Lutto nel mondo dello spettacolo: è morta Raffaella Carrà
Lo ha annunciato l'ex compagno Sergio Iapino
ROMA. È morta Raffaella Carrà. «Raffaella ci ha lasciati. È andata in un mondo migliore, dove la sua umanità, la sua inconfondibile risata e il suo straordinario talento risplenderanno per sempre». Con queste parole l'ex compagno Sergio Iapino dà il triste annuncio unendosi al dolore degli adorati nipoti Federica e Matteo, di Barbara, Paola e Claudia Boncompagni, degli amici di una vita e dei collaboratori più stretti.
Raffaella Carrà, nome d'arte di Raffaella Maria Roberta Pelloni, era nata a Bologna il 18 giugno del 1943, aveva 78 anni ed è stata showgirl, cantante, ballerina, attrice, conduttrice televisiva e radiofonica e autrice televisiva in Italia e in Spagna.
L'artista si è spenta alle 16.20 di oggi 5 luglio, dopo una malattia, ma non ha mai voluto far trapelare la sua sofferenza.
Napoletani e tifosi azzurri la ricordano anche per la sorpresa che fece a tutti nel 1998. La showgirl invitò a ‘Carramba che Fortuna’ Diego Armando Maradona giocatore ex del Napoli che non era più tornato in Italia dopo l’addio agli azzurri. Il ritorno di Maradona in Italia grazie a Raffaella Carrà fu un successo enorme che i napoletani ancora ricordano.
Nel corso della sua carriera, ha venduto oltre 60 milioni di dischi e durante una puntata di Domenica In condotta da Pippo Baudo ha inoltre dichiarato di possedere 22 dischi tra platino e oro.
Nell'autunno 2020 il quotidiano britannico The Guardian incoronò Raffaella Carrà come sex symbol europeo, definendola «l'icona culturale che ha insegnato all'Europa le gioie del sesso».
Nella stagione 1969-1970 arrivò il successo televisivo, nello spettacolo Io, Agata e tu (con Nino Taranto e Nino Ferrer), in cui Carrà lanciava un nuovo stile di showgirl, scattante e moderna. Nell'autunno dello stesso anno fu al fianco di Corrado in Canzonissima, dove diede scandalo per l'ombelico scoperto mostrato nella sigla d'apertura Ma che musica maestro!, che raggiunse le vette delle classifiche, vendendo 200.000 copie. Nel 1971 fu di nuovo a Canzonissima, dove vide entrare in classifica tre singoli: la sigla Chissà se va, Maga Maghella (destinata al pubblico infantile) e il celebre Tuca tuca. Quest'ultimo dalla terza puntata del programma venne censurato dalla Rai per via della coreografia giudicata troppo audace e provocatoria. Solo dopo l'esibizione insieme con Alberto Sordi, il ballo superò le censure e le polemiche iniziali, diventando un autentico fenomeno popolare.
È dello stesso anno il primo album pubblicato dalla cantante, Raffaella, pubblicato sull'onda del grande successo di Canzonissima 1970 e di quello personale della vedette. Contiene Ma che musica maestro, sigla del programma. Nello stesso anno pubblicò un altro album di successo, Raffaella Carrà, contenente anche il brano Borriquito, primo successo sul mercato latino.
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