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IL CONCERTO 

A Riola Iosonouncane Domani canzoni da“Ira” live che gioca all’attacco

A Riola Iosonouncane Domani canzoni da“Ira” live che gioca all’attacco

“Ira” di Iosonouncane è un album che supera le etichette e prescinde dalle definizioni. Un disco arrembante. «Si, nel senso che per una serie di caratteristiche può esserlo. Ma è anche tracotante,...

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“Ira” di Iosonouncane è un album che supera le etichette e prescinde dalle definizioni. Un disco arrembante. «Si, nel senso che per una serie di caratteristiche può esserlo. Ma è anche tracotante, affermativo, abbastanza testardo, indubbiamente sfrontato. Un disco che gioca in attacco e non parte da presupposti difensivi. Barroso».

Domani alle 21 “Ira” risuonerà fragoroso e impattante negli spazi del Parco dei Suoni di Riola Sardo. Un luogo forgiato dallo scorrere del tempo e dal lavorare dell’uomo, l’ideale per dare sfogo e dimora all’unica data in Sardegna – organizzazione Mis Factory con la partecipazione di “Forma e poesia nel Jazz e Bar Florio – di Iosonouncane e del suo “Ira tour”.

Mille persone, un live, una location densa di suggestioni, un concerto intenso che scorre lungo un’ora e 50 minuti di sensazioni, di musica e musiche e impressioni che si intrecciano tra loro disegnando una trama complessa ma capace di puntare dritta alla mente. “Ira” scaturisce dalla fusione fra l’intuizione che esplode improvvisa e la somma delle tappe di un percorso artistico: «Una intuizione abbastanza improvvisa e immediata, pur nella su a inevitabile definitezza era piuttosto esaustiva. La scintilla scocca forse più di tre anni fa e ancora brilla: mi sono ritrovato a scrivere quotidianamente una quantità enorme di musica. Prima centellinavo, scrivevo poco. Oggi rispetto agli inizi ho 10 anni di esperienza in più – questo è il terzo album dell’artista di Buggerru –. Ho tecnica e capacità che ho affinato e che mi permettono di ottenere quel che ho in mente. Ira è anche frutto di un processo di sintesi di arrangiamento e produzione costante, che ha abbracciato due anni e interessato 15 ore di materiale che ho riascoltato per diversi mesi per arrivare alla sintesi finale».

“Ira”: esigenza, complessità, semplificazione, messaggio. «Non è una scelta che faccio a monte, non decido a priori di essere complesso. Ma quel che mi ritrovo a vivere è frutto di quel che ascolto e leggo. Obiettivamente i miei ascolti ormai da tempo non prevedono robe semplificate: non intendo semplici, ma proprio semplificate. È frutto del mio approccio alle cose, alla vita stessa. Negli ultimi anni c’è stato un capovolgimento di fronte, a dominare il mercato è la logica numeri che genera una corsa all’oro all’ombra dell’algoritmo. Si tende a produrre qualcosa di etichettatile. Ira risulta un lavoro alieno: non vuole sottostare a queste logiche». Un disco che si identifica con il suo demiurgo ma che è pensato per essere figlio di un’esperienza corale (scritto per sette musicisti): «Idea venuta sin dal principio. Andare in giro con una band dopo anni di autarchia. Meravigliosa esperienza, mi pacificato con un aspetto del fare musicista che mi aveva esasperato: andavo in giro da solo, sempre in treno, facendo decine di concerti l’anno. Era Sfibrante. Suonare con altre persone, vivere l’aspetto goliardico del fare musica è meraviglioso. Per questo ho deciso che voleva lavorare con altre persone. Ira è nato come disco corale, un coro che si muove magmatico e spettrale». Iosonouncane (Jacopo Incani) compie «l’ennesimo passo verso una mia specifica grammatica. Cerco il mio suono, come Coltrane. E nella mia testa tutto fila in maniera regolare e fluida». La Sardegna? «Quel che c’è di sardo in Ira è il mio approccio alla vita. Un senso di giudizio imminente, di fine dei tempi e fine del tempo, di vitalità disperata e ostinata. Al fondo del mio lavoro, oggi sradicato e lontano, c’è quel sentimento, quell’inconscio collettivo che riverbera nella mia persona. Non si smette mai di essere sardi».

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