Maestri del giallo
“Cold case” a Gosilì per l’esordiente pubblico ministero
Per l’undicesima uscita della collana “Maestri sardi del giallo”, è in edicola con La Nuova Sardegna “Le destinazioni del cielo” di Giampaolo Cassitta, al costo di 7,50 euro più il prezzo del...
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Per l’undicesima uscita della collana “Maestri sardi del giallo”, è in edicola con La Nuova Sardegna “Le destinazioni del cielo” di Giampaolo Cassitta, al costo di 7,50 euro più il prezzo del quotidiano. Il telegramma che da giorni tiene in tasca, in quella parte iniziale di 1985, e che ogni tanto tira fuori e rilegge quasi a volersi sincerare che il contenuto sia lo stesso rispetto all’ultima volta che lo ha aperto, ha consegnato a Claudio Marceddu la notizia tanto attesa: «Si comunica che la S.V. è risultata vincitore di concorso in qualità di Uditore giudiziario in prova. Stop». Insomma, ci sarà da fare l’obbligatorio tirocinio, ma poi il ventottenne algherese potrà diventare un magistrato a tutti gli effetti. A fargli da mentore per l’apprendistato pratico è nientemeno che il procuratore generale di Sassari Gianuario Perra Tassicca, il quale gli affida un incarico «di allenamento» un po’ inusuale, che potrebbe suonare come una provocazione: c’è da seguire i fili di una lettera anonima che chiede si torni su un delitto avvenuto (ma avvenuto realmente, poi?) nei dintorni di Gosilì, centro logudorese di appena 800 anime, nel lontano 1946. Perra Tassicca mette in guardia Claudio: «Prima di amministrare la giustizia occorre conoscere la storia, la gente, i colori e i suoni delle cose. Per quanto sia arida l’applicazione della legge, un magistrato deve saper misurare gli umori e sentire le pulsazioni del cuore. Di qualsiasi cuore. Quello della vittima e quello del carnefice».
L’indagine, continua il procuratore, è come un dipinto, in cui contano tanto i soggetti ritratti quanto i paesaggi di sfondo: «A Oristano o Sassari o Nuoro avrai colori da miscelare che non saranno quelli di Cagliari o di Tempio; in certi luoghi, poi, dovrai usare solo il bianco e nero. Piccoli paesi, piccole miscellanee. Ma non sempre. Devi saper dosare il peso dei silenzi e delle parole non dette, delle occhiate disgiunte, degli attimi che scompaiono e che ricercano diverse soluzioni, centellinare obiezioni, dosare i colori e poi, davanti alla tela devi saper scegliere quale pennello e quale combinazione di tinte dovrai usare e quale miscuglio e quale taglio e quali prospettive». A Claudio la metafora non dispiace, nonostante di queste parole intuisca giusto il minimo necessario, ovvero che a bordo della sua Renault 4 rossa dovrà raggiungere Gosilì, immergersi nel suo contesto e trovare il modo di far parlare i protagonisti della vicenda.
Perché sì, qualcuno, il giovane Mereddu Perris noto Baroneddu, è stato effettivamente ucciso nel 1946, ma c’è ancora da scoprire il perché, e soprattutto chi ha sparato il fatale colpo. Forse il maresciallo Pireddu, fervente fascista, e suo figlio Santino, per punire Mereddu del suo manifesto disinteresse verso il Regime? Forse il servo pastore Vittorinu, poco più che un bambino, nel corso di un gioco finito in tragedia? E se non si può più avere giustizia, essendo trascorso quasi mezzo secolo da quei giorni, si potrà almeno arrivare alla – a una qualche forma di – verità? In occasione dell’uscita di “Le destinazioni del cielo” per Arkadia nel 2014, Cassitta rivelava a Pier Giorgio Pinna, sulle pagine della Nuova, di aver voluto «fare una specie di sintesi su come si può condurre un’inchiesta senza poter ricorrere alle tecnologie più moderne, alle analisi del Dna, alle apparecchiature degli uomini in divisa bianca che oggi tutti noi siamo abituati a vedere sui luoghi del delitto. M’interessava fare capire che svolgere un’indagine è qualcosa di più complesso e articolato. Di fatto, equivale a scavare nell’anima della gente». Centrali, nel romanzo, anche la militanza comunista di Claudio Marceddu, con tutte le ingombranti ricadute sulla quotidianità e sulle relazioni personali, e i capitoli in cui il protagonista, al seguito di Perra Tassicca, sbarca all’Asinara, lì dove incontrerà due giudici ben al di là dell’ordinario: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
L’indagine, continua il procuratore, è come un dipinto, in cui contano tanto i soggetti ritratti quanto i paesaggi di sfondo: «A Oristano o Sassari o Nuoro avrai colori da miscelare che non saranno quelli di Cagliari o di Tempio; in certi luoghi, poi, dovrai usare solo il bianco e nero. Piccoli paesi, piccole miscellanee. Ma non sempre. Devi saper dosare il peso dei silenzi e delle parole non dette, delle occhiate disgiunte, degli attimi che scompaiono e che ricercano diverse soluzioni, centellinare obiezioni, dosare i colori e poi, davanti alla tela devi saper scegliere quale pennello e quale combinazione di tinte dovrai usare e quale miscuglio e quale taglio e quali prospettive». A Claudio la metafora non dispiace, nonostante di queste parole intuisca giusto il minimo necessario, ovvero che a bordo della sua Renault 4 rossa dovrà raggiungere Gosilì, immergersi nel suo contesto e trovare il modo di far parlare i protagonisti della vicenda.
Perché sì, qualcuno, il giovane Mereddu Perris noto Baroneddu, è stato effettivamente ucciso nel 1946, ma c’è ancora da scoprire il perché, e soprattutto chi ha sparato il fatale colpo. Forse il maresciallo Pireddu, fervente fascista, e suo figlio Santino, per punire Mereddu del suo manifesto disinteresse verso il Regime? Forse il servo pastore Vittorinu, poco più che un bambino, nel corso di un gioco finito in tragedia? E se non si può più avere giustizia, essendo trascorso quasi mezzo secolo da quei giorni, si potrà almeno arrivare alla – a una qualche forma di – verità? In occasione dell’uscita di “Le destinazioni del cielo” per Arkadia nel 2014, Cassitta rivelava a Pier Giorgio Pinna, sulle pagine della Nuova, di aver voluto «fare una specie di sintesi su come si può condurre un’inchiesta senza poter ricorrere alle tecnologie più moderne, alle analisi del Dna, alle apparecchiature degli uomini in divisa bianca che oggi tutti noi siamo abituati a vedere sui luoghi del delitto. M’interessava fare capire che svolgere un’indagine è qualcosa di più complesso e articolato. Di fatto, equivale a scavare nell’anima della gente». Centrali, nel romanzo, anche la militanza comunista di Claudio Marceddu, con tutte le ingombranti ricadute sulla quotidianità e sulle relazioni personali, e i capitoli in cui il protagonista, al seguito di Perra Tassicca, sbarca all’Asinara, lì dove incontrerà due giudici ben al di là dell’ordinario: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
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