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E De André rivive in Petra

E De André rivive in Petra

Una voce femminile squillante e suadente come quella di Petra Magoni, fusa con il contrabbasso di Ferruccio Spinetti che la segue passo passo, può restituire alle canzoni l’inconfondibile timbro di...

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Una voce femminile squillante e suadente come quella di Petra Magoni, fusa con il contrabbasso di Ferruccio Spinetti che la segue passo passo, può restituire alle canzoni l’inconfondibile timbro di Fabrizio De André e di conseguenza regalare al pubblico brividi veri. Specie se il concerto sta andando in scena all’Agnata, la tenuta nelle campagne di Tempio Pausania che il cantautore genovese scelse per vivere parte della sua vita.

Con il passare del tempo gli aficionados di Time in Jazz si sono abituati a sentire tributi a Faber di ogni tipo (da Danilo Rea che il primo anno aveva riletto al pianoforte anche “Via del Campo” e “Il Pescatore” in chiave jazz, sino a Daniele Silvestri, che nel 2020 preferì «per rispetto verso l’autore e verso il luogo di culto» proporre soprattutto brani suoi), ma forse nemmeno loro potevano aspettarsi una performance così straordinaria come quella che il duo Musica Nuda – Petra Magoni e Ferruccio Spinetti, appunto – hanno proposto ieri pomeriggio davanti a non più di 500 fortunati (e vaccinati) spettatori che hanno assistito all’ormai tradizionale omaggio a De André, come al solito sold out.

E dire che Dori Ghezzi, che a parte l’anno scorso non ne aveva mai mancato uno, si era anche sentita in dovere di avvertire che stavolta l’esibizione sarebbe stata molto molto speciale proprio per le caratteristiche degli artisti. «Se siete venuti sino a qui con questo caldo infernale – ha detto rivolgendosi al pubblico – vi meritate davvero questo bello spettacolo». Così effettivamente è stato, come si diceva, tanto che il tributo di ieri può tranquillamente passare alla storia del festival come uno dei più riusciti. Merito proprio di Petra e del suo compagno di viaggio, che oltre al talento e alla grande personalità rappresentata sul palco, sono stati capaci di selezionare un repertorio di Faber solitamente poco battuto, fatta eccezione per alcuni classici. Giusto per intendersi, lo show si è aperto con “Ho visto Nina volare”, che Faber dedicò a un suo amore dell’infanzia, Nina Manfieri. conosciuta quando da bambino con i suoi genitori andava nella casa di campagna nell'Astigiano. Ed è proseguito con “Disamistade”, che in sardo significa “faida”. Poi “La canzone dell’amore perduto” («so che qui all’Agnata è la più eseguita», ha detto Petra) e – per passare ai brani che De André mutuò dal collega francese Georges Brassens – “Il Gorilla” («un brano apparentemente leggero, ma che invece pone l’attenzione su temi importanti come la pena di morte e su certe condanne ingiuste», ha sottolineato sempre la cantante in scena) e la bellissima “Morire per delle idee”, contro ogni forma di fondamentalismo ideologico.

Per il duo Musica Nuda, applausi meritati alla grande. Come quando a loro si è unito Paolo Fresu con il suo flicorno ed è partito il brano “Preghiera in gennaio”, scritta nel 1967 la notte prima del funerale di Luigi Tenco, che di Faber fu buon amico e compagno di bevute. Probabilmente, in mezzo a tanta bellezza di esecuzioni, quella più emozionante. Petra, occhi chiari e zigomi alti come quelli di un gatto, è riuscita a stregare tutti con la sua energia, arrivando ad aggiungere alla scaletta anche “Girotondo”, probabilmente la canzone più pacifista di De Andreé insieme alla “Guerra di Piero”, e a terminare la sua performance con una versione incredibile di “Bocca di Rosa”. Nel bis c’è spazio per “Roxanne” dei Police, anch’essa su una prostituta.

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