L’INTERVISTA
Il talento di Silvia illumina Bosa
Silvia Careddu è purissimo distillato d’arte e di Sardegna. È nata a Cagliari, suona il flauto. In Francia è appena stata protagonista di un festival di musica classica insieme ad una orchestra...
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Silvia Careddu è purissimo distillato d’arte e di Sardegna. È nata a Cagliari, suona il flauto. In Francia è appena stata protagonista di un festival di musica classica insieme ad una orchestra creata appositamente per fare un solo concerto all’anno. Passione che diventa professione ma non smette di travolgere ed esaltare un sentito diventato peculiarità.
Il primato
Silvia Careddu è stata la prima donna d’Italia e dell’Isola ad entrare a far parte della Wiener Philharmoniker. È stata primo flauto della Konzerthausorchester Berlin, socia fondatrice dell’Alban Berg Ensemble Wien ed oggi è primo flauto dell’Orchestra National de France. Da Cagliari alla Francia, dal Conservatorio del capoluogo sud isolano al Conservatoire national superieur de Paris, passando per le esperienze in Germania: un percorso di vita e note che l’ha portata a diventare un simbolo, dell’arte, riconosciuto in tutto il mondo. Non solo, perché il talento è anche capacità di condividere e insegnare. E Silvia Careddu insegna fra Fiesole e Berlino e Strasburgo, lei giovane maestra con la “M” maiuscola che aiuta i giovani a coltivare i loro talenti.
Gli organizzatori del festival “Bosa Antica” (associazione InterArtes) l’hanno fortemente cercata e voluta e lei si è esibita martedì scorso nella città del Temo. «Gli organizzatori del festival – dice la pianista – sono riusciti a creare un evento versione full immersion musicale, alimentato dalla condivisione di intenti fra colleghi che si stimano e dall’entusiasmo di ragazzi che hanno voglia di progredire e di impara al festival gente ha capito la bellezza di quel che accade».
Careddu si è esibita nei suggestivi spazi del Chiostro del Carmelo. È stata protagonista con Riccardo Ghiani e Francesca Carta di un intenso omaggio a Raymond Guiot, perla di rara bellezza incastonata nel diadema di proposte dell’International Summer festival Bosa Antica (iniziato il 8 luglio e in corso sino al 18 luglio). «Abbiamo fatto un concerto insieme per rendere omaggio a un insegnante che io e Riccardo abbiamo avuto la fortuna di incontrare nel nostro percorso di formazione – spiega Careddu – . Abbiamo dedicato a lui i duetti che Raymond ha dedicato a noi. C’è un rapporto di profondo rispetto e di stima fra noi: la musica educa l’anima a certi valori».
Musica, che passione
Silvia Careddu e l’arte, genesi d’una passione: «Mi sono appassionata alla musica, ho sempre considerato il singolo strumento un mezzo di espressione. Ho deciso che volevo suonare perché volevo suonare le musiche fantastiche di Francesca Carta e Riccardo Ghiani – sorride –. Sono rimasta folgorata, non ho esitato. Ho fatto un salto nel buio, avevo lo studio della musica in testa. Era il mio obiettivo, non pensavo ad altro e mi sono presa tutti i rischi del caso. Ma l’ho fatto. Come ogni percorso artistico non è stato facile. Spesso non si viene valutati per quel che si studia, per quel che si fa e per il talento che si ha. Questo vuol dire che non basta fare affidamento solo sulle qualità individuali. Io però non mi sono mai piegata, è stata tosta ma sono la prova che se si vuole fare qualcosa la si può fare. E fare bene». Il talento, però, va allenato: «Occorre avere una predisposizione, questo vale a prescindere. Devi averla, non sai da dove arriva, ma ti serve – dice –. Oltre al talento però serve un cervello, una organizzazione, la capacità di canalizzare il talento stesso. Tanti si perdono in quel che fanno. Serve avere la pelle dura e tanta costanza, bisogna ingoiare qualche rospo ed essere diplomatici. In ogni caso bisogna essere coscienti che il talento si evolve, non si può mai partire da posizioni irremovibili».
Imparare sempre
A Bosa per suonare. E insegnare: «La musica – conclude Silvia Careddu – è formatrice, va sempre insegnata al top e al massimo. Onestà assoluta con l’allievo, cosa che oggi un po’ manca: impera il perbenismo. L’arte è ricerca della perfezione e non si può abbassare l’asticella».
Il primato
Silvia Careddu è stata la prima donna d’Italia e dell’Isola ad entrare a far parte della Wiener Philharmoniker. È stata primo flauto della Konzerthausorchester Berlin, socia fondatrice dell’Alban Berg Ensemble Wien ed oggi è primo flauto dell’Orchestra National de France. Da Cagliari alla Francia, dal Conservatorio del capoluogo sud isolano al Conservatoire national superieur de Paris, passando per le esperienze in Germania: un percorso di vita e note che l’ha portata a diventare un simbolo, dell’arte, riconosciuto in tutto il mondo. Non solo, perché il talento è anche capacità di condividere e insegnare. E Silvia Careddu insegna fra Fiesole e Berlino e Strasburgo, lei giovane maestra con la “M” maiuscola che aiuta i giovani a coltivare i loro talenti.
Gli organizzatori del festival “Bosa Antica” (associazione InterArtes) l’hanno fortemente cercata e voluta e lei si è esibita martedì scorso nella città del Temo. «Gli organizzatori del festival – dice la pianista – sono riusciti a creare un evento versione full immersion musicale, alimentato dalla condivisione di intenti fra colleghi che si stimano e dall’entusiasmo di ragazzi che hanno voglia di progredire e di impara al festival gente ha capito la bellezza di quel che accade».
Careddu si è esibita nei suggestivi spazi del Chiostro del Carmelo. È stata protagonista con Riccardo Ghiani e Francesca Carta di un intenso omaggio a Raymond Guiot, perla di rara bellezza incastonata nel diadema di proposte dell’International Summer festival Bosa Antica (iniziato il 8 luglio e in corso sino al 18 luglio). «Abbiamo fatto un concerto insieme per rendere omaggio a un insegnante che io e Riccardo abbiamo avuto la fortuna di incontrare nel nostro percorso di formazione – spiega Careddu – . Abbiamo dedicato a lui i duetti che Raymond ha dedicato a noi. C’è un rapporto di profondo rispetto e di stima fra noi: la musica educa l’anima a certi valori».
Musica, che passione
Silvia Careddu e l’arte, genesi d’una passione: «Mi sono appassionata alla musica, ho sempre considerato il singolo strumento un mezzo di espressione. Ho deciso che volevo suonare perché volevo suonare le musiche fantastiche di Francesca Carta e Riccardo Ghiani – sorride –. Sono rimasta folgorata, non ho esitato. Ho fatto un salto nel buio, avevo lo studio della musica in testa. Era il mio obiettivo, non pensavo ad altro e mi sono presa tutti i rischi del caso. Ma l’ho fatto. Come ogni percorso artistico non è stato facile. Spesso non si viene valutati per quel che si studia, per quel che si fa e per il talento che si ha. Questo vuol dire che non basta fare affidamento solo sulle qualità individuali. Io però non mi sono mai piegata, è stata tosta ma sono la prova che se si vuole fare qualcosa la si può fare. E fare bene». Il talento, però, va allenato: «Occorre avere una predisposizione, questo vale a prescindere. Devi averla, non sai da dove arriva, ma ti serve – dice –. Oltre al talento però serve un cervello, una organizzazione, la capacità di canalizzare il talento stesso. Tanti si perdono in quel che fanno. Serve avere la pelle dura e tanta costanza, bisogna ingoiare qualche rospo ed essere diplomatici. In ogni caso bisogna essere coscienti che il talento si evolve, non si può mai partire da posizioni irremovibili».
Imparare sempre
A Bosa per suonare. E insegnare: «La musica – conclude Silvia Careddu – è formatrice, va sempre insegnata al top e al massimo. Onestà assoluta con l’allievo, cosa che oggi un po’ manca: impera il perbenismo. L’arte è ricerca della perfezione e non si può abbassare l’asticella».
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