La Nuova Sardegna

Mario Biondi 

«Sono romantico canterò sotto le stelle cadenti»

«Sono romantico canterò sotto le stelle cadenti»

Quando dal cielo piovono le stelle Mario Biondi comincia a cantare. E non c’è voce più adatta della sua, così sensuale, profonda e calda com’è, per rendere giustizia alla notte più romantica dell’anno...

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Quando dal cielo piovono le stelle Mario Biondi comincia a cantare. E non c’è voce più adatta della sua, così sensuale, profonda e calda com’è, per rendere giustizia alla notte più romantica dell’anno. D’altra parte è lui stesso a fare outing: «Io sono fin troppo romantico – dice il crooner italiano più famoso al mondo –, ma sia chiaro non me ne vergogno, anzi. Il romanticismo è necessario e penso sia una bella peculiarità nelle persone. Cosa saremmo senza un’adeguata dose di romanticismo? E poi se penso che la notte di San Lorenzo sarò lì in Sardegna mi vengono i brividi. Anche se sono in pena per il dramma degli incendi, una vera tragedia».

Il concerto, nell’ambito della rassegna Jazz Alguer, è in programma il 10 agosto nel campo Rugby di Maria Pia. Mario Biondi sarà special guest del Quartetto di Paolo Di Sabatino, pianista con cui il cantante catanese porta avanti una collaborazione-amicizia di vecchia data. Il loro incontro musicale coincide con i più grandi successi di Biondi che nei primi anni Duemila è uscito dalla nicchia per appassionati di jazz e ha conquistato il grande pubblico con pezzi famosissimi come “This is what you are” che lo hanno accostato a mostri sacri come Barry White e Isaac Hayes. Da allora la carriera del cantante non si è mai fermata e oggi la sua fama ha travalicato tutti i confini mentre le collaborazioni sono un elenco infinito di pesi massimi della musica: Burt Bacharach, tanto per cominciare, e poi Al Jarreau, James Taylor Quartet, Omar, Leon Ware e Chaka Khan fino a Bluey degli Incognito.

Ma quando è cominciato il suo amore per il jazz?

«Il jazz abitava a casa mia a Catania, visto che mio padre era un cantante, mia nonna lo stesso. Sono cresciuto in mezzo alla musica, è stato naturale seguire quella strada».

Un genere che oggi è diventato d’élite e che le ha sempre contribuito a divulgare rendendolo meno “difficile”.

«Ho sempre pensato che tutte le personalità e tutti i generi abbiano diritto di essere rappresentati ma il mio primo obiettivo è stato di diffondere musica di qualità. Le operazioni di basso livello sono sempre esistite e chi deve vendere un prodotto trova il modo di forzare la mano e il mercato. Ma è nelle cose».

Lei ha raggiunto il suo massimo successo in campo internazionale. Essere italiano è un vantaggio o un ostacolo?

«Essere italiano è la svolta in tutto il mondo. Essere italiano è wow! Sempre e comunque. Ci attribuiscono poteri paranormali, soprattutto in campo artistico. Questo mi ha sicuramente aiutato».

Quest’anno ha compiuto 50 anni e pubblicato il suo 12° album. È tempo di bilanci?

«Eh, diciamo che sto maturando e comincio a guardarmi indietro. Ma per fortuna vedo sempre il bicchiere mezzo pieno e non ho rimpianti. Rifarei tutto, forse fa parte di quel romanticismo di qui parlavamo prima...»

A proposito di romanticismo. Il 10 agosto canterà sotto le stelle cadenti e ritroverà il suo amico di sempre Paolo Di Sabatino. Emozionato?

«Direi di sì, con Paolo abbiamo condiviso tanti momenti importanti e sono molto contento di ritrovarlo sul palco dopo un anno così difficile».

Ci sarà spazio per i brani del suo nuovo album “Dare”?

«Con Paolo preferiamo ripercorrere i pezzi che abbiamo composto insieme, sarà un viaggio nel tempo meraviglioso».

In Sardegna è già venuto tante volte.

«La primissima negli anni Settanta con mio padre all’epoca rappresentante di capi d’alta moda e mia madre indossatrice. E poi spesso per fare concerti. Da isolano è una terra che sento mia. Infatti quando al telefono mi hanno fatto la proposta che conteneva due parole: Paolo Di Sabatino e Sardegna non ho voluto sapere altro, ho detto subito sì, sono pronto, arrivo».

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