Ivan Cotroneo: «Amo raccontare attraverso le canzoni e sogno un musical»
A Creuza de Mà “La compagnia del Cigno” diretta dal regista. «Basta distinzioni tra cinema e tv. Lo dico da quando vidi Twin Peaks»
Tra cinema e televisione ormai gli steccati non esistono più. E anche i più importanti festival hanno aperto le porte alle opere destinate al piccolo schermo. L’ultimo esempio arriva da Carloforte, dal Creuza de Mà, il festival che da 15 anni indaga sul legame tra il cinema e la musica, che quest’anno ha voluto dare grande spazio alle serie tv, sempre dal punto di vista delle musiche. Tra le opere proiettate anche “La compagnia del Cigno”, la serie di successo diretta Ivan Cotroneo, andata in onda per due stagioni su Rai 1.
Cotroneo, nelle sue opere la musica ha sempre un ruolo da protagonista. Da cosa nasce questa caratteristica?
«Nella mia formazione da cinefilo sono cresciuto con i musical. Da “West side story” in poi ho sempre pensato alla musica come elemento narrativo e non come semplice accompagnamento delle scene. La musica è proprio una parte del racconto, mi piace raccontare con la musica anziché con le parole. Già nella sceneggiatura indico i pezzi su cui girerò o concordo le musiche con i compositori. Come è accaduto con il maestro Gabriele Roberto per la “Compagnia”».
Per tre stagioni è stato lo sceneggiatore di “Tutti pazzi per amore”, in cui i protagonisti cantavano e ballavano. Fu un’idea rivoluzionaria.
«Sì, è stata una piccola rivoluzione. Primo perché eravamo su Rai 1, poi perché era un family in prima serata. Ho creato alcuni innesti non ancora sperimentati, come le immaginazioni, i sogni, le riscritture della realtà. E questo anche con momenti musicali, tutti già pensati in sceneggiatura, per esprimere soprattutto momenti di felicità, ma anche qualcuno di disperazione. Con Monica Rametta abbiamo deciso di usare un numero musicale a puntata per raccontare un sentimento. L’idea è sempre quella di utilizzare la musica nel contesto della commedia senza per forza fare un musical».
È stato difficile trasformare gli attori in cantanti e ballerini?
«All’inizio c’era il timore che potesse apparire una cosa ridicola, ma con il passare del tempo ho incontrato sempre maggiore volontà di farlo. Nella “Compagnia” i ragazzi sono tutti musicisti con formazione classica, ma hanno cantato e ballato su canzoni pop. Sempre con entusiasmo. Hildegard De Stefano canta Miley Cyrus mentre immagina di distruggere la scuola, ma prima di girare non sapeva neanche chi fosse».
Nel suo secondo film, “Un bacio”, alla musica ha unito le coreografie di Luca Tommassini. Un quasi musical?
«È un film drammatico in cui le parti gioiose sono raccontate con momenti musicali. Tra l’altro, per “Un bacio” non ho voluto un compositore, ma ho creato una playlist. I pezzi del film sono la mia colonna sonora ideale. E da quel film è venuta fuori la collaborazione con Mika».
Arriviamo alla Compagnia del Cigno, che racconta le vicende di un Conservatorio e i protagonisti sono musicisti. Com’è riuscito a trasformarli in attori?
«È stato appassionante. Sono molto contento del risultato. Ho cercato direttamente nei conservatori. I ragazzi non dovevano fare finta di suonare, dovevano essere veri musicisti. Dei 7 protagonisti 5 non avevano mai fatto un provino. I ragazzi del conservatorio hanno caratteristiche particolari: stanno sul palco da piccoli e non si imbarazzano, hanno musicalità, sono abituati ad ascoltare i loro maestri. Così hanno fatto con me».
Perché in Italia il musical fa fatica ad affermarsi?
«Non c’è una grande tradizione, ma seguo con interesse alcuni tentativi. Come “Un’avventura” di Marco Danieli. Mi piacerebbe realizzarne uno».
Creuza de Mà apre alle serie tv: addio steccati con il cinema?
«Io penso di sì e non posso che esserne contento. Io scrivo per la tv da quando era considerata di serie B. Ma già quando trent’anni fa vidi “Twin peaks” di David Lynch capii che si poteva fare narrazione audiovisiva di altissima qualità anche in tv. Finalmente tutto questo si è sviluppato in maniera potente».
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