Le foto di Francesco Cito Uno sguardo ampio per raccontare il mondo

Sarà Francesco Cito a inaugurare quest’anno la sezione dedicata alla fotografia del “Festival Internazionale Isole che Parlano” diretto da Paolo e Nanni Angeli. Il lavoro di uno dei più interessanti...

Sarà Francesco Cito a inaugurare quest’anno la sezione dedicata alla fotografia del “Festival Internazionale Isole che Parlano” diretto da Paolo e Nanni Angeli. Il lavoro di uno dei più interessanti fotoreporter italiani – qualità certificata a livello internazionale con due premi del World Press Photo e in patria con il titolo “Maestro della fotografia italiana” dato dalla Fiaf – sarà inaugurata a Palau nel Centro di Documentazione del territorio giovedì 9 settembre e resterà aperta al pubblico fino al 9 di ottobre.

La mostra ospitata da Isole che Parlano rende conto di un progetto originale dal titolo “Wide Gaze” (Un ampio sguardo). Titolo anche del documentario del 2014 di Guido Pappadà dedicato al lavoro di Cito. Oltre settanta immagini che rappresentano un’interessante selezione di un percorso lungo trent’anni, dal 1978 al 2009, del fotografo napoletano. Un’esposizione che festeggia il ritorno di Francesco Cito al Festival di Palau a distanza di quattordici anni dalla sua mostra “Frammenti di Guerra” e che propone tre titoli importanti nella carriera del fotografo: Coma, Palio di Siena e Sardegna.

Si inizia con i lavori del 1978 e 1979, la Gran Bretagna della Tacher tra i minatori del Galles e i punk di Londra. Con diverse immagini a colori, scelta fondamentale anche per raccontare il sangue della mattanza di tonni a Favignana e del miracolo del sangue di San Gennaro. Qui gli occhi di Cito si posano sulla sua città: la Napoli a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta, raccontata con affetto ironico attraverso i suoi i matrimoni (lavoro che nel 1995 raccoglie il premio Day in the Life del World Press Photo). La città oscura della criminalità organizzata e delle corse clandestine di cavalli a Scampia.

La rassegna di Palau non può, ovviamente, prescindere dai foto reportage intorno al mondo di Francesco Cito, che la sua città di origine l’ha lasciata da giovanissimo per Londra dove è cresciuto e ha scoperto la fotografia e cominciato a lavorare con testate come Sunday Time Magazine, Observer Magazine, Stern, Zeit Magazine, Paris Match, Life, oltre per i settimanali italiani dell’epoca d’oro del reportage come Epoca, Panorama, Europeo ed Espresso.

«In mostra i teatri di guerra che Cito ha documentato in prima linea per vari decenni rischiando spesso la vita – anticipano nella presentazione gli organizzatori del festival – dall’Afghanistan (1980) con i ritratti di guerriglieri, alla guerra del Libano. Si passa quindi a uno dei temi che Francesco ha seguito, nel tempo, con particolare dedizione e trasporto, il conflitto e la questione palestinese, presente con tre scatti (1986, 1988 e 2002), e poi ancora a un soldato irakeno morto sulla strada per Bassora e i pozzi petroliferi in fiamme nella guerra del Golfo».

Di particolare interesse la serie “Coma” (dal 1990 al 2008) «un reportage affatto spettacolare di rara intensità umana, in cui Cito – spiegano ancora gli organizzatori –, come sempre senza pietismo, fotografa e racconta questi giovani e le loro famiglie in un dramma troppo poco conosciuto».

Non manca, naturalmente, la Sardegna. Terra esplorata con sincero interesse da Francesco Cito che nell’isola ha numerosi amici ed stato il mentore ed esempio per un’intera generazione di fotografi. Immagini in bianco e nero dell’isola interna, con i riti del carnevale arcaico e le feste religiose. Tutto raccontato senza enfasi e inutili estetismi. Giovedì 9 settembre l’apertura della mostra (3 turni di 30 minuti a partire dalle 21 in presenza del fotografo) e alle 22,30 con riflessioni sull’etica di un mestiere con un incontro che si terrà all’Arena Effetto Notte di Palau.

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