Lo Scoglio, piatti acchiappa big
Il maxi televisore avuto in omaggio da Luisito Suarez. Il risotto ai frutti di mare chiesto all'alba da Vasco Rossi. La lettera della prima donna ministro in Italia, Tina Anselmi. La cena pagata per...
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Il maxi televisore avuto in omaggio da Luisito Suarez. Il risotto ai frutti di mare chiesto all'alba da Vasco Rossi. La lettera della prima donna ministro in Italia, Tina Anselmi. La cena pagata per sanare una multa dal nazionale cileno Gary Medel ai compagni del Bologna. La confidenza maturata con Francesco Cossiga. Le ostriche predilette dal cardinale Mario Francesco Pompedda. I complimenti del presidente Sergio Mattarella. Cartoline dal ristorante Lo scoglio. Firmate da Alessandro Manconi.
Storie di uomini, atmosfere, eventi. Strette di mano, sguardi, intese. Tra lampade griffate, tovaglie di Fiandra, calici di cristallo e vista magistrale sul golfo degli Angeli, a due passi dal Borgo Sant'Elia. Dal 1958 il ristorante fondato dal padre Giovanni è un'istituzione senza fine. E non solo per le rinomate linguine all'aragosta. Alessandro racconta, si gode una sigaretta («Ho quasi smesso»), mette in fila la vita di un luogo, comunque la si veda, speciale. Confessionale laico, spirituale, imprenditoriale, politico e sportivo. Sede di accordi, strategie, scontri accesi tra poteri e contropoteri, palesi e occulti. Oasi riservata per giudici, grand commis e faccendieri, salotto del mondo dorato o quasi che cavalca business, arte e spettacolo.
«Mio padre non aveva un carattere facile – dice Alessandro – ma un cuore grande così. Coltivava relazioni e amicizie, anche delicate. Sì, ho avuto un'eredità mica male». Sposato con la giornalista Maria Spigonardo, strafelici genitori di Giovanni jr, Alessandro è burbero e socievole a dosi alterne. Gran conoscitore della città e dei suoi protagonisti, il ristoratore mescola rispetto per l'ospite e serietà nel dare un servizio all'altezza delle aspettative. «Come nasco? A calci nel sedere. Li prendevo da mio padre e dai camerieri. Da ragazzino portavo i cestini del pane e l'acqua, nulla più. Non ero il figlio del proprietario ma l'ultimo arrivato». Giovanni Manconi è stato un pioniere della cucina sarda. «Il sabato sera mio padre aveva in fila le cento persone più importanti di Cagliari e non solo. Ho avuto in dote un mestiere duro ma ricco di gratificazioni». Pausa. Boccata e via. «Ho iniziato a lavorare nel 1982. Avevo passione e voglia di non farmi trovare impreparato. Ero curioso, volevo mettermi alla prova. Mio padre se ne è andato otto anni e mezzo fa. La sua pagella se fosse tra noi? Le cose funzionano. Mi direbbe alla sua maniera di proseguire su questa strada».
Quattordici dipendenti, oltre un milione di euro di fatturato annuo, lo Scoglio tiene alto il vessillo della buona cucina cagliaritana. «Nel menù tipico ci sono risotti, fregola, penne, spaghettoni con i crostacei, grigliate e fritti. Ma abbiamo ampliato con i piatti marinati e i crudi. Ad esempio, le capesante con foie gras e mango, i gamberi con melanzane e pere. E abbiamo innovato con paccheri al ragù di cernia e tonnarelli al nero di seppia». Padelle, emulsioni, spezie. La tradizione prosegue. E fa proseliti. Nei settori produttivi, decisionali, ecclesiastici. «Avremo a breve qui da noi l'arcivescovo Giuseppe Baturi, sarà un piacere conoscerlo. Detto di monsignor Pompedda, ricordo anche l'arcivescovo Mani, appassionato dei gamberoni alla brace. Industriali? Angelo Moratti ha brindato qui per l'acquisto dei terreni su cui è sorta la Saras. Passava Nino Rovelli: il duo possedeva il Cagliari dello scudetto. Veniva a trovarci anche l'Aga Khan. Volti attuali? Gli imprenditori Carlo De Benedetti e Renato Soru».
Aziende, potere, politica. «Giulio Andreotti era sempre da noi dopo le visite in città. Ricordo Cirino Pomicino, Arnaldo Forlani, Nilde Iotti e Tina Anselmi, ministro della Salute. Scrisse a mio padre, si complimentava per la frittura e per la toilette pulita». Ma il top di gamma riguarda Cossiga. «Mio padre era di Bono e la moglie del presidente era sua compaesana. Erano quasi di famiglia. L'attualità? Dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, persona squisita, a Matteo Salvini, Christian Solinas, Maria Elisabetta Casellati e Luigi Di Maio». Altra pausa: «L'attuale ministro degli Esteri e allora vice premier ha incontrato da noi la compagna, la giornalista cagliaritana Virginia Saba: direi che anche sentimentalmente portiamo bene».
Alessandro viene richiamato in cucina. «Oggi abbiamo caponi e triglie bellissime, da Sant'Antioco sono arrivate aragoste spaziali. Cosa preparerei all'amico del cuore? Cose semplici: spaghetti alle arselle e gamberi alla brace».
Storie di uomini, atmosfere, eventi. Strette di mano, sguardi, intese. Tra lampade griffate, tovaglie di Fiandra, calici di cristallo e vista magistrale sul golfo degli Angeli, a due passi dal Borgo Sant'Elia. Dal 1958 il ristorante fondato dal padre Giovanni è un'istituzione senza fine. E non solo per le rinomate linguine all'aragosta. Alessandro racconta, si gode una sigaretta («Ho quasi smesso»), mette in fila la vita di un luogo, comunque la si veda, speciale. Confessionale laico, spirituale, imprenditoriale, politico e sportivo. Sede di accordi, strategie, scontri accesi tra poteri e contropoteri, palesi e occulti. Oasi riservata per giudici, grand commis e faccendieri, salotto del mondo dorato o quasi che cavalca business, arte e spettacolo.
«Mio padre non aveva un carattere facile – dice Alessandro – ma un cuore grande così. Coltivava relazioni e amicizie, anche delicate. Sì, ho avuto un'eredità mica male». Sposato con la giornalista Maria Spigonardo, strafelici genitori di Giovanni jr, Alessandro è burbero e socievole a dosi alterne. Gran conoscitore della città e dei suoi protagonisti, il ristoratore mescola rispetto per l'ospite e serietà nel dare un servizio all'altezza delle aspettative. «Come nasco? A calci nel sedere. Li prendevo da mio padre e dai camerieri. Da ragazzino portavo i cestini del pane e l'acqua, nulla più. Non ero il figlio del proprietario ma l'ultimo arrivato». Giovanni Manconi è stato un pioniere della cucina sarda. «Il sabato sera mio padre aveva in fila le cento persone più importanti di Cagliari e non solo. Ho avuto in dote un mestiere duro ma ricco di gratificazioni». Pausa. Boccata e via. «Ho iniziato a lavorare nel 1982. Avevo passione e voglia di non farmi trovare impreparato. Ero curioso, volevo mettermi alla prova. Mio padre se ne è andato otto anni e mezzo fa. La sua pagella se fosse tra noi? Le cose funzionano. Mi direbbe alla sua maniera di proseguire su questa strada».
Quattordici dipendenti, oltre un milione di euro di fatturato annuo, lo Scoglio tiene alto il vessillo della buona cucina cagliaritana. «Nel menù tipico ci sono risotti, fregola, penne, spaghettoni con i crostacei, grigliate e fritti. Ma abbiamo ampliato con i piatti marinati e i crudi. Ad esempio, le capesante con foie gras e mango, i gamberi con melanzane e pere. E abbiamo innovato con paccheri al ragù di cernia e tonnarelli al nero di seppia». Padelle, emulsioni, spezie. La tradizione prosegue. E fa proseliti. Nei settori produttivi, decisionali, ecclesiastici. «Avremo a breve qui da noi l'arcivescovo Giuseppe Baturi, sarà un piacere conoscerlo. Detto di monsignor Pompedda, ricordo anche l'arcivescovo Mani, appassionato dei gamberoni alla brace. Industriali? Angelo Moratti ha brindato qui per l'acquisto dei terreni su cui è sorta la Saras. Passava Nino Rovelli: il duo possedeva il Cagliari dello scudetto. Veniva a trovarci anche l'Aga Khan. Volti attuali? Gli imprenditori Carlo De Benedetti e Renato Soru».
Aziende, potere, politica. «Giulio Andreotti era sempre da noi dopo le visite in città. Ricordo Cirino Pomicino, Arnaldo Forlani, Nilde Iotti e Tina Anselmi, ministro della Salute. Scrisse a mio padre, si complimentava per la frittura e per la toilette pulita». Ma il top di gamma riguarda Cossiga. «Mio padre era di Bono e la moglie del presidente era sua compaesana. Erano quasi di famiglia. L'attualità? Dal capo dello Stato, Sergio Mattarella, persona squisita, a Matteo Salvini, Christian Solinas, Maria Elisabetta Casellati e Luigi Di Maio». Altra pausa: «L'attuale ministro degli Esteri e allora vice premier ha incontrato da noi la compagna, la giornalista cagliaritana Virginia Saba: direi che anche sentimentalmente portiamo bene».
Alessandro viene richiamato in cucina. «Oggi abbiamo caponi e triglie bellissime, da Sant'Antioco sono arrivate aragoste spaziali. Cosa preparerei all'amico del cuore? Cose semplici: spaghetti alle arselle e gamberi alla brace».
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