L’intervista
Daria Bignardi: «L’arte e l’amore, enigmi silenziosi e assordanti»
segue dalla copertina Il tema dell’abbandono, dell’assenza è centrale nella storia, raccontato anche nella declinazione maschile e femminile. «Nel romanzo tutti vivono l’abbandono e l’amore in modo...
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segue dalla copertina
Il tema dell’abbandono, dell’assenza è centrale nella storia, raccontato anche nella declinazione maschile e femminile. «Nel romanzo tutti vivono l’abbandono e l’amore in modo apparentemente diverso – dice Daria Bignardi – ma io sospetto che non ci siano grandi differenze di genere rispetto a questi temi se non nel modo e nell’intensità in cui ci si concede o meno di soffrire. Alcuni sono più bravi a proteggersi, altri meno. Altri ancora cercano la sofferenza e la confondono con l’amore».
Forse per la prima volta tutta l’umanità con la pandemia ha vissuto una relazione globale intessuta dalla assenza fisica, ha influito il lockdown nella genesi della storia?
«Non credo sa? Tra l’altro io durante i primi lockdown non sono riuscita a scrivere né a leggere, ero troppo interessata a vivere a fondo tutto quello che stava capitando, ma la sua è una riflessione interessante. In effetti abbiamo dovuto tutti, forzatamente, misurarci con l’assenza e la solitudine, così come capita a tutti i protagonisti di questo romanzo: da Galla, a Bianca, a Nicola, ai detenuti del carcere che frequenta Galla, ai personaggi del passato di cui si parla».
L’artista Gabriele Münter è il personaggio intorno a cui ruota la storia, ma anche il nome della protagonista Galla (dato in onore all’imperatrice Galla Placidia) ci ricorda lo splendido mausoleo a lei intitolato. Quanto le arti visive hanno influito nell’idea del romanzo?
«Molto! La voce del fantasma di Gabriele Münter è inventata ma le cose che racconto di lei e Kandinskij sono tutte vere. Loro furono grandi protagonisti dell’Espressionismo, in anni in cui la realtà era quella della guerra che si stava preparando, con una tensione che si respira nelle loro opere e nelle loro vite. Le premesse dell’Espressionismo sono nel pensiero di Freud e nella psicoanalisi, che è un altro grande filo conduttore della mia storia».
L’arte visiva è silenziosa ma continua a sussurrarci tante cose è così anche per lei? Un rapporto tra persone lontane nel tempo e noi...
«Sì è proprio così, l’arte è silenziosa ma assordante, non smette – per fortuna- di turbarci, a volte di sconvolgerci. Quando ho visto le opere di Gabriele Münter (una è sulla copertina di “Oggi faccio azzurro”) ho capito che il suo modo di sentire, e anche di vivere l’amore, poteva dialogare profondamente e realisticamente con quello di una donna vissuta cento anni dopo».
I mosaici di Ravenna, il Blaue Reiter, sono esiti di una “età di mezzo” (l’alto medioevo e la prima guerra mondiale) secondo lei come l’arte sta raccontando questa nostra “epoca di mezzo” che lei ha seguito intervistando tanti personaggi ?
«Che bella domanda. Credo che l’arte, la letteratura, il cinema, raccontino sempre quello che viviamo, anche se non sempre la riconosciamo subito».
L’amore (come quello vissuto da Galla o da Nicola) è ancora importante? O è stato sostituito da altre forme di relazione?
«Ma guardi, credo che l’amore – inteso come desiderio, passione, ma anche come cura e attenzione generosa e aperta verso l’altro, per l’umano diverso da noi – sia e sarà sempre centrale nelle nostre vite. L’amore per l’altro è un enigma, un salto nel buio, ma anche una scelta che ci concede di provare a sconfiggere la solitudine, che mi sembra la peggiore delle condizioni, anche se a volte sembra la più comoda».
Il tema dell’abbandono, dell’assenza è centrale nella storia, raccontato anche nella declinazione maschile e femminile. «Nel romanzo tutti vivono l’abbandono e l’amore in modo apparentemente diverso – dice Daria Bignardi – ma io sospetto che non ci siano grandi differenze di genere rispetto a questi temi se non nel modo e nell’intensità in cui ci si concede o meno di soffrire. Alcuni sono più bravi a proteggersi, altri meno. Altri ancora cercano la sofferenza e la confondono con l’amore».
Forse per la prima volta tutta l’umanità con la pandemia ha vissuto una relazione globale intessuta dalla assenza fisica, ha influito il lockdown nella genesi della storia?
«Non credo sa? Tra l’altro io durante i primi lockdown non sono riuscita a scrivere né a leggere, ero troppo interessata a vivere a fondo tutto quello che stava capitando, ma la sua è una riflessione interessante. In effetti abbiamo dovuto tutti, forzatamente, misurarci con l’assenza e la solitudine, così come capita a tutti i protagonisti di questo romanzo: da Galla, a Bianca, a Nicola, ai detenuti del carcere che frequenta Galla, ai personaggi del passato di cui si parla».
L’artista Gabriele Münter è il personaggio intorno a cui ruota la storia, ma anche il nome della protagonista Galla (dato in onore all’imperatrice Galla Placidia) ci ricorda lo splendido mausoleo a lei intitolato. Quanto le arti visive hanno influito nell’idea del romanzo?
«Molto! La voce del fantasma di Gabriele Münter è inventata ma le cose che racconto di lei e Kandinskij sono tutte vere. Loro furono grandi protagonisti dell’Espressionismo, in anni in cui la realtà era quella della guerra che si stava preparando, con una tensione che si respira nelle loro opere e nelle loro vite. Le premesse dell’Espressionismo sono nel pensiero di Freud e nella psicoanalisi, che è un altro grande filo conduttore della mia storia».
L’arte visiva è silenziosa ma continua a sussurrarci tante cose è così anche per lei? Un rapporto tra persone lontane nel tempo e noi...
«Sì è proprio così, l’arte è silenziosa ma assordante, non smette – per fortuna- di turbarci, a volte di sconvolgerci. Quando ho visto le opere di Gabriele Münter (una è sulla copertina di “Oggi faccio azzurro”) ho capito che il suo modo di sentire, e anche di vivere l’amore, poteva dialogare profondamente e realisticamente con quello di una donna vissuta cento anni dopo».
I mosaici di Ravenna, il Blaue Reiter, sono esiti di una “età di mezzo” (l’alto medioevo e la prima guerra mondiale) secondo lei come l’arte sta raccontando questa nostra “epoca di mezzo” che lei ha seguito intervistando tanti personaggi ?
«Che bella domanda. Credo che l’arte, la letteratura, il cinema, raccontino sempre quello che viviamo, anche se non sempre la riconosciamo subito».
L’amore (come quello vissuto da Galla o da Nicola) è ancora importante? O è stato sostituito da altre forme di relazione?
«Ma guardi, credo che l’amore – inteso come desiderio, passione, ma anche come cura e attenzione generosa e aperta verso l’altro, per l’umano diverso da noi – sia e sarà sempre centrale nelle nostre vite. L’amore per l’altro è un enigma, un salto nel buio, ma anche una scelta che ci concede di provare a sconfiggere la solitudine, che mi sembra la peggiore delle condizioni, anche se a volte sembra la più comoda».
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