LETTURE
Le postcard del Premio Nobel
Immaginate «una lettera appesa dentro una cornice nel salotto sassarese» di una «famiglia di proprietari». Datata Nuoro 27 luglio 1889, era stata scritta da una «giovanissima» Grazia Deledda «a una...
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Immaginate «una lettera appesa dentro una cornice nel salotto sassarese» di una «famiglia di proprietari». Datata Nuoro 27 luglio 1889, era stata scritta da una «giovanissima» Grazia Deledda «a una altrettanto giovane cara amica di nome Cicita». Null'altro è bene svelare nel presentare un nuovo, illuminante lavoro che Rossana Dedola dedica alla scrittrice premio Nobel nel 1926 svelandone ancor più la statura internazionale. Titolo del libro pubblicato da Il Maestrale e in questi giorni in libreria (editing di Giancarlo Porcu): “Grazia Deledda. Lettere e cartoline in viaggio per l'Europa”.
UNA PERLA
È un’altra perla che propone l'autrice, sassarese di nascita, docente alla Normale di Pisa, analista didatta all'Istituto Carl Gustav Jung di Zurigo e supervisore all'International School of Analytical Psycology della città svizzera. Recente anche “Grazia Deledda, i luoghi gli amori le opere” pubblicato da Avagliano e il documentatissimo “In Sardegna con Grazia Deledda, isola di feste, riti racconti” (Giulio Perrone editore). Testi che esaltano l'autrice di “Canne al vento” e che verranno presentati lunedì 19 luglio alle 21 al teatro Murgia di Guspini in un incontro organizzato da Apice, Proloco, Comune e Associazione Assunta; mercoledì 21 luglio alle 19 ai Giardini Buscarini della Biblioteca Satta di Nuoro con gli interventi del sindaco Andrea Soddu e dell'assessore al Turismo e alla Cultura Luigi Crisponi.
PER CASO
Il giorno dopo (22 luglio ore 21, piazzetta Sechi) la Dedola sarà a Fonni con la sindaca Daniela Falconi e l'assessore Annamaria Coccollone. Le tre iniziative sono organizzate in partnership col festival letterario SetteSere SettePiazze SetteLibri della Proloco di Perdasdefogu.
A La Nuova Sardegna, Dedola ha detto: «Come scrivo nell'introduzione al libro, ho scoperto le lettere e le cartoline postali a Justine Rodenberg quasi per caso, consultando online i cataloghi delle biblioteche tedesche, partendo da Berlino. Conosco Berlino, vi ho abitato per alcuni mesi in due inverni freddissimi, per imparare la lingua. Vi sono tornata anche in occasione della caduta del muro. Insomma non mi era difficile muovermi nella capitale tedesca, ma vi ho trovato solo una fotografia di Grazia Deledda a Julius Rodenberg direttore della rivista Deutsche Rundshau. Poi, improvvisamente ecco che a Weimar, nell'Archivio Goethe e Schiller, ho scoperto quella corrispondenza tra Grazia e Justine Rodengerg, moglie di Julius, e che andava avanti per anni».
BERLINO
Dedola svela i rapporti con i suoi super-informatori. «Justine Rodenberg doveva essere una donna molto colta, era lei che corrispondeva con i grandi scrittori che scrivevano sulla rivista diretta dal marito. Erano entrambi ebrei tedeschi, di loro si erano quasi perse le tracce, anche la loro casa alla Margarethenstrasse dove arrivavano le lettere di Grazia non esiste più, è stata distrutta dai bombardamenti che hanno quasi raso al suolo la città». Poi avviene come un miracolo che capita solo a chi fa ricerca in modo serio e scrupoloso.
INDIETRO NEL TEMPO
Ancora Dedola: «Riscoprire le lettere di Grazia Deledda mi ha portato indietro nel tempo, alla Berlino dei primi del Novecento, prima della prima guerra mondiale, prima dell'avvento del nazismo, una città vivacissima in cui gli ebrei partecipavano attivamente alla vita culturale. E anche alla Roma di quegli anni, in cui stavano nascendo nuovi quartieri e Grazia Deledda stava pensando di costruirsi proprio in uno di questi nuovi quartieri, ancora in piena campagna, un villino tutto suo. Da lì partirà per andare a Stoccolma a ricevere il premio Nobel.Grazia Deledda fu pubblicata dalla rivista Deutsche Rundshau e questo fatto le diede un'ulteriore risonanza all'estero. Si rivolse a Justine sin dal 1912, anno in cui si dedicò a Canne al vento, perché venisse appoggiata la sua candidatura al premio Nobel».
Il libro di Rossana Dedola si chiude con una lettera che la Deledda scrive da Viareggio il 27 luglio 1914 ad Attilio Deffenu («La prego di conservarmi la sua buona amicizia»).
UNA PERLA
È un’altra perla che propone l'autrice, sassarese di nascita, docente alla Normale di Pisa, analista didatta all'Istituto Carl Gustav Jung di Zurigo e supervisore all'International School of Analytical Psycology della città svizzera. Recente anche “Grazia Deledda, i luoghi gli amori le opere” pubblicato da Avagliano e il documentatissimo “In Sardegna con Grazia Deledda, isola di feste, riti racconti” (Giulio Perrone editore). Testi che esaltano l'autrice di “Canne al vento” e che verranno presentati lunedì 19 luglio alle 21 al teatro Murgia di Guspini in un incontro organizzato da Apice, Proloco, Comune e Associazione Assunta; mercoledì 21 luglio alle 19 ai Giardini Buscarini della Biblioteca Satta di Nuoro con gli interventi del sindaco Andrea Soddu e dell'assessore al Turismo e alla Cultura Luigi Crisponi.
PER CASO
Il giorno dopo (22 luglio ore 21, piazzetta Sechi) la Dedola sarà a Fonni con la sindaca Daniela Falconi e l'assessore Annamaria Coccollone. Le tre iniziative sono organizzate in partnership col festival letterario SetteSere SettePiazze SetteLibri della Proloco di Perdasdefogu.
A La Nuova Sardegna, Dedola ha detto: «Come scrivo nell'introduzione al libro, ho scoperto le lettere e le cartoline postali a Justine Rodenberg quasi per caso, consultando online i cataloghi delle biblioteche tedesche, partendo da Berlino. Conosco Berlino, vi ho abitato per alcuni mesi in due inverni freddissimi, per imparare la lingua. Vi sono tornata anche in occasione della caduta del muro. Insomma non mi era difficile muovermi nella capitale tedesca, ma vi ho trovato solo una fotografia di Grazia Deledda a Julius Rodenberg direttore della rivista Deutsche Rundshau. Poi, improvvisamente ecco che a Weimar, nell'Archivio Goethe e Schiller, ho scoperto quella corrispondenza tra Grazia e Justine Rodengerg, moglie di Julius, e che andava avanti per anni».
BERLINO
Dedola svela i rapporti con i suoi super-informatori. «Justine Rodenberg doveva essere una donna molto colta, era lei che corrispondeva con i grandi scrittori che scrivevano sulla rivista diretta dal marito. Erano entrambi ebrei tedeschi, di loro si erano quasi perse le tracce, anche la loro casa alla Margarethenstrasse dove arrivavano le lettere di Grazia non esiste più, è stata distrutta dai bombardamenti che hanno quasi raso al suolo la città». Poi avviene come un miracolo che capita solo a chi fa ricerca in modo serio e scrupoloso.
INDIETRO NEL TEMPO
Ancora Dedola: «Riscoprire le lettere di Grazia Deledda mi ha portato indietro nel tempo, alla Berlino dei primi del Novecento, prima della prima guerra mondiale, prima dell'avvento del nazismo, una città vivacissima in cui gli ebrei partecipavano attivamente alla vita culturale. E anche alla Roma di quegli anni, in cui stavano nascendo nuovi quartieri e Grazia Deledda stava pensando di costruirsi proprio in uno di questi nuovi quartieri, ancora in piena campagna, un villino tutto suo. Da lì partirà per andare a Stoccolma a ricevere il premio Nobel.Grazia Deledda fu pubblicata dalla rivista Deutsche Rundshau e questo fatto le diede un'ulteriore risonanza all'estero. Si rivolse a Justine sin dal 1912, anno in cui si dedicò a Canne al vento, perché venisse appoggiata la sua candidatura al premio Nobel».
Il libro di Rossana Dedola si chiude con una lettera che la Deledda scrive da Viareggio il 27 luglio 1914 ad Attilio Deffenu («La prego di conservarmi la sua buona amicizia»).
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