Il filo di Caterina Murino sulle donne
L'attrice cagliaritana in scena alla Notte dei Poeti di Nora parla di teatro e questione femminile
Caterina Murino in scena la condizione della donna. Dall’Antica Grecia fino ai giorni nostri. Un viaggio nell’universo femminile attraverso il racconto di grandi donne della mitologia greca, da Elena a Lisistrata, da Medea a Fedra. “Il filo di Arianna” è lo spettacolo che l’attrice cagliaritana, diretta da Stefano Artissunch - che l’affianca anche sul palco - porta in tournée nell’isola. Si parte domani alle 21 allo Quarter di Alghero, per poi proseguire venerdì al teatro Ceroli di Porto Rotondo, sabato al teatro comunale di San Gavino Monreale e domenica alle ex caserme Mura di Macomer. Un tour firmato Cedac che vede il ritorno di Caterina Murino in Sardegna dopo qualche anno di assenza.
Cosa rappresenta il filo di Arianna?
«Grazie al suo filo Arianna riuscì a liberare Teseo dal labirinto dopo avere ucciso il Minotauro. Noi useremo il filo di Arianna per attraversare la condizione delle donne nel tempo, dall’Antica Grecia fino ai giorni nostri. Racconteremo le loro fragilità e i dolori mostruosi che gli uomini hanno fatto subire alle donne. Fino alla violenza di questa epoca. E proprio per questo motivo leggeremo anche un messaggio dell’associazione Telefono rosa di Nuoro».
Perché ancora oggi, a distanza di secoli, non si è arrivati a una parità di condizioni tra uomo e donna?
«Perché l’uomo è inferiore alla donna. E lo dice una che non è per nulla femminista. Io sono l’unica che ha portato in scena un testo come “L’idea di ucciderti”. Il caso di un femminicidio in cui però colei che ha creato il caso dell’uccisione era una donna. Una vicenda in cui all’inizio era l’uomo a essere preso di mira. C’era chi non voleva che lo spettacolo venisse portato in Sardegna. Dico questo perché io sono convinta che uomo e donna siano complementari, il mondo non può esistere senza uomini o donne. Il problema è che la donna è superiore all’uomo...».
Superiore in che senso?
«Ha il potere immenso di creare umanità. E su questa base l’uomo ha cercato di fare valere il suo potere sulle donne. Ha ragione Medea quando dice che l’uomo ha infilato nel nostro cervello l’idea che loro a 50 anni hanno fascino mentre noi donne siamo sfasciate. E noi abbiamo abboccato. Nello spettacolo c’è tutta una filosofia psicologica di come e quanto le donne hanno subito nei secoli, fino ad arrivare ai giorni nostri».
La parità tra uomo e donna è ancora molto lontana?
«Dipende dal tipo di società. Da noi per esempio vige sempre una sorta di matriarcato, uno dei pochi casi nel mondo. Ci sono Paesi che lottano e alla fine riescono a fare vivere la loro società normalmente, altri purtroppo in cui le donne resteranno sempre sottomesse e non riusciremo mai a vederle libere».
Ci sono differenza tra Italia e Francia?
«Ma no, siamo in Europa e la condizione della donna è uguale. E non voglio soffermarmi sulla solita questione degli uomini pagati più delle donne. Posso dire però che ci sono tante donne - che io ho conosciuto - che hanno un grande potere sugli uomini, ma di cui non parliamo mai».
A proposito di donne di potere e successo, è morta Raffaella Carrà: l’ha mai incontrata?
«Purtroppo no. Ma la Carrà non è solo spettacolo, è stata un pezzo importante della nostra gioventù. Io ormai da 18 anni cnon vivo più in Italia e non conosco la tv di oggi, ma credo che di talenti come la Carrà non ce ne siano molti».
Com’è stato il ritorno sul palco dopo lo stop ?
«Meraviglioso. Ho avuto l’onore di aprire il festival di Nervi a Genova con “Sogno di una notte di mezza estate”. Abbiamo fatto poche prove, e c’era un po’ di paura, ma è stato bellissimo».
L’anno scorso ha girato tre film in Italia, uno in Francia e uno in Spagna: quando usciranno?
«Le date purtroppo non le conosco, ma ora preferisco concentrarmi sullo spettacolo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
