«In scena il mio Pascoli noir»
segue dalla copertinaGuarda al futuro, alla ripresa, dunque, e se lo può permettere visto che a 87 anni ne dimostra venti di meno e non ha perso un briciolo di verve e di fascino, né la capacità di...
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segue dalla copertina
Guarda al futuro, alla ripresa, dunque, e se lo può permettere visto che a 87 anni ne dimostra venti di meno e non ha perso un briciolo di verve e di fascino, né la capacità di ammaliare con la voce impostata e lo sguardo profondo che gli spettatori hanno imparato ad amare dai tempi della tv in bianco e nero, quando Umberto Orsini impersonava, negli sceneggiati, figure come quella di Ivan nei “Fratelli Karamzov”. La tv fu la svolta per la sua popolarità ma la carriera di attore si sviluppa al cinema, dove fu scoperto da Fellini (“La dolce vita”) e valorizzato da Visconti (la caduta degli dei” e “Ludwig”) e soprattutto in teatro partendo dall’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio d’Amico” per proseguire con i primi successi con la Compagnia dei Giovani, le collaborazioni con Enrico Maria Salerno e Gabriele Lavia per la compagnia del Teatro Eliseo, di cui dal 1980 al 1997 è stato direttore artistico. Un’esperienza sterminata che passa dai personaggi del repertorio classico come Shakespeare agli antieroi della produzione contemporanea (da Miller a Strindberg a Pinter).
Certo, Pascoli eravamo abituati a considerarlo un poeta facile, romantico.
«Eppure in molte sue poesie, anche le più conosciute, c’è una vena oscura che ho voluto mettere in evidenza. Nella “Cavallina storna”, ad esempio, parla della misteriosa morte del padre e nella “Tovaglia” evoca la presenza di fantasmi che ritornano dal passato».
Sarà solo sul palcoscenico?
«Sì certo, e non reciterò ma leggerò le poesie, è una cosa diversa. In un reading l’attore non si rivolge al pubblico ma legge a modo suo i componimenti facendo emergere il sottotesto che si cela dietro ogni parola, verso o frase».
Dopo la tournée estiva riprenderà le repliche del “Costruttore Solness” di Alessandro Serra?
«No, purtroppo quel progetto è troppo costoso, con tante persone in scena, non potrà essere ripreso, adesso è il momento di riportare le persone a teatro con spettacoli più agili. Metterò in scena “Pour un oui ou pour un non” dell’autrice francese Nathalie Sarraute insieme a Franco Branciaroli. Un teatro di parola che dimostra come le frasi e i discorsi possano assumere significati del tutto diversi a seconda dell’intonazione e che quei significati possono trasformare le esistenze stesse delle persone. Insomma, offriremo uno spettacolo per le persone che amano davvero il teatro e che vogliono in tutti i modi che non muoia. Alla fine applaudiranno se stesse per aver avuto il coraggio di tornare nei luoghi chiusi nonostante la paura che ci accompagnerà, credo, per qualche anno».
A quanto sembra di capire lei continuerà a promuovere in tutti i modi questa forma d’arte. E visto il suo approccio così fresco alla vita viene da chiederle qual è il segreto della sua eterna giovinezza.
«Se c’è un segreto è il palcoscenico. È da lì che prendo la mia energia perché è nel palcoscenico che devo portare energia. Per stare in scena ogni giorno per più di un’ora ci vuole presenza mentale e forza fisica. Diciamo che faccio in modo di averla, quella forza».
Come?
«Con lo sport, prima di tutto. Gioco a tennis, nuoto e cammino tutti i giorni. Mangio pesce, verdure, queste cose».
È un salutista quindi?
«Non direi, ma sono attento alla salute, mi serve per stare sul palcoscenico, che è la mia ragione di vita».
Il grande pubblico la ricorda per le sue apparizioni negli sceneggiati, gli antenati delle serie tv, cosa pensa di quest’industria?
«Mi piace molto ma sono due cose diverse. Gli sceneggiati erano il teatro portato nel piccolo schermo, le serie tv invece sono cinema. Detto questo le guardo e mi piacciono molto».
Preferite?
«House of Cards”, prima di tutto ma anche “Breaking Bad” e “Mad Man”. Fra le italiane ho apprezzato “Il miracolo” di Ammaniti, “Gomorra” e “The New Pope” di Sorrentino, storie senza tempo e con grandi sceneggiature».
Invece a Nora porterà le atmosfere di Edgar Allan Poe.
«Sì, leggerò “Il Gatto Nero” che rivela l’abile costruzione di un racconto gotico in cui i lampi di follia e di mistero affascinano per la sua costante imprevedibilità. Alla fine leggerò una poesia di Ford Madox Ford su un attore che dice addio alle scene. Ma quello lo farò per scaramanzia».
Guarda al futuro, alla ripresa, dunque, e se lo può permettere visto che a 87 anni ne dimostra venti di meno e non ha perso un briciolo di verve e di fascino, né la capacità di ammaliare con la voce impostata e lo sguardo profondo che gli spettatori hanno imparato ad amare dai tempi della tv in bianco e nero, quando Umberto Orsini impersonava, negli sceneggiati, figure come quella di Ivan nei “Fratelli Karamzov”. La tv fu la svolta per la sua popolarità ma la carriera di attore si sviluppa al cinema, dove fu scoperto da Fellini (“La dolce vita”) e valorizzato da Visconti (la caduta degli dei” e “Ludwig”) e soprattutto in teatro partendo dall’Accademia nazionale d’arte drammatica “Silvio d’Amico” per proseguire con i primi successi con la Compagnia dei Giovani, le collaborazioni con Enrico Maria Salerno e Gabriele Lavia per la compagnia del Teatro Eliseo, di cui dal 1980 al 1997 è stato direttore artistico. Un’esperienza sterminata che passa dai personaggi del repertorio classico come Shakespeare agli antieroi della produzione contemporanea (da Miller a Strindberg a Pinter).
Certo, Pascoli eravamo abituati a considerarlo un poeta facile, romantico.
«Eppure in molte sue poesie, anche le più conosciute, c’è una vena oscura che ho voluto mettere in evidenza. Nella “Cavallina storna”, ad esempio, parla della misteriosa morte del padre e nella “Tovaglia” evoca la presenza di fantasmi che ritornano dal passato».
Sarà solo sul palcoscenico?
«Sì certo, e non reciterò ma leggerò le poesie, è una cosa diversa. In un reading l’attore non si rivolge al pubblico ma legge a modo suo i componimenti facendo emergere il sottotesto che si cela dietro ogni parola, verso o frase».
Dopo la tournée estiva riprenderà le repliche del “Costruttore Solness” di Alessandro Serra?
«No, purtroppo quel progetto è troppo costoso, con tante persone in scena, non potrà essere ripreso, adesso è il momento di riportare le persone a teatro con spettacoli più agili. Metterò in scena “Pour un oui ou pour un non” dell’autrice francese Nathalie Sarraute insieme a Franco Branciaroli. Un teatro di parola che dimostra come le frasi e i discorsi possano assumere significati del tutto diversi a seconda dell’intonazione e che quei significati possono trasformare le esistenze stesse delle persone. Insomma, offriremo uno spettacolo per le persone che amano davvero il teatro e che vogliono in tutti i modi che non muoia. Alla fine applaudiranno se stesse per aver avuto il coraggio di tornare nei luoghi chiusi nonostante la paura che ci accompagnerà, credo, per qualche anno».
A quanto sembra di capire lei continuerà a promuovere in tutti i modi questa forma d’arte. E visto il suo approccio così fresco alla vita viene da chiederle qual è il segreto della sua eterna giovinezza.
«Se c’è un segreto è il palcoscenico. È da lì che prendo la mia energia perché è nel palcoscenico che devo portare energia. Per stare in scena ogni giorno per più di un’ora ci vuole presenza mentale e forza fisica. Diciamo che faccio in modo di averla, quella forza».
Come?
«Con lo sport, prima di tutto. Gioco a tennis, nuoto e cammino tutti i giorni. Mangio pesce, verdure, queste cose».
È un salutista quindi?
«Non direi, ma sono attento alla salute, mi serve per stare sul palcoscenico, che è la mia ragione di vita».
Il grande pubblico la ricorda per le sue apparizioni negli sceneggiati, gli antenati delle serie tv, cosa pensa di quest’industria?
«Mi piace molto ma sono due cose diverse. Gli sceneggiati erano il teatro portato nel piccolo schermo, le serie tv invece sono cinema. Detto questo le guardo e mi piacciono molto».
Preferite?
«House of Cards”, prima di tutto ma anche “Breaking Bad” e “Mad Man”. Fra le italiane ho apprezzato “Il miracolo” di Ammaniti, “Gomorra” e “The New Pope” di Sorrentino, storie senza tempo e con grandi sceneggiature».
Invece a Nora porterà le atmosfere di Edgar Allan Poe.
«Sì, leggerò “Il Gatto Nero” che rivela l’abile costruzione di un racconto gotico in cui i lampi di follia e di mistero affascinano per la sua costante imprevedibilità. Alla fine leggerò una poesia di Ford Madox Ford su un attore che dice addio alle scene. Ma quello lo farò per scaramanzia».
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