Ragonese sale in cattedra

Pier Paolo Josè De Matti, Giada Di Palma, Brando Di Placido, Lorenzo Fantastichini, Francesco Meloni, Francesca Parisi, Chiara Peritore, Camilla Ventura. Sono i protagonisti del ValigiaLab,...

Pier Paolo Josè De Matti, Giada Di Palma, Brando Di Placido, Lorenzo Fantastichini, Francesco Meloni, Francesca Parisi, Chiara Peritore, Camilla Ventura. Sono i protagonisti del ValigiaLab, laboratorio di alta formazione sulle tecniche della recitazione legato al festival “La valigia dell’attore”, che si svolgendo sull’isola di Caprera.

Giovani che vengono da alcune delle principali scuole di avviamento a questo particolare mestiere la cui magia sta nell’interpretare personaggi diversi, nella possibilità di vivere le vite di altri. Giovani con il sogno di affermarsi nel mondo dello spettacolo come ha fatto Isabella Ragonese, attrice che non ha bisogno di presentazioni e tutor speciale di questa edizione del ValigiaLab (in collaborazione con il docente Fabrizio Deriu e l’attore Giuseppe Sangiorgi). Titolo del laboratorio “Calibano libero! Alleniamo le debolezze”.

Isabella, come si trova nei panni della maestra di recitazione?

«Una bellissima esperienza, è la prima volta che ho la possibilità di stare dall’altra parte. Non è detto che un attore riesca a trasmettere le sue conoscenze agli altri, a volte fai le cose in maniera istintiva ed è difficile comunicare il meccanismo per cui arrivi a farle. Quindi questo laboratorio lo sto vivendo cercando di imparare anche io qualcosa. Insieme ai ragazzi che ringrazio per la generosità, la voglia di esprimersi, di ascoltare ed essere ascoltati».

Perché la scelta di lavorare sulle debolezze, come indicato nel titolo del laboratorio?

«Ho pensato fosse una buona occasione quella di lavorare fuori dalla zona confortevole che ogni attore si costruisce con il tempo. Un lavoro che spesso non si riesce a fare perché viene chiesto di toccare sempre gli stessi tasti. Quest’isola mi sembrava il luogo ideale per poter tirare fuori i propri naufragi, in qualche modo. Mi ha ispirato il posto, la situazione, il fatto che avevamo tutto questo tempo per noi. Per mettere a nudo quelli che sono i nostri punti deboli, per saperli padroneggiare».

Anche l’arcipelago fa quindi la sua parte?

«Assolutamente sì. Ci siamo isolati a Caprera, una zattera bellissima, accompagnati dal vento che ci accarezza e scompiglia le idee in maniera gioiosa. È un luogo stimolante».

Nella sua formazione ci sono anche laboratori di recitazione?

«Certo. Ho iniziato con un laboratorio al liceo e poi ho avuto una formazione molto varia. Andavo a cercarmi i maestri: vedevo uno spettacolo e chiedevo se facevano laboratori. Consiglio ai ragazzi di essere curiosi, di mettersi sempre in una situazione di sfida, in discussione. E la forma laboratoriale lo permette. È come un’isola felice in cui provare, sbagliare, sperimentare».

Oggi che è un’attrice affermata su cosa continua a lavorare per migliorarsi?

«Non si smette mai. Ogni esperienza, set, spettacolo si scoprono cose nuove nel rapporto con i registi, la troupe, gli altri attori. L’idea è sempre di crescere, di aggiungere qualcosa alla propria valigia».

La valigia dell’attore. Nome del festival e piccola, grande metafora del vostro lavoro.

«Giovanna (Gravina Volonté, ndc) ha avuto un’intuizione straordinaria puntando su questi laboratori. Ha dato un senso più ampio a questa manifestazione, ha capito che oltre un luogo per vedere film, discutere, incontrare chi fa il cinema, poteva essere anche un momento importante di formazione».

Attenzione alla memoria e alle nuove generazioni.

«Esatto. Nel segno di Gian Maria Volonté che oltre a essere stato un grandissimo interprete è diventato per chi fa questo mestiere anche il simbolo della continua ricerca, del non fermarsi mai, del rigore, dell’idea che l’attore ha un ruolo nella società».

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