Sa Mandra
Nasce la soft wall e il ristorante diventa laboratorio
Sa Mandra è un laboratorio in movimento. Uno di quei luoghi nati e cresciuti dal nulla, sostenuto dalla passione e dall’amore per la terra, per le tradizioni e per la vita. Non è mai stato solo un...
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Sa Mandra è un laboratorio in movimento. Uno di quei luoghi nati e cresciuti dal nulla, sostenuto dalla passione e dall’amore per la terra, per le tradizioni e per la vita. Non è mai stato solo un ristorante, una semplice azienda agrituristica, tutto intorno è sempre nata qualche altra cosa. Un completamento che non finisce mai. E durante il lockdown, quando il tempo sospeso ha fermato il mondo, paralizzato le idee e i movimenti, in quell’angolo di Sardegna non sono stati fermi.
«Abbiamo aperto le cassapanche per tirare fuori quello che c’era dentro – racconta Maria Grazia Murrocu – e abbiamo dato vita alla prima “soft wall”, la stanza morbida che racconta il passato, presente e futuro della nostra isola. Abbiamo deciso di dare spazio alle culture, creare una dimensione dove gli artisti possono coabitare». L’idea è quella di raccontare artisti contemporanei che stanno nascendo in Sardegna e in Italia. E poi alimentare la biblioteca: «Vogliamo fare un premio letterario – dice ancora Maria Grazia – a livello europeo, promuovere un appuntamento dove si parli di gente e di paesaggio. Gli scaffali li vogliamo riempire di scritti delle nuove generazioni». Ma nel progetto di Sa Mandra c’è ovviamente anche la musica, con quegli spazi «che devono servire a raccontare la Sardegna in modo serio, così come merita».
Intanto il primo libro è fatto in casa, quello di Rita Pirisi, diffuso insieme alla Nuova Sardegna, è stato un grande successo. Le ricette, i segreti della cucina dell’agnello hanno fatto registrare consensi oltre ogni previsione. Una conferma di come la cucina sarda «si può scrivere e raccontare», ma anche dell’importanza di trasmettere le conoscenze e le esperienze a tutti. Anche a chi non è sardo.
Sa Mandra, dunque, si arricchisce di un vero e proprio spazio culturale. Un luogo artistico, dove il passato discute con il presente e parla al futuro. Diciamo che è stato abbattuto un muro, ricavata una porta affinchè il dialogo possa avvenire più agevolmente. É un giardino che accoglie - così lo hanno definito in casa Murrocu -, e sarà teatro di eventi, presentazioni di libri, mostre e approfondimenti. In attesa che i libri popolino i futuri scaffali della biblioteca, altre atmosfere vivono e si sviluppano nello spazio. Inizialmente qui c’era una piccola cucina, un tavolo con delle sedie, appese al muro delle piattaie, con tazzine, casseruole di rame lucido. Un tavolo con un camino. Adesso è un luogo nuovo, si chiama “Telos-The soft wall”. Nasce da un’urgenza, da una necessità, quella dei teli di uscire dal buio dei cassetti, dalle odorose cassapanche, di mostrarsi e farsi vedere.
Nuova luce, per ricordare a tutti che prima di essere “telos” erano campi di cotone, di canapa, di lino. Sono lenzuola, salviette, panni, canovacci. Con ago e filo Cenzo Cocca - giovane artista sardo nato a Ghilarza che oggi vive e lavora a Olmedo - ha cucito paesaggi, ha unito punti, ha costruito geografie. Usa tecnica e conoscenza sartoriale, Cocca. Ha dimenticato la disciplina, ha lasciato lo spazio alla fantasia. Con il suo lavoro fa affiorare cortocircuiti, battiti, diagrammi. Palesa vedute, una rosa, un vaso, un gregge. É un fiorire di segni, di graffiti. Un linguaggio tattile che si concretizza in parole e suggerisce pensieri. “The soft wall” è uno spazio vuoto dove aleggia il tempo. É un luogo dove sedersi, sostare, guardare, toccare o solo semplicemente lasciarsi abbracciare. Un riappropriarsi di un gesto che a lungo ci è mancato durante la pandemia. L’artista invita a un rito catartico, di purificazione e di liberazione. “Telos-The soft wall” - che apre il laboratorio artistico di Sa Mandra - è una installazione di Cenzo Cocca a cura di Stefano Resmini e sarà visitabile il mercoledì e venerdì dalle 20 su appuntamento ai numeri 348-7971920 o 335-1354143.
«Abbiamo aperto le cassapanche per tirare fuori quello che c’era dentro – racconta Maria Grazia Murrocu – e abbiamo dato vita alla prima “soft wall”, la stanza morbida che racconta il passato, presente e futuro della nostra isola. Abbiamo deciso di dare spazio alle culture, creare una dimensione dove gli artisti possono coabitare». L’idea è quella di raccontare artisti contemporanei che stanno nascendo in Sardegna e in Italia. E poi alimentare la biblioteca: «Vogliamo fare un premio letterario – dice ancora Maria Grazia – a livello europeo, promuovere un appuntamento dove si parli di gente e di paesaggio. Gli scaffali li vogliamo riempire di scritti delle nuove generazioni». Ma nel progetto di Sa Mandra c’è ovviamente anche la musica, con quegli spazi «che devono servire a raccontare la Sardegna in modo serio, così come merita».
Intanto il primo libro è fatto in casa, quello di Rita Pirisi, diffuso insieme alla Nuova Sardegna, è stato un grande successo. Le ricette, i segreti della cucina dell’agnello hanno fatto registrare consensi oltre ogni previsione. Una conferma di come la cucina sarda «si può scrivere e raccontare», ma anche dell’importanza di trasmettere le conoscenze e le esperienze a tutti. Anche a chi non è sardo.
Sa Mandra, dunque, si arricchisce di un vero e proprio spazio culturale. Un luogo artistico, dove il passato discute con il presente e parla al futuro. Diciamo che è stato abbattuto un muro, ricavata una porta affinchè il dialogo possa avvenire più agevolmente. É un giardino che accoglie - così lo hanno definito in casa Murrocu -, e sarà teatro di eventi, presentazioni di libri, mostre e approfondimenti. In attesa che i libri popolino i futuri scaffali della biblioteca, altre atmosfere vivono e si sviluppano nello spazio. Inizialmente qui c’era una piccola cucina, un tavolo con delle sedie, appese al muro delle piattaie, con tazzine, casseruole di rame lucido. Un tavolo con un camino. Adesso è un luogo nuovo, si chiama “Telos-The soft wall”. Nasce da un’urgenza, da una necessità, quella dei teli di uscire dal buio dei cassetti, dalle odorose cassapanche, di mostrarsi e farsi vedere.
Nuova luce, per ricordare a tutti che prima di essere “telos” erano campi di cotone, di canapa, di lino. Sono lenzuola, salviette, panni, canovacci. Con ago e filo Cenzo Cocca - giovane artista sardo nato a Ghilarza che oggi vive e lavora a Olmedo - ha cucito paesaggi, ha unito punti, ha costruito geografie. Usa tecnica e conoscenza sartoriale, Cocca. Ha dimenticato la disciplina, ha lasciato lo spazio alla fantasia. Con il suo lavoro fa affiorare cortocircuiti, battiti, diagrammi. Palesa vedute, una rosa, un vaso, un gregge. É un fiorire di segni, di graffiti. Un linguaggio tattile che si concretizza in parole e suggerisce pensieri. “The soft wall” è uno spazio vuoto dove aleggia il tempo. É un luogo dove sedersi, sostare, guardare, toccare o solo semplicemente lasciarsi abbracciare. Un riappropriarsi di un gesto che a lungo ci è mancato durante la pandemia. L’artista invita a un rito catartico, di purificazione e di liberazione. “Telos-The soft wall” - che apre il laboratorio artistico di Sa Mandra - è una installazione di Cenzo Cocca a cura di Stefano Resmini e sarà visitabile il mercoledì e venerdì dalle 20 su appuntamento ai numeri 348-7971920 o 335-1354143.
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