TIME IN JAZZ
Con Andy Sheppard il mood sofisticato che lega due continenti
Un sound senza sconti, note limpide e atmosfere quasi oniriche hanno riempito, ieri sera, piazza del Popolo a Berchidda. Sul palco il sassofonista inglese Andy Sheppard che ha sostituito, nel...
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Un sound senza sconti, note limpide e atmosfere quasi oniriche hanno riempito, ieri sera, piazza del Popolo a Berchidda. Sul palco il sassofonista inglese Andy Sheppard che ha sostituito, nel cartellone del festival “Time in jazz”, il trombettista Avishai Coen. Una scelta, quella degli organizzatori, che non ha fatto rimpiangere l’assenza dell’artista israeliano. Sheppard, in quartetto con Eivind Aarset alla chitarra, Michel Benita al contrabbasso e Patryk Dobosz alla batteria, ha trasportato gli spettatori in un viaggio musicale variegato come stili e come luoghi (dagli Usa all’Europa). Facendo riferimento al suo primo amore John Coltrane, di sicuro, ma senza rinunciare ai tratti di originalità che contraddistinguono la sua splendida carriera. Tra i brani eseguiti molti tratti dal suo ultimo album “Life Goes On”, ma anche la rivisitazione di “I Want To Vanish” di Elvis Costello e, per finire in bellezza, l’esecuzione di “And I Love Her” dei Beatles.
La giornata ieri era cominciata al mattino con due concerti fuori Berchidda che hanno avuto luogo in mezzo a paesaggi particolari. Il primo si è svolto a Bortigiadas, nel pieno della Gallura più autentica, con una quinta eccezionale, la chiesa della Santissima Trinità. Protagonista la violoncellista irlandese Naomi Berril. Le sue note dal sapore celtico hanno guidato il pubblico in un percorso ideale tra isole e l’effetto è stato davvero intrigante. La polistrumentista ha all’attivo collaborazioni in ambito classico (con Michael Nyman, Giovanni Sollima, Mario Brunello e i 100 Cellos), jazz (Simone Graziano, Alessandro Lanzoni) e contemporaneo (AlterEgo, Time Machine Ensemble). Agli spettatori di casa nostra ha offerto la sua “Suite Sardegna”.
Dalla mattina, che comprendeva il concerto di Francesco Diodati all’aeroporto di Olbia, ci si è spostati nel pomeriggio a Buddusò dove si è tenuto uno dei concerti “chicca” di “Time in jazz”: nei pressi della Chiesa di Santa Reparata Gianluca Petrella al trombone e Pasquale Mirra al vibrafono hanno dato vita a un gioco di equilibri tra melodia, ritmo, armonia ed elettronica, sempre all’insegna della sperimentazione. Sullo sfondo tanta Africa, tra echi etno-jazz, afrobeat e ritmi incalzanti. Il pubblico presente si è fatto trascinare da Petrella che lo ha coinvolto in un’esperienza esaltante. Il duo ha appena firmato l’album “Correspondence”, pubblicato dall’etichetta Tuk Music.
Ma il festival ideato da Paolo Fresu ieri ha riservato al suo pubblico un incontro del tutto particolare. A Sa Casara, l’ex caseificio nell’ambito di “Time to read” si è svolta una piacevole conversazione con quello che Fresu ha definito il suo principale punto di riferimento musicale e grande maestro Bruno Tommaso. Il contrabbassista e direttore d’orchestra ha parlato del suo libro, di cui è coautore con Alfredo Gasponi: “La scuola che sognavo. La musica come bene comune, il jazz come dialogo”. Rispondendo alla musicista Sonia Peana e a Fresu, Tommaso ha illustrato la diffusione e l’insegnamento della musica dal suo autorevole e particolare punto di vista: «L’orchestra è la formazione più “democratica” perché dà la possibilità a tanti musicisti di suonare. Come diceva Roosevelt, lavorare tutti, lavorare meno”. Esigenza ancora più sentita in questi anni di pandemia e crisi economica per tutti gli artisti». La giornata si è conclusa con l’appuntamento serale di “Time After Time”: l’ospite del quartetto del batterista Nanni Gaias era il bassista e compositore Gavino Riva, che ha presentato il suo nuovo album “Le mappe del Cielo”.
La giornata ieri era cominciata al mattino con due concerti fuori Berchidda che hanno avuto luogo in mezzo a paesaggi particolari. Il primo si è svolto a Bortigiadas, nel pieno della Gallura più autentica, con una quinta eccezionale, la chiesa della Santissima Trinità. Protagonista la violoncellista irlandese Naomi Berril. Le sue note dal sapore celtico hanno guidato il pubblico in un percorso ideale tra isole e l’effetto è stato davvero intrigante. La polistrumentista ha all’attivo collaborazioni in ambito classico (con Michael Nyman, Giovanni Sollima, Mario Brunello e i 100 Cellos), jazz (Simone Graziano, Alessandro Lanzoni) e contemporaneo (AlterEgo, Time Machine Ensemble). Agli spettatori di casa nostra ha offerto la sua “Suite Sardegna”.
Dalla mattina, che comprendeva il concerto di Francesco Diodati all’aeroporto di Olbia, ci si è spostati nel pomeriggio a Buddusò dove si è tenuto uno dei concerti “chicca” di “Time in jazz”: nei pressi della Chiesa di Santa Reparata Gianluca Petrella al trombone e Pasquale Mirra al vibrafono hanno dato vita a un gioco di equilibri tra melodia, ritmo, armonia ed elettronica, sempre all’insegna della sperimentazione. Sullo sfondo tanta Africa, tra echi etno-jazz, afrobeat e ritmi incalzanti. Il pubblico presente si è fatto trascinare da Petrella che lo ha coinvolto in un’esperienza esaltante. Il duo ha appena firmato l’album “Correspondence”, pubblicato dall’etichetta Tuk Music.
Ma il festival ideato da Paolo Fresu ieri ha riservato al suo pubblico un incontro del tutto particolare. A Sa Casara, l’ex caseificio nell’ambito di “Time to read” si è svolta una piacevole conversazione con quello che Fresu ha definito il suo principale punto di riferimento musicale e grande maestro Bruno Tommaso. Il contrabbassista e direttore d’orchestra ha parlato del suo libro, di cui è coautore con Alfredo Gasponi: “La scuola che sognavo. La musica come bene comune, il jazz come dialogo”. Rispondendo alla musicista Sonia Peana e a Fresu, Tommaso ha illustrato la diffusione e l’insegnamento della musica dal suo autorevole e particolare punto di vista: «L’orchestra è la formazione più “democratica” perché dà la possibilità a tanti musicisti di suonare. Come diceva Roosevelt, lavorare tutti, lavorare meno”. Esigenza ancora più sentita in questi anni di pandemia e crisi economica per tutti gli artisti». La giornata si è conclusa con l’appuntamento serale di “Time After Time”: l’ospite del quartetto del batterista Nanni Gaias era il bassista e compositore Gavino Riva, che ha presentato il suo nuovo album “Le mappe del Cielo”.
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