propri ricordi per proiettare in un libro una storia da dedicare a tutti noi».
«La letteratura – scrive ancora Di Rosa – è il punto più alto del rapporto con il quotidiano perché ne migliora i contenuti, induce a riflettere, ispessisce l’offerta di ogni giorno con una profondità che noi semplici cronisti non possiamo permetterci. Una sorta di incrocio tra intuizione rapida dei fatti che passano sotto i nostri occhi e la lente di ingrandimento dello scrittore che sublima il reale. Non potremmo fare a meno di loro perché sono i tasselli del nostro patrimonio di idee, delle nostre analisi, della lettura alta di una realtà in perenne cambiamento. In 130 anni questo giornale ha raccontato guerre mondiali, nascita e morte dei partiti, la violenza del banditismo criminale, gli assalti indiscriminati del terrorismo, l’avvento del turismo fino alla pandemia dei nostri giorni. Gli scrittori servono per indurci a superare la superficialità delle cose e stimolarci a capire con più argomenti i fenomeni che transitano sotto i nostri occhi. L’elogio della cultura diventa un automatismo in un Paese che disprezza gli scrittori, che li confina in un angolo se non sono schierati. Noi, per fortuna, siamo oltre, favoriamo il pluralismo delle opinioni per far crescere giovani e adulti».
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