La Nuova Sardegna

Memorie sassaresi di Manlio Brigaglia, dialogo aperto con un maestro

Memorie sassaresi di Manlio Brigaglia, dialogo aperto con un maestro

In un libro della casa editrice Mediando una selezione dei pezzi scritti per la popolare rubrica pubblicata per anni sulla Nuova Sardegna

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È stata una serata intensa e molto partecipata, ricca di spunti e aneddoti e sublimata da quella leggera autoironia che Manlio Brigaglia avrebbe certamente gradito. La presentazione delle sue “Memorie sassaresi”, edite da Mediando, a Sassari al Polo Tecnico De Villa è stata un’occasione per avere una visione di insieme e con essa percepire la compiutezza letteraria di un lavoro centellinato, articolo per articolo, sulla celebre e popolare rubrica della Nuova Sardegna, per quasi venticinque anni. Di fronte a un pubblico numeroso, Cosimo Filigheddu e Salvatore Tola anno narrato vicende, fatti e situazioni curiose, talvolta inedite, riguardo al loro rapporto con il “professore” e alla nascita di una rubrica che sarebbe divenuta fortunatissima. E questo grazie soprattutto alla fluidità della scrittura e all’utilizzo di un linguaggio accattivante e accessibile, che non disdegnava di impreziosirsi con modulazioni espressive squisitamente dialettali. In quella scrittura dall’aspetto parlato, ma finemente pensata, c’era un po’ l’anima di Sassari.

La presentazione è stata organizzata da “Koinè Ubik Libreria Internazionale” e la casa editrice Mediando all’interno della cornice di Sassari Estate. A circa tre anni dalla scomparsa, la pubblicazione del volume inaugura un ciclo di ricordi che la città dedicherà allo stimato docente che – come ha sottolineato l’editrice Simonetta Castia nell’intervento introduttivo – «rappresenta una testimonianza indissolubile per la storia della Sardegna, uno degli intellettuali maggiori che l’isola abbia espresso, uno dei più celebri e affettuosi testimoni della città, dei suoi costumi e della sassareseria, pur da “accudiddu”». «Ce ne fossero di accudiddi così», ha rimarcato il sindaco Nanni Campus durante i saluti istituzionali, annunciando pubblicamente l’intitolazione a Manlio Brigaglia della Sala conferenze dell’Archivio storico comunale dedicato a “Enrico Costa”.

Le “Memorie sassaresi” nacquero nel 1994 su iniziativa di Cosimo Filigheddu, allora caporedattore della Nuova, a tre anni dalla morte di Aldo Cesaraccio e dalla sospensione della rubrica “Al Caffè”: «A Brigaglia piacque subito l’idea e accettò – ha spiegato Filigheddu – ma modificò il titolo e rivoltò il progetto come un calzino. Alla fine la mia invenzione divenne tutta farina del suo sacco, ma era infinitamente più bella”. Rispetto al tratto più impegnato di Cesaraccio, la penna di Brigaglia sentiva più la vocazione della funzione civile, per rievocare memorie che talvolta erano strettamente personali e in altri casi riprese dalle sue infinite letture. O spesso “segnalate dalla fidata rete di informatori che – come ha ricordato Salvatore Tola – lui era sempre pronto a citare affettuosamente, al di là dei loro meriti”.

«Manlio – scrive il giornalista Costantino Cossu nella prefazione al volume – ha conservato sino all’ultimo il gusto delle cose, la curiosità verso gli aspetti più vari e contraddittori della realtà storica e sociale. Il giornalismo era uno degli strumenti attraverso i quali appagava questa sua sete di realtà. Sapeva bene che i giornali sono anche una merce. Era perfettamente consapevole di quanto le logiche di mercato pesino nella fattura di un quotidiano. E certamente non ignorava il fatto che alle ferree leggi del business si abbinino sempre condizionamenti legati a poteri di varia natura, economico-finanziari e politici in prima istanza. Ma Brigaglia aveva fiducia nelle persone. Aveva fiducia nei giornalisti. Pensava che, alla fine, erano il rigore intellettuale e la correttezza professionale a essere decisivi nella fattura di un quotidiano e che le persone una per una, i giornalisti, e le redazioni tutte intere potessero avere coraggio e determinazione sufficienti a vincere i condizionamenti negativi e svolgere così, in maniera credibile, il ruolo di lettura critica dei fatti e di mediazione cui il giornalismo è chiamato. Fiducia ben riposta? Converrà, questa domanda, lasciarla sospesa».

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