ULASSAI
Nuovo spazio per l’arte Maria Lai e i 40 anni di Legarsi alla montagna
Le pareti bianche e scabre del Camuc, il nuovo spazio museale di Ulassai ricavato da un edificio storico grazie ad un’accurata riqualificazione, accolgono le testimonianze del percorso che hanno...
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Le pareti bianche e scabre del Camuc, il nuovo spazio museale di Ulassai ricavato da un edificio storico grazie ad un’accurata riqualificazione, accolgono le testimonianze del percorso che hanno consegnato Maria Lai all’arte universale. Per inaugurare il museo, un tempo Casa Cannas ora spazio espositivo che gioca sulla riqualificazione funzionale, la ondazione “La stazione dell’arte” ha allestito la mostra “Di terra e di cielo” che celebra “Legarsi alla montagna”, il capolavoro con il quale, 40anni fa, Maria Lai, si fece interprete della prima opera di arte relazionale.
«Manifestazione si chiamava allora, il termine arrivò anni dopo» racconta un emozionato Romano Cannas, il giornalista Rai che documentò con un breve servizio per il tg regionale e con un approfondimento di 5 minuti per “Cronache italiane” l’epica impresa dell’artista, capace di convincere la sua gente, dapprima riottosa e poi via via sempre più convinta a legare le case del paese tra loro e alla montagna incombente con un nastro celeste, simbolo di salvezza, preso in prestito da un’antica leggenda del luogo.
Quel capolavoro rivive nella mostra inaugurata ieri e curata da Davide Mariani, direttore del museo “La stazione dell’arte”, considerato da une delle più accreditate riviste d’arte tra i 10 migliori direttori under 40 anni. “Di terra e di cielo” si articola in due percorsi espositivi: uno si sviluppa dentro gli spazi del Camuc e l’altro all’esterno, tra le vie del centro storico, riunendo oltre cento tra opere autografe, foto, video, bozzetti e nuove acquisizioni, queste ultime frutto di recenti donazioni effettuate dai nipoti dell’artista alla Fondazione. All’interno del nuovo spazio acquisito dal Comune 25 anni fa e ristrutturato dallo studio LaiB alcune opere più significative: dal nastro celeste in ceramica alle geografie. «Nella prima sezione tematica viene proposto un approfondimento sui temi e sull’opera “Legarsi alla montagna” con una serie di bozzetti e modelli che ne mostrano la genesi, così come i riferimenti concettuali – sottolinea Mariani –. Al primo piano del museo viene invece dato spazio alla progettualità dell’artista, che si concretizza scrutando, di volta in volta, il paesaggio “da vicinissimo e da lontanissimo” come in un viaggio che parte dal microcosmo di Ulassai e arriva al macrocosmo delle sue geografie».
L’esposizione si chiude con uno spaccato sulla dimensione più intima dell’artista attraverso la messa in scena di alcune opere e oggetti personali. Una selezione di fotografie inedite della sua casa-studio rievoca, infine, l’atmosfera creativa che ha caratterizzato l’atelier in cui Maria Lai ha operato negli ultimi trent’anni della sua vita. C’è poi il percorso esterno: fotografie in buona parte inedite che raccontano il brulicare di emozioni che quel lontano 8 settembre animò il borgo ogliastrino. Fino a questo momento quelle più note al grande pubblico sono state quelle scattate da Piero Berengo Gardin. Ora invece accanto a quelli scatti ci sono le immagini realizzate da Virgilio Lai che con quelle di Berengo Gardin, per la prima volta esposte en plein air per le vie del paese, arricchiscono l’itinerario del museo a cielo aperto “Maria Lai”, recentemente dichiarato sito di interesse culturale dal ministero dei Beni culturali. «Si tratta di testimonianze – sottolinea Gianluigi Serra, sindaco di Ulassai e presidente della Fondazione – che accrescono il ricordo di un’azione incredibilmente all’avanguardia, che ancora oggi risuona nella mente di chi vi ha partecipato». Tra i primi c’è zio Vittorio che si lascia andare ai ricordi: «Quel giorno – racconta – ho partecipato ad una giornata indimenticabile».
«Manifestazione si chiamava allora, il termine arrivò anni dopo» racconta un emozionato Romano Cannas, il giornalista Rai che documentò con un breve servizio per il tg regionale e con un approfondimento di 5 minuti per “Cronache italiane” l’epica impresa dell’artista, capace di convincere la sua gente, dapprima riottosa e poi via via sempre più convinta a legare le case del paese tra loro e alla montagna incombente con un nastro celeste, simbolo di salvezza, preso in prestito da un’antica leggenda del luogo.
Quel capolavoro rivive nella mostra inaugurata ieri e curata da Davide Mariani, direttore del museo “La stazione dell’arte”, considerato da une delle più accreditate riviste d’arte tra i 10 migliori direttori under 40 anni. “Di terra e di cielo” si articola in due percorsi espositivi: uno si sviluppa dentro gli spazi del Camuc e l’altro all’esterno, tra le vie del centro storico, riunendo oltre cento tra opere autografe, foto, video, bozzetti e nuove acquisizioni, queste ultime frutto di recenti donazioni effettuate dai nipoti dell’artista alla Fondazione. All’interno del nuovo spazio acquisito dal Comune 25 anni fa e ristrutturato dallo studio LaiB alcune opere più significative: dal nastro celeste in ceramica alle geografie. «Nella prima sezione tematica viene proposto un approfondimento sui temi e sull’opera “Legarsi alla montagna” con una serie di bozzetti e modelli che ne mostrano la genesi, così come i riferimenti concettuali – sottolinea Mariani –. Al primo piano del museo viene invece dato spazio alla progettualità dell’artista, che si concretizza scrutando, di volta in volta, il paesaggio “da vicinissimo e da lontanissimo” come in un viaggio che parte dal microcosmo di Ulassai e arriva al macrocosmo delle sue geografie».
L’esposizione si chiude con uno spaccato sulla dimensione più intima dell’artista attraverso la messa in scena di alcune opere e oggetti personali. Una selezione di fotografie inedite della sua casa-studio rievoca, infine, l’atmosfera creativa che ha caratterizzato l’atelier in cui Maria Lai ha operato negli ultimi trent’anni della sua vita. C’è poi il percorso esterno: fotografie in buona parte inedite che raccontano il brulicare di emozioni che quel lontano 8 settembre animò il borgo ogliastrino. Fino a questo momento quelle più note al grande pubblico sono state quelle scattate da Piero Berengo Gardin. Ora invece accanto a quelli scatti ci sono le immagini realizzate da Virgilio Lai che con quelle di Berengo Gardin, per la prima volta esposte en plein air per le vie del paese, arricchiscono l’itinerario del museo a cielo aperto “Maria Lai”, recentemente dichiarato sito di interesse culturale dal ministero dei Beni culturali. «Si tratta di testimonianze – sottolinea Gianluigi Serra, sindaco di Ulassai e presidente della Fondazione – che accrescono il ricordo di un’azione incredibilmente all’avanguardia, che ancora oggi risuona nella mente di chi vi ha partecipato». Tra i primi c’è zio Vittorio che si lascia andare ai ricordi: «Quel giorno – racconta – ho partecipato ad una giornata indimenticabile».
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