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FERTILIA 

In cerca del filo della memoria

In cerca del filo della memoria

Il piccolo Ecomuseo Egea di Fertilia invece di offrire il brivido di trovarsi davanti a una preziosa opera d’arte invita ad un altrettanto profonda esperienza: quella della memoria condivisa, in...

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Il piccolo Ecomuseo Egea di Fertilia invece di offrire il brivido di trovarsi davanti a una preziosa opera d’arte invita ad un altrettanto profonda esperienza: quella della memoria condivisa, in questo caso i ricordi dell’esodo italiano dalla Venezia Giulia e dalla Dalmazia dopo la guerra e la volontà di quella gente in fuga di ricostruire una nuova vita nella lontana Sardegna.

«La solidarietà, l’accoglienza e l’integrazione sono i valori fondanti della comunità di Fertilia – spiega Mauro Manca, uno dei responsabili del museo – sono questi i valori che hanno permesso di costruire un futuro pacifico a esuli che arrivavano da tanti luoghi».

La storia ha portato Fertilia da borgo di pescatori e agricoltori fino a meta di turismo fin dagli anni ’60. Oggi anche l’Ecomuseo Egea è diventato tappa di una visita particolare, tantissimi ospiti della Riviera del Corallo, in arrivo dai luoghi più disparati del mondo hanno avuto, in questi giorni, la possibilità di riallacciare il filo della memoria delle loro vite personali e di quelle di parenti e amici. Tragitti di persone schiacciate nel crudele ingranaggio della guerra, costretti nel recinto ottuso dei vincitori e dei vinti. L’idea dei curatori è stata quella di rendere tangibile il percorso di quei destini costruendo una grande cartina dove i visitatori possono realmente annodare un filo di lana cremisi dalle regioni del confine nord est del Paese, teatro di guerra e crudeltà che hanno coinvolto le popolazioni civili, fino al porto di arrivo nella baia di Alghero.

Fertilia, la città voluta dal fascismo per bonificare l’area paludosa e ospitare i coloni che arrivavano dal Ferrarese e abbandonata per l’avanzare della guerra, fu la terra promessa degli esuli che arrivarono alla fine degli anni ’40 dopo essere stati smistati nei campi profughi della penisola.

In queste settimane in tanti hanno preso quel filo e, dal paese di origine delle loro famiglie della Venezia Giulia e della Dalmazia, lo hanno portato fino a Fertilia. Spesso il tragitto non è lineare, passa attraverso l’Italia, prosegue fino al continente Americano, Usa e Argentina, si spinge fino all’Australia. Ricordando i tanti viaggi della speranza di quelle persone che ebbero il coraggio di ricominciare «e la lezione – aggiunge Manca – di accoglienza e generosità di cui, in questi anni, tutti noi abbiamo davvero bisogno».

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