Massimo Ranieri: «Io, operaio dello spettacolo»
Il grande artista napoletano in concerto il 7 settembre alla Maddalena e il 9 a Cagliari
Sogno e son desto. Massimo Ranieri non poteva dare altro nome allo show in cui racconta la sua vita. Perché la sua carriera è un bellissimo sogno che si è realizzato. O forse anche di più. Perché quel ragazzino che a 13 anni lasciò l’Italia per il suo primo tour in America al seguito di Sergio Bruni forse mai avrebbe immaginato di lasciare un segno così importante nella musica italiana, di vincere un giorno Sanremo, di fare cinema con Bolognini, Yul Brinner, Kirk Douglas e teatro con De Sica e Strehler, di condurre il varietà della Lotteria. E di essere qui 57 anni dopo a raccontare la sua carriera attraverso vecchi e nuovi successi. Dopo oltre 500 repliche lo spettacolo di Massimo Ranieri - appunto “Sogno e son desto” - sbarca in Sardegna. Il grande artista napoletano sarà il 7 settembre alla Maddalena al campo sportivo Socci - organizza l’associazione S’abba e sa pedra in collaborazione con il Comune - mentre il 9 farà il bis a Cagliari all’Arena spettacoli di Piazza Nazzari, evento che porta la firma di Sardegna concerti. Altre due tappe del meraviglioso viaggio di Massimo Ranieri insieme al suo pubblico che lo segue da così tanto tempo.
La formula dello spettacolo resta immutata, con Ranieri interprete dei suoi grandi successi musicali, sempre attore e narratore, ma non mancheranno le sorprese.
Quasi sessant’anni di carriera tra musica, tv, cinema e teatro: qual è il segreto di Massimo Ranieri?
«Non ci sono segreti perché Massimo Ranieri e Giovanni Calone sono sempre rimasti la stessa persona come uomo e come artista. Anzi come amo definirmi: operaio dello spettacolo. Non è cambiato niente dentro di me perché quello che conta è avere sempre l'entusiasmo e la gioia di stupire e vedere il pubblico felice ai miei spettacoli».
Quando ripensa a quel bambino che “canta perché non sa nuotare” - dal titolo del suo libro - cosa prova?
«Provo solo gioia perché in fondo dentro di me c'è sempre quel bambino che non sapeva nuotare e che se non cantava veniva gettato in acqua. Da tutti questi anni passati ho sempre cercato di dare il meglio di me e mi ritengo fortunato perché faccio un lavoro che amo e che era il mio sogno da ragazzino».
“Sogno e son desto” è uno show in cui ripercorre la sua vita: se dovesse scegliere i tre momenti più belli della sua carriera quali indicherebbe?
«Di momenti ce ne sono molti più di tre. Comunque uno è sicuramente la vittoria al Cantagiro con “Rose rosse”. Poi un’altra vittoria, questa volta a Canzonissima, con “Vent'anni” perché il 1971 era l'anno del mio ventesimo compleanno. Il terzo ma non ultimo - non ci sono dubbi - è il film “Metello” che è stato il mio debutto al cinema con la regia di Mauro Bolognini e grazie al quale ho vinto il David di Donatello».
Fra pochi giorni sarà in Sardegna: il 7 settembre alla Maddalena e il 9 a Cagliari.
«Confesso che è la prima volta che vado alla Maddalena e tutti mi dicono cose meravigliose: è come se l'avessi già vista. Ma non vedo l'ora di essere lì per ammirarla da vicino».
Cosa si deve aspettare il pubblico?
«Posso dire che “Sogno e son desto” continua ad avere successo da cinque anni e confermo che ci sono brani tratti dal mio ultimo album come “Mia ragione” arrangiati da quel grande musicista che è Gino Vannelli. Due inediti e gli altri sono brani che erano in Lp pubblicati negli anni Settanta, ma meno conosciuti o forse un po’ trascurati. Ora con l'arrangiamento superbo di Gino Vannelli sono di nuovo vivi e attuali».
“Qui e adesso” è il titolo del suo ultimo album - nonché dello show di Rai 3 con cui è tornato in tv - ma sembra anche un monito a vivere il presente, anche alla luce del momento difficile che stiamo affrontando: qual è stata la sua reazione alla pandemia?
«Purtroppo il lungo periodo della pandemia l'ho passato come tutti e quindi a casa a leggere, vedere film e progettare per il futuro ma è stato terribile essere lontano dal pubblico. Ora finalmente sono tornato e sono veramente felice perché il vaccino ci sta aiutando molto al ritorno alla normalità».
Quest’anno l’Italia ha perso Milva e Raffaella Carrà: che ricordo ha di queste due artiste con cui ha avuto la fortuna di lavorare?
«L'aggettivo stesso lo dice: due grandi artiste. Ho avuto il piacere di lavorare con loro e ne porto un ricordo bellissimo. Milva e Raffaella ci mancheranno molto»
In una intervista alla Nuova Ornella Vanoni alla domanda se rifarebbe Sanremo ha detto: “neanche morta”. Se Amadeus le proponesse un ritorno all’Ariston?
«Sanremo è sempre una manifestazione importante e affascinante e devo molto a questo festival perché mi ha dato la vittoria nel 1988 con “Perdere l'amore”. Perché dire di no?».
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