Alessandro Cecchi Paone: «Il Covid e i talk show: un errore trasformare i virologi in polemisti»
Alessandro Pirina
Il divulgatore scientifico in Sardegna per presentare il suo libro: «Conte promosso, Draghi spettacolare, Salvini e Meloni deludenti»
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Alessandro Cecchi Paone è sempre stato dalla parte della scienza. La sua macchina del tempo ha accompagnato per anni i telespettatori alla scoperta del sapere, della conoscenza. Ora, dunque, nel pieno di una pandemia, il conduttore e divulgatore non poteva che schierarsi - e con ancora più veemenza - da quella stessa parte. E questa sua posizione la ribadisce in un libro scritto a quattro mani con il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri, “Covid segreto. Tutto quello che non sapete sulla pandemia”, edito da PaperFirst, che presenterà in Sardegna all’interno di Liberevento il 17 agosto a Iglesias e il 19 a Sant’Antioco. Nel frattempo sta coordinando la collana sull’educazione digitale su indicazione del premier Draghi e del ministro Colao.
Cecchi Paone, come nasce questo libro?
«Dal rapporto personale nato casualmente nel corso di ospitate televisive con il viceministro Sileri. Molti conduttori, a partire da Giletti, hanno visto che funzionavamo bene insieme: lui viceministro che parla da medico in modo molto chiaro e semplice, io che faccio il mestiere di sempre, divulgatore scientifico. Non ci conoscevamo ma è scattata un’intesa quasi automatica e ci hanno proposto di scrivere un libro. Abbiamo già fatto due ristampe e un aggiornamento».
Partiamo dal febbraio 2020: il governo Conte come ha gestito la pandemia?
«Rispetto alla sconvolgente violenza dell’evento il giudizio è complessivamente positivo. Lo dicono anche gli italiani. Ricordiamo con che spirito abbiamo accettato il lockdown totale. Siamo stati i primi nel mondo e siamo stati bravi a non andare in pezzi. Anche se purtroppo abbiamo perso 130mila persone».
Ma c’è anche qualcosa che non ha funzionato.
«Di negativo c’è molto, ma deriva da quello che si porta appresso il sistema Italia. Nel nostro libro sia stati i primi a segnalare che non esisteva un piano pandemico. Siamo stati i primi a scrivere che c’erano pochi posti in terapia intensiva. Tutte cose gravissime, ma che arrivano da gestioni passate della sanità, che è stata in mano a tutte le forze politiche».
Il suo giudizio sulla comunicazione?
«Quella è sicuramente una nota dolente. Troppa gente a parlare, a dire cose diverse, a litigare, creando un senso di insicurezza. Immaginate dei medici che di fronte al paziente iniziano a discutere se aprirlo o meno. Una volta dissi a eminenti scienziati - - che io passo la vita a difendere - che forse ogni tanto avrebbero dovuto dire “per il momento questo non lo so”. Perché il compito della scienza è verificare e ha bisogno di tempo».
Tra i virologi chi promuove?
«Al primo posto Pregliasco, con cui per anni ho condiviso battaglie contro i no vax. È moderato, equilibrato, mai estremista in nessuna affermazione. Poi Bassetti, che dopo una partenza precipitosa, è diventato solido, affidabile e credibile».
E chi boccia?
«Da una parte per età, esperienza, scienza Galli resta un punto di riferimento, ma è anche tra quelli che hanno sbagliato parecchio. Un bravo scienziato non deve dire bugie, ma neanche diffondere terrore».
Oggi al governo c’è Draghi: come si sta muovendo?
«Se Conte è stato positivo, Draghi è spettacolare. Se Conte ha retto l’urto, Draghi ha riportato tutto sotto il controllo della razionalità. Cose fatte secondo scienza, conoscenza e anche buonsenso. Il suo appello sui vaccini va in quella direzione. Perché è vero che talvolta il vaccino non ti copre ma ti impedisce di morire».
Nessun dubbio neanche sul green pass?
«Come potrei? O vogliamo ricominciare con le chiusure?».
Perché destra e sinistra si dividono anche sul Covid?
«Questa è una cosa veramente triste, su questi temi non dovrebbe esserci una visione di parte. Sono molto deluso da Meloni e Salvini, per settimane molto ambigui sia sui vaccini che sul green pass. Fatta eccezione per Forza Italia - viva Berlusconi, aggiungerei - abbiamo una destra distruttiva, non istituzionale».
Lei ha condotto per anni La macchina del tempo: una trasmissione di divulgazione non sarebbe più utile di molti talk show in cui si urla solamente?
«Bravi i colleghi che si occupano di economia, politica e gossip a spostare l’attenzione sulla pandemia. Ma medicina e scienza richiedono attenzione. Bisognava evitare di trasformare i virologi in polemisti. Invece è stato fatto un grave danno a loro e alla scienza. All’inizio della pandemia avevo scritto a tutti i direttori: “fate fare a Piero Angela il punto settimanale della situazione”. Nessuno l’ha fatto».
Quando ne usciremo?
«Ho sempre detto che la prima estate veramente normale sarà quella del 2022, perché se raggiungiamo l’immunità di gregge a dicembre il Covid diventerà una influenza più o meno brutta come le altre».
Cecchi Paone, come nasce questo libro?
«Dal rapporto personale nato casualmente nel corso di ospitate televisive con il viceministro Sileri. Molti conduttori, a partire da Giletti, hanno visto che funzionavamo bene insieme: lui viceministro che parla da medico in modo molto chiaro e semplice, io che faccio il mestiere di sempre, divulgatore scientifico. Non ci conoscevamo ma è scattata un’intesa quasi automatica e ci hanno proposto di scrivere un libro. Abbiamo già fatto due ristampe e un aggiornamento».
Partiamo dal febbraio 2020: il governo Conte come ha gestito la pandemia?
«Rispetto alla sconvolgente violenza dell’evento il giudizio è complessivamente positivo. Lo dicono anche gli italiani. Ricordiamo con che spirito abbiamo accettato il lockdown totale. Siamo stati i primi nel mondo e siamo stati bravi a non andare in pezzi. Anche se purtroppo abbiamo perso 130mila persone».
Ma c’è anche qualcosa che non ha funzionato.
«Di negativo c’è molto, ma deriva da quello che si porta appresso il sistema Italia. Nel nostro libro sia stati i primi a segnalare che non esisteva un piano pandemico. Siamo stati i primi a scrivere che c’erano pochi posti in terapia intensiva. Tutte cose gravissime, ma che arrivano da gestioni passate della sanità, che è stata in mano a tutte le forze politiche».
Il suo giudizio sulla comunicazione?
«Quella è sicuramente una nota dolente. Troppa gente a parlare, a dire cose diverse, a litigare, creando un senso di insicurezza. Immaginate dei medici che di fronte al paziente iniziano a discutere se aprirlo o meno. Una volta dissi a eminenti scienziati - - che io passo la vita a difendere - che forse ogni tanto avrebbero dovuto dire “per il momento questo non lo so”. Perché il compito della scienza è verificare e ha bisogno di tempo».
Tra i virologi chi promuove?
«Al primo posto Pregliasco, con cui per anni ho condiviso battaglie contro i no vax. È moderato, equilibrato, mai estremista in nessuna affermazione. Poi Bassetti, che dopo una partenza precipitosa, è diventato solido, affidabile e credibile».
E chi boccia?
«Da una parte per età, esperienza, scienza Galli resta un punto di riferimento, ma è anche tra quelli che hanno sbagliato parecchio. Un bravo scienziato non deve dire bugie, ma neanche diffondere terrore».
Oggi al governo c’è Draghi: come si sta muovendo?
«Se Conte è stato positivo, Draghi è spettacolare. Se Conte ha retto l’urto, Draghi ha riportato tutto sotto il controllo della razionalità. Cose fatte secondo scienza, conoscenza e anche buonsenso. Il suo appello sui vaccini va in quella direzione. Perché è vero che talvolta il vaccino non ti copre ma ti impedisce di morire».
Nessun dubbio neanche sul green pass?
«Come potrei? O vogliamo ricominciare con le chiusure?».
Perché destra e sinistra si dividono anche sul Covid?
«Questa è una cosa veramente triste, su questi temi non dovrebbe esserci una visione di parte. Sono molto deluso da Meloni e Salvini, per settimane molto ambigui sia sui vaccini che sul green pass. Fatta eccezione per Forza Italia - viva Berlusconi, aggiungerei - abbiamo una destra distruttiva, non istituzionale».
Lei ha condotto per anni La macchina del tempo: una trasmissione di divulgazione non sarebbe più utile di molti talk show in cui si urla solamente?
«Bravi i colleghi che si occupano di economia, politica e gossip a spostare l’attenzione sulla pandemia. Ma medicina e scienza richiedono attenzione. Bisognava evitare di trasformare i virologi in polemisti. Invece è stato fatto un grave danno a loro e alla scienza. All’inizio della pandemia avevo scritto a tutti i direttori: “fate fare a Piero Angela il punto settimanale della situazione”. Nessuno l’ha fatto».
Quando ne usciremo?
«Ho sempre detto che la prima estate veramente normale sarà quella del 2022, perché se raggiungiamo l’immunità di gregge a dicembre il Covid diventerà una influenza più o meno brutta come le altre».
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